Tempo di lettura: 4 minuti

Se, come asseriva il filosofo Martin Heiddeger (1889–1976),il linguaggio è la casa dell’essere”, la voce è il mezzo per darne una viva espressione, strutturando, verbalmente, quella metaforica dimora identitaria dove “abita l’uomo”.

Anche in relazione a questa preminente quintessenza, a ritratto di una logica e vitale appartenenza, la logopedia assurge a conoscenza strategica per una terapia riabilitativa perchè i disturbi del linguaggio abbiano, rispettivamente, quella possibile opportunità funzionale a favorire, alla persona, una migliore e, spesso, restituita, rispetto a prima, qualità di vita.

Pare che i diversi approcci riabilitativi di questa branca interdisciplinare della medicina possano contemplare anche l’interpretazione operativa di un metodo pure enunciato nel titolo di una specifica pubblicazione divulgativa, secondo quella sintesi significativa che si rivela già espressa in un chiaro enunciato di copertina: “L’umorismo in logopedia – Un percorso per comprendere e parlare meglio”.

libro_umorismo_logopediaDalle rispettive scuole del sapere che, attraverso i suoi referenti, evocano il consolidarsi formativo di esperienze diverse, questo libro materializza per la “Franco Angeli”, il lavoro promosso e curato dalla logopedista Eleonora Carravieri, unitamente a Francesca Strazzer ed a Chiara Ronchi, specialiste analogamente qualificate per l’esercizio della logopedia nei propri rispettivi ambiti di pertinenza che conformano, a questa disciplina riabilitativa, una ramificata e plurale consistenza, con esponenti che, anche da diverse parti del mondo, perseguono ruoli settoriali di tale eccellenza, come, fra altri esempi, la logopedista Elena Gantea che, a Brescia, riconduce alla lontana Moldavia la propria provenienza e, ad un perdurante impegno in Italia, sia il prosieguo di una continua formazione che l’affermarsi di una pluriennale esperienza.

Come accade in ogni dove organizzato, l’individuo, quale “progetto gettato nel mondo”, è sollecitato all’interazione con i propri simili, attraverso una diversificazione comunicativa dove il linguaggio ha una propria funzione decisiva, riconosciuta in una peculiare corrispondenza esclusiva, appurata pure nella centralità dello sviluppo formativo dell’età evolutiva.

Qui, la strategia logopedica sfodera una peculiare inventiva, nell’intelligente focalizzazione di una risorsa aggiuntiva, rispetto ai tradizionali canoni della propria invalsa riabilitazione perseguita dove, alla conferma dei concetti cardine d’intervento, si accompagna pure la messa a fuoco di un brioso piano d’azione, ispirato a quell’auspicata presa d’attenzione che è utile ad agevolarne un migliore recepimento d’assimilazione, secondo una studiata reazione di utile valutazione, dal momento che, come fra l’altro, si legge in questo libro “Percepire uno stimolo, un messaggio o una situazione come umoristici, significa apprezzare qualità e sfumature che possono essere rappresentate con modalità tecniche espressive differenti: vocali, mimiche, grafiche, sonore”.

Il supposto binomio, fra umorismo e logopedia, pare sviscerarsi attraverso l’articolato coinvolgimento di una suscitata partecipazione reattiva, volutamente correlato ad una serie di elementi costitutivi di una incanalata impressione positiva, dal momento che “I ragazzini, fino all’adolescenza , anche quelli con spiccate doti di fantasia, sono legati a schemi mentali formali, le cose e i concetti hanno poche sfumature e sono poco reversibili; se il soggetto padroneggia in modo sufficiente i significati, trova nell’umorismo un aspetto utile alla flessibilità personale: la potenzialità di poter trasformare elementi di dispiacere, come l’ansia, la paura, l’inibizione, in fonti di piacere. Occorre un atteggiamento ludico, cioè la capacità di giocare con le parole e con i contenuti, accostando e sovrapponendo elementi, “prendendosi gioco” delle regole, dei codici, dei segni: chi è rigido limita le sue possibilità espressive, così da avere una minore comprensione dell’umorismo a livello recettivo e produttivo. L’esperienza aiuta la padronanza delle conoscenze relative a temi specifici e al proprio campo semantico; l’esposizione a un dato contenuto, sia mediante fotografie che testi, rende più agevole il trattamento di informazioni che consentono ai soggetti, un’elaborazione più facile degli stimoli umoristici”.

sorrisoCome mezzo di una materia finalizzata ad asservire una seria disciplina riabilitativa bene compendiata, la lieta reazione umoristica ad una data sollecitazione verso la quale risulta ispirata, pare manifestarsi nella propositiva misura d’una metodica, appositamente applicata, anche mediante il ricorso ad una interessante varietà di schede operative e di pratiche soluzioni esemplificative di un intervento, posto a dialogo con il giovane beneficiario di un percorso terapeutico, in questo caso, pure, inteso nel merito di quella costruttiva ilarità che sembra potersi rendere utile anche per una progettualità intelligibile, rispetto ai salutari obiettivi di una proposta logopedica possibile.

Poco meno di duecento pagine, strutturate in due parti, a loro volta, suddivise, in quattordici capitoli in tutto, si aprono alla prospettiva di un coinvolgente piano d’opera, potenzialmente rivolto non solo ai logopedisti, ma anche agli insegnanti, particolarmente impegnati sul fronte formativo dell’età evolutiva, nonché alle famiglie dei giovani fruitori, omologhi degli interpreti di questo studio, ricco, fra altri aspetti, di giochi di parole, modi di dire, barzellette, scritture creative, colmi scherzosi, assonanze, filastrocche, scioglilingua, indovinelli e metafore, nonché segni semplici e complessi, disegni, tabelle e vari accorgimenti, per molteplici estrinsecazioni semantiche.

Come si legge in questo volume, pubblicato nella collana “Quaderni FAD – Guide per operatori specializzati e professionisti della comunicazione”, “il logopedista può impostare l’intervento fin dall’inizio su un doppio binario: quello neuro-psicologico e quello meta-cognitivo, intervenendo sulle singole abilità, contemporaneamente alla riflessione relativa al significato delle parole, della lingua e dell’espressione, nonché sul proprio comportamento. Le indicazioni e le esercitazioni, presenti nella seconda parte, sono da intendersi come il tentativo di ricostruire i prerequisiti di un percorso squisitamente linguistico, per rinforzare lo sviluppo dell’umorismo che ha tempi e qualità personali”.

Sulle prerogative individuali accennate, come, fra l’altro scrive la logopedista Eleonora Carravieri, hanno lavorato, collaborando alla realizzazione di questo libro, anche coloro ai quali lei stessa rivolge un ringraziamento particolare: “a Roberta Grazzani che ha messo a mia disposizione il materiale raccolto negli anni in cui si pubblicava il giornalino “Giovani Amici”, a Maria Tranchina, maestra siciliana che ha selezionato le poesie, a Valeria Marangio arte terapista, a Alessandra Farè che ha letto e commentato quanto c’era solo in un insieme informe di fogli e l’ha riletto per l’ultima volta e a Silvia Magnani che non ha mai dubbi sul risultato”.