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Brescia – Franco Mazzotti Biancinelli, Aymo Maggi, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini sono i fondatori, nel 1927, della nota manifestazione automobilistica denominata “Mille Miglia”.

In particolar modo, al primo, pare spetti il maggior risalto, nel ruolo da lui avuto fra i protagonisti di tale competitiva iniziativa motoristica, tanto che “La Compagnia della Stampa” ha realizzato un apposito volume, intitolato “Franco Mazzotti – L’uomo che inventò la Mille Miglia”, che, insieme al personaggio diffusamente trattato, reca una puntuale materia d’approfondimento, proposta nella coincidente attestazione storica espressa in relazione alla ricorrenza centenaria, sancita dal 2016, in capo all’aristocratica fondazione della villa omonima di Chiari che, nell’orbita delle attrattive bresciane, gravita nelle notizie aderenti al medesimo profilo biografico di chi vi ha abitato e che, in questo libro, scritto da Paolo Mazzetti, storico specializzato nell’automobilismo d’epoca e da competizione, trova un esclusivo spazio divulgativo mirato.

A tale proposito, scrive, fra l’altro, il sindaco clarense, Massimo Vizzardi: “(…) La corsa della Mille Miglia è, infatti, legata a doppio filo all’edificio ed al territorio di Chiari, il conte Franco Mazzotti fu tra i suoi ideatori e finanziatori. E’ così sembrato doveroso dare il giusto spazio anche a questo lato della storia della Villa Mazzotti, essendo stato uno dei luoghi in cui il progetto iniziale prese corpo, fino all’evolversi nell’attuale competizione, ormai famosa in tutto il mondo. (…)”.

franco_mazzotti_libroAncora fra i contributi introduttivi della pubblicazione, un diretto ed argomentato legame con il territorio locale emerge dalle considerazioni espresse da Eugenio Massetti, editore e presidente di Confartigianato Lombardia, nello spiegare, fra l’altro, che “(…) La Mille Miglia odierna che esalta le auto capolavoro del passato, non può che esaltare la collaborazione di tutta la schiera di artigiani che sono i soli a saper mettere le mani su oggetti tanto delicati come le auto storiche. Brescia, culla del motorismo dei pionieri, sino dal 1899, è tornata, anche grazie alla Mille Miglia, ad essere la culla dei maghi che possono restaurare, riparare, porre in grado di funzionare i gioielli della storia automobilistica (…)”.

Per il coordinamento editoriale di Nicoletta Rodella, una documentata pubblicazione di circa centottanta pagine illustrate interviene sul crinale della storia bresciana per quanto aleggia attorno a chi è, fra l’altro, descritto dal presidente dell’Automobile Club di Brescia, Piergiorgio Vettorini, attraverso lo scrivere che “Mazzotti fu uomo concreto e lungimirante, dall’autentico piglio manageriale e al tempo stesso pioniere della cinematografia; a tutto ciò univa il coraggio e la perizia con le quali compì le sue imprese motoristiche, su terra, cielo e acqua, fino al sacrificio che pose fine alla sua giovane vita. Per il nostro Club, Franco Mazzotti, rappresenta un autentico vanto, al quale dobbiamo infinita riconoscenza per l’eredità lasciataci”.

E’ proprio da un diretto riferimento rivolto all’impronta impressa dalla persona in questione, circa un importante lascito storico quale contestuale oggetto della pubblicazione, da cui prende lo spunto Aldo Bonomi, presidente di “1000 Miglia srl”, per sottolineare che: “(…) Per quanto paia impossibile non celebrare la memoria di un uomo straordinario – che inventò e finanziò le Mille Miglia, fu Presidente del Brescia Calcio, ardimentoso pilota automobilistico, aviatore e motonauta, e che, infine, diede la vita per il suo e nostro Paese, abbattuto in guerra ai comandi del suo aereo – non posso non rimarcare che, a Brescia, Franco Mazzotti non è ricordato in nessun modo, neppure con una targa. Mi auguro, quindi, che questo libro possa stimolare affinchè la sua figura sia ricordata come merita. (…)”.

Uno scopo a cui la presente pubblicazione corrisponde a pieno titolo, in omaggio ad un esponente della famiglia imprenditoriale Mazzotti Biancinelli verso cui l’elegante edizione storiografica raggiunta trova un corale riscontro di attenzione istituzionale, anche ribadito, in un’apposita pagina, dal presidente della Camera di Commercio di Brescia, Giuseppe Ambrosi, motivandolo per la “genialità e il mecenatismo con i quali Franco Mazzotti ci ha lasciato in eredità quello che oggi è uno dei brand più conosciuti a livello internazionale: la Freccia Rossa della Mille Miglia. Le sue capacità manageriali, le sue ardimentose gesta sportive in tutte le discipline velocistiche – dalle automobili da corsa agli aeroplani, dalle motociclette ai natanti – e infine il sereno coraggio con il quale andò incontro alla morte alla cloche del suo aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, fanno di Franco Mazzotti uno dei più eroici bresciani di tutti i tempi”.

Nel riconosciuto carisma incisivo di un’eclettica personalità, vissuta nella prima metà del Novecento e protagonista di ardimentose imprese, anche avvolte dalle leggendarie e dalle avventurose dinamiche nelle quali, a vario livello, risultano, fra loro, emblematicamente comprese, a questo giovane conte bresciano, si riferisce pure Alfredo Coppellotti, presidente del “Club 1000 Miglia”, nella posizione al vertice di un appassionato sodalizio volto a ricordarne la figura, in chiave prettamente agonistica, affermando, fra l’altro, che “A lui abbiamo voluto dedicare e titolare la gara per automobili d’epoca che il Club Mille Miglia organizza dal 2009: la Coppa Franco Mazzotti che ogni anno arriva a Villa Mazzotti a Chiari, per rendere omaggio all’ideatore di quella che divenne – la corsa più bella del mondo -.”.

La decina di sezioni di lettura, mediante le quali è strutturata quest’interessante pubblicazione, affacciata tanto sul passato vagliato da una analisi memorialistica, quanto sul futuro di una realtà composita, fondata sull’eccellenza di un’autentica cura verso la tradizione automobilistica, è valorizzata anche dai contenuti rispettivamente sottoscritti da Franco Robecchi, qualificato autore del particolareggiato capitolo dedicato alla vetusta storia di Villa Mazzotti e da Claudio Baroni che, riguardo lo stesso tema, analizzato in una maggior ottica di prossimità con il presente, spiega, fra l’altro, come “Villa Mazzotti non può avere una destinazione stabile e rigidamente strutturata, perchè è stata costruita per essere un’abitazione, con saloni e salotti, stanze, spogliatoi e bagni. Non è possibile – e forse non ha neppure senso – trasformarla in un museo, o in una sede definita. Questi spazi danno, invece, il meglio di sé quando diventano “contenitore” di appuntamenti ed eventi. E ancora una volta Villa Mazzotti è specchio del tempo: non c’è futuro per strutture rigide in una società flessibile. La sfida è farla diventare catalizzatore di idee, avere la creatività e la fantasia di trovare programmi, progetti e occasioni che facciano vivere la Villa e il parco in ogni stagione, tutto l’anno”.

Considerazioni che, come nel circuito su strada della “Mille Miglia”, riportano alla medesima base di partenza, pure coincidente con Franco Mazzotti (1904 – 1942) che, nelle autorimesse vicine alla prestigiosa dimora accennata, “ricoverò, riparò, provò, una sequela di automobili sportive, sue e degli amici, primo fra tutti Aymo Maggi”, come illustra, fra molti altri particolari, Franco Robecchi, mentre, ancora a riguardo di una possibile presentazione ai contemporanei, Vittorio Palazzani, presidente “Museo Mille Miglia”, focalizza, dello stesso personaggio, la biografica constatazione che “Non fu la sua munificenza a fare di lui il capo carismatico e indiscusso degli organizzatori della Mille Miglia, quanto la sua innata capacità di rendere tutto semplice e di sostenere con perseveranza e serena audacia ogni impresa che seppe portare a termine”.

Le azioni, più eclatanti, intraprese in una vita, conclusasi ancor prima dei quarant’anni, hanno avuto, in un dato genere che seguita ad avere numerosi estimatori, il riflesso del loro intraprendente interprete, protagonista anche di alcune tendenze del suo tempo, sulle quali sembra pure conduca a riflettere il consigliere delegato di “1000 Miglia srl”, Andrea Dalledonne: “A rendere unico Franco Mazzotti è stata la sua abilità di saper razionalizzare quanto allora professava Filippo Tommaso Marinetti: – Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia ed alla temerarietà! -”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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