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Mi scrive Mamma di piccola peste
– Non vi è riscontro grafico per mancanza di autorizzazione da parte del lettore –


Sia i disegni, sia la grafia della Piccola Peste sono concordi nel rivelare ansia. Il quaderno che mi è stato inviato è oltremodo significativo. E qui vorrei offrire una spiegazione che spero venga letta da mamme e da insegnanti (anche se ho già trattato l’argomento sul Giornale di Brescia e sull’inserto del sabato).

Il segno grafico è un prodotto neurologico. Come tale, può essere un prezioso indicatore di disagio e non solo: può anche dire “perché” il soggetto scrivente prova il suddetto disagio. Quella che viene comunemente chiamata “brutta scrittura” – e fa inalberare insegnanti, fa scuotere la testa ai parenti – solitamente non è che un segno di ansia, o di creatività, o di genialità. Può essere anche rivelatrice di un non perfetto funzionamento neurologico, ma, allora, alla brutta morfologia si debbono aggiungere spezzettamenti, ripassi inutili, non chiarezza totale. Negli altri casi, ripeto, può essere che il soggetto non sia sereno, o voglia diversificarsi dalla massa.
Di caso in caso, guardando la grafia è possibile scoprire sia quello “che non va”, sia i motivo per cui la persona prova non serenità del vivere.

Osserviamo, ora, la grafia e i disegni della Piccola Peste.
Nei disegni sono riconoscibili i tratti dell’iperattività: stesura non omogenea, con uscita dai margini; tratti molto calcati; accostamento e combinazione di colori stridenti fra loro.
Nella grafia, movimenti fluidi e veloci si alternano ad altri, più controllati, quasi statici.

Che cosa significa tutto ciò? Che la Piccola Peste sta cercando un modo per sentirsi accettato. Non è che, in famiglia, si stia su di lui con occhiuta attenzione? Che non gli si lasci un po’ di “buontempo” per fare quello che gli va, magari sbagliando, ma per i fatti suoi? Osservando, ancora, le produzioni del bambino, si riconoscono: senso dell’Io ipotrofico (paura di non essere un soggetto di buon diritto); forte intelligenza, ottimale memoria dei particolari; creatività al di sopra della media, il tutto immerso in un mare di “ansia d’accettazione”. Che cosa vuole dimostrare, la Piccola Peste, quando racconta di essersi comportato male e poi dice che “è uno scherzo”? Vuole far arrabbiare la mamma, perché se lei si arrabbia, il potere ce l’ha lui, il furbastro.

Vogliamo, Mamma, fare una prova? Quando il suo cucciolo le racconterà di essere stato cattivo, lo abbracci forte, gli dia un bacio con lo schiocco sulla zucca e gli dica: “So che tu sei bravo, che sei buono e che mi vuoi bene: quindi, sono sicura che tu sai comportarti bene”. Attenzione: è una frase che ha del magico, perché – anche se la Piccola Peste ha combinato cento guai, il fatto che la mamma abbia fiducia in lui lo porterà a vergognarsi di avere tradito quella così splendida aspettativa. Se, invece, è il solito “scherzo”, il bambino capirà che la mamma non si lascia imbrogliare, perché SA che lui E’ BUONO E BRAVO.

I figli sono fatti così: se la Madre dice “Sei stato cattivo! Lo so!!” pensano:”Tanto vale che io sia perfido, tanto la Mamma lo sa già” e ne combinano di tutti i colori, consci che, ormai, la reputazione è quella. Vediamo, allora, di prenderli in contropiede …Piccola Peste è – sostanzialmente – un genietto: basta che gli si lasci la possibilità di dimostrarlo. E, quando sarà sicuro del bene (dimostrato a chiare lettere) dell’adulto, anche la sua grafia, oggi comunque abbastanza chiara e rivelatrice di buone doti intellettive, diventerà più armoniosa, per la gioia di insegnanti e familiari.

Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.