Tempo di lettura: 6 minuti

Nevicava quel 23 febbraio 1944 e per la maestra della prima femminile della scuola di Travagliato ne era scaturita l’ispirazione per una “lezione occasionale sulla neve”. E’ un’annotazione tratta dal registro di classe dell’anno scolastico 1943 – 1944 che si pone telegraficamente fra quella del 17 febbraio con la quale la stessa insegnante scrive: “Ho iscritto una nuova alunna, è sfollata; viene da Brescia” e quella successiva del primo marzo dove poche parole raccolgono un altro breve sguardo su quei giorni “Ho iscritto una nuova alunna. E’ una mandriana. Viene da Roncadelle”.

Tra chi era sfollato e chi migrava per lavoro c’era un freddo inverno di guerra del Secondo conflitto mondiale. Brescia era stata appena bombardata alla vigilia della festa dei suoi santi patroni e l’eco della devastante incursione angloamericana riecheggia nel resoconto della giornata di scuola del 15 febbraio 1944, scritto sul registro di classe dall’insegnante della terza di Travagliato: “Ieri Brescia à subito il primo bombardamento nemico e, da qui, ho trepidato per i miei cari e per la mia casa. Fortunatamente nulla è successo di grave. Stamattina i miei alunni mi hanno chiesto con vero interessamento e con premuroso affetto notizie dei miei e della mia casa. Mi sono commossa nel vedere nei loro occhi una luce di bene per la loro maestra”.

La massiccia azione offensiva riversatasi dal cielo sul vicino capoluogo degenerava tragicamente tutto quanto in ambito locale era già stato preannunciato da altre minori incursioni aeree nel territorio circostante, non tralasciando le vie ed i campi dello stesso Travagliato. Bucato il confine invisibile posto tra le lontananze percorse in velocità dai motori rombanti, l’annuncio del pericolo piombava anche sulla sede scolastica dove l’innocenza delle scolaresche ritrovava sprovveduti alunni ignari di quella visione d’insieme presente nelle sussultanti cronache a loro contemporanee che solo l’andare della storia avrebbe definito nel completamento di uno dei suoi tanti capitoli.

La torre civica di Travagliato
La torre civica di Travagliato

A pochi chilometri dall’esplodere delle bombe sugli obbiettivi cittadini veniva catturata l’atmosfera sullo sfondo di quel 14 febbraio 1944 dalla maestra della quinta maschile: “Ho pochissimi alunni in classe. In paese è stata sentita la sirena dall’allarme sonata a Brescia alle 12 e 30 e molti non si sono presentati alle lezioni alle 13 anche perché si vedevano grosse formazioni d’apparecchi sorvolare anche Travagliato”. Lo stesso giorno la titolare della classe terza femminile annotava l’analogo inquietante scenario con qualche traccia di memoria in più per i posteri: “Molte assenti perché mentre venivano alla scuola, lungo la strada o nel cortile scolastico, hanno constatato la presenza di alcune formazioni di aeroplani nemici e sono ritornate alle loro case”.

Dalle parole della titolare della quinta femminile si ha un altro quadro particolareggiato di viva narrazione ancora alla data del 14 febbraio: “Mentre venivo a scuola, ho sentito suonare l’allarme in città. Giunta nel cortile, trovai le colleghe che attendevano il suono della campanella. Attratte dal rumore di parecchi aeroplani, guardammo nel cielo e vedemmo numerosi aeroplani descrivere un ampio cerchio e lasciare dietro di loro una scia fumogena. Pensammo subito che fossero aeroplani nemici e salimmo in classe. Alcune scolare piangevano per la paura. Avevamo incominciato le nostre lezioni quando sentimmo tremare fortemente i vetri ed il fabbricato scolastico. Nello stesso tempo sentimmo suonare la campanella dell’allarme e scendemmo subito nei rifugi ove rimanemmo fino al cessato allarme”.

Il versante di guerra di quella metà di febbraio concentrava contestualmente all’agglomerato urbano di Brescia particolari offensive aeree angloamericane anche in altre località più famose ed esplicitate negli altisonanti bollettini di guerra, come il bombardamento da parte delle cosiddette “fortezze volanti” sulla storica abbazia medioevale di Montecassino ed il tragico bombardamento della città tedesca di Dresda, pure ferita in quegli stessi giorni nel suo grande ed impreciso numero di vittime.

Quando lo spettro dell’azione militare, oltre le linee di fuoco, si insinuava tra i luoghi abitati che la Repubblica Sociale poneva allo scoperto della sua approssimata e mutevole geografia, fra lotte partigiane e flessioni del fronte, capitava che il fatidico allarme suonasse anche a Travagliato.

La parrocchiale di Travagliato
La parrocchiale di Travagliato

Il 28 gennaio 1944 l’insegnante della terza maschile contrassegnava il registro di classe con un’annotazione che era a diario di tutta un’intera comunità, perché le notizie in essa contenuta avevano sicuramente avuto ripercussioni su tutti i suoi componenti, ben al di là delle pareti dell’edificio scolastico: “Un quarto d’ora prima del mezzogiorno la campana del segnale dell’allarme interrompe la lezione. Usciamo in ordine e ci rechiamo nel corridoio del piano inferiore. I bambini si lamentano perché hanno…….appetito e non capiscono che il loro sacrificio è assai poca cosa in confronto al terrore di un bombardamento!”.

Più in là di qualche settimana e cioè il 29 marzo 1944 la maestra della quarta femminile segnalava, in un contesto analogo, qualche elemento in più: “Alla 14,30 la scuola è disturbata dall’allarme. Ci portiamo in ordine nel cantinato a noi assegnato dove ci sono pure altre scolaresche. Ma il solito inconveniente, davvero poco simpatico, viene a disturbare la disciplina nostra e quella degli scolari. Mamme spiritate e furiose, parenti eccitati vogliono a tutti i costi che si consegni loro i propri figli. Dapprima noi respingiamo i loro desideri, ma poi…di fronte alle loro insistenze minacciose siamo costrette a cedere, sotto la loro responsabilità”.

Allo stesso frangente faceva eco la testimonianza dell’insegnante della prima mista, a margine della stessa sofferta e difficile giornata, con la nota del 30 marzo 1944: “Ieri i genitori dei nostri scolari che non sanno rassegnarsi a vedere i loro piccoli nei rifugi della scuola, al nostro rifiuto di lasciarli uscire hanno risposto con minacce. Sarebbe comico prenderle a 40 anni!”.

Altre annotazioni di quei momenti concitati sparsi lungo tutto il drammatico epilogo di una guerra sempre più sotto casa e che ormai si ripercuoteva tra le aule scolastiche assai più affollate di quelle d’oggi, con le inimmaginabili quaranta, cinquanta unità cadauna, rivivono anche nell’appunto del 17 maggio 1944, per mano della maestra della terza femminile: “Alle ore 14 abbiamo sentito una forte scossa alle pareti e ai vetri poi visto aeroplani inglesi e tedeschi che si sfidavano. Abbiamo avuto forte paura e abbiamo sospeso la lezione. Parecchi genitori sono venuti a ritirare i loro figlioli”. Le dirette ripercussioni della guerra si fondevano nella vita scolastica con la consuetudinarietà tanto delle ricorrenze imposte dal programma e della sopravvivenza di varie iniziative come i doni della “befana fascista” e “le colonie di soggiorno elioterapiche” quanto con le letture vecchie e nuove che si proponevano sui banchi di scuola.

Lungo il tormentato cammino della didattica funestata dai bombardamenti, mortificata dalla carenza di legna e di carbone per il riscaldamento, gli spensierati ed educativi toni lirici delle poesie “il chicco di grano” e “la pioggerellina di Marzo” convivevano insieme al testo propagandistico “Crux ansata” della Repubblica Sociale Italiana, scritto in difesa della religione cattolica contro i protestanti della “perfida Albione”, nell’inequivocabile identificazione nel nemico inglese di cui si fa esplicito accenno nel registro di classe della quarta femminile alla data del 9 febbraio 1944: “Ci viene dispensato un opuscoletto “Crux ansata” per la spiegazione agli alunni. Si tratta di attestazioni che spiegano un’ingiuria britannica contro la nostra Fede. L’odio che il nostro nemico Inglese nutre per il popolo italiano, non manca di colpire anche la Chiesa Cattolica, nella figura venerata del nostro Papa. Lo attestano molti scritti di autori inglesi i quali con chiare e inconfutabili parole ci dimostrano che essi vogliono distruggere la nostra Fede e chiedono la distruzione di Roma col bombardamento, non solo perché è capitale d’Italia, ma ancora perché Roma è la sede del Papa e faro dell’Idea Cristiana”.

Tra le tinte fosche scaturite dalla contrapposizione di schieramenti avvelenati in una guerra aperta senza limiti, un segno di speranza concretizzava quella pace a venire che sarebbe di lì e qualche tempo ritornata nelle nostre contrade.

La delicata grafia dell’insegnante della quinta femminile si fa leggere sul registro di classe alla nota del 19 maggio 1944, testimoniando la positiva novità del rinnovarsi di un caro e noto manufatto locale di sentita devozione: “Ho accompagnato le alunne a fare una passeggiata all’aperto e a visitare i restauri della chiesa di Santa Maria”.

1 commento

  1. ciao Luca, già da tempo ci conosciamo e da subito ho apprezzato il tuo pensiero, ma ogni tua cosa nuova mi crea emozione nuova, e ne ricevo ricchezza, quella ricchezza che sai distribuire con tanto amore…

Comments are closed.