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Verona – Nella sua 50ª stagione, il Teatro Laboratorio di Verona vuole ricordare Annibale Ruccello, uno degli autori più talentuosi della sua generazione, tragicamente scomparso in un incidente stradale nel 1986 a soli 30 anni, già conosciuto dal Teatro Laboratorio per avervi rappresentato poco tempo prima “Le cinque rose di Jennifer”.

Sabato 2 febbraio, alle ore 21.00, andrà in scena “Mamma”, una delle sue opere più struggenti, diretta e interpretata da Danilo Giuva, Compagnia Licia Lanera.

Quattro donne, confinate in un piccolo spazio, disegnano un’unica parabola ascendente di ferocia in cui la mamma è l’unica protagonista. “Mamma” parla di quattro tragedie ispirate alle figure disegnate da Annibale Ruccello nel suo “Mamma – piccole tragedie minimali”.

“Mamma è il confine nel quale ci perdiamo, ci inseguiamo e in cui non ci risolviamo”. – afferma Danilo Giuva – “In nome dell’amore vivo da sempre. In funzione dell’amore ho sempre dirottato e tradito la mia esistenza. L’amore, io, l’ho imparato attraverso mia madre. Ho imparato quanto sia luminoso, divino, liberatorio, confortante, quanto possa essere “tutto”, quanto possa essere distorto, violento, surreale, quanto sia traditore, egoista e quanto, a volte, non esista. Ho imparato tutto questo attraverso mia madre, attraverso la ferocia del suo amore, del suo amore materno”.

“Mi sarebbe piaciuto scrivere del mio vissuto con la maternità” – prosegue Danilo Giuva – “di parlare della mia di madre iper-presente, iper-protettiva, della mia mamma bocca-di-coccodrillo, che ama i suoi due figli in modo folle ed incondizionato, di cui si è resa felicemente e consapevolmente schiava e che, realizzata la loro immediata trascendenza, ha tentato di fagocitarli, pur di continuare a tenerli con sé, per continuare ad essere unico soggetto d’amore. Avrei voluto tanto codificare la mia esperienza e portarla sul palco, ma, non ci sono riuscito, sono ancora lì, incatenato alle sue fauci, sono ancora troppo figlio per parlare liberamente senza implodere nella bolla amorosa che mia madre ha costruito, e allora ho deciso di affidarmi alle parole di Annibale Ruccello, di far raccontare a lui e di prestargli la mia lingua ed il mio corpo”.

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