Gottolengo, Brescia. Uno dei misteri più dibattuti e affascinanti della cristianità è senza alcun dubbio la Sindone, sacra per i credenti, è stata negli ultimi decenni studiata, fotografata, al centro di studi scientifici che non sempre hanno convenuto in un unico risultato. Sta di fatto che il lenzuolo di lino conservato nella cattedrale di Torino reca l’immagine di un uomo.

L’Uomo della Sindone è il tema dell’evento in programma presso l’oratorio di Gottolengo venerdì 8 marzo alle ore 20,30. Ad affrontare l’argomento Giampiero Mazzotti (maestro Peter ).

Il lenzuolo di lino, il sudario, su cui sarebbe impressa l’immagine di Cristo è stato per secoli oggetto di culto profondo per i credenti, reca visibile i segni della passione descritta nei vangeli, anche se non esiste prova certa rimane il mistero di come un corpo sia stato impresso come un negativo fotografico sul telo di lino.

Dovrebbe risalire, secondo le analisi delle fibre analizzate e la trama a spina di pesce, al primo secolo dopo Cristo in Palestina, anche se le recenti prove fatte con il carbonio 14 ha permesso di datare il lenzuolo tra il 1260 e il 1390.  La datazione potrebbe però dipendere dal prelievo dei campioni analizzati da parti rammendate dopo l’incendio, che colpì il lino, nel 1532 a Chambéry, e il mistero si infittisce.

Ciò che rende affascinate la Sindone è la figura del presunto sudario, la doppia “fotografia” di un corpo umano nudo di grandezza naturale. Si parla di doppia immagine, perché abbiamo il lato frontale del corpo e quello posteriore. Questo fa supporre che Cristo sia stato avvolto.

La storia del lenzuolo ci riporta al 1353, quando il cavaliere Goffredo di Charny annunciò di essere in possesso del telo che aveva avvolto il corpo di Cristo nel sepolcro. Margherita di Charny, discendente di Goffredo, vendette nel 1453 il telo ai duchi di Savoia.

La Sindone fu fotografata per la prima volta nel 1898 ed è stata proprio in quest’occasione che si capì che quell’immagine era un negativo. Apparve chiaro che si trattava della figura di uomo, con la barba e i capelli lunghi. Molto evidenti erano i segni delle torture subite: i tagli su costato, le ferite ai polsi e la piaga causata dallo sfregamento di una grossa trave di legno portata a spalle, la croce. È ovvio che la comunità scientifica si stia, ancora oggi, interrogando sull’autenticità.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.