Brescia – Per i tipi della “Collana Terra Nostra” della “Sardini Editrice”, quanto è documentato nel libro “Solferino 1859 – I feriti francesi a Manerbio” svela al lettore lo sviluppo di quel retaggio storico risorgimentale di cui si fa latore, attraverso l’interessante contenuto delle poco più di cento pagine delle quali Gianluigi Valotti ne è l’autore.

La pubblicazione rivela il frutto maturo di un costruttivo puntiglio da attento ricercatore, connaturato all’intento proprio dell’estimatore di quegli antichi manoscritti, poi traslati, secondo un contestuale estro indagatore, nella loro ristampa anastatica, grazie alla quale sono accuratamente divulgati, in quest’edizione dimensionata ad un importante formato rivelatore, attraverso il riuscito riscontro di una sentita ispirazione che, nel coincidente risultato dell’opera monografica realizzata, si attaglia ad essi in un comune denominatore.

Gianluigi Valotti giunge a questo risultato di spessore dopo aver rispettivamente pubblicato, per la medesima casa editrice, i libri “L’acqua a Paderno e nella Franciacorta” e “La scuola a Paderno Franciacorta”, esprimendo quell’attenzione documentaristica rivolta al territorio bresciano, pure, nel tempo, rinnovatasi a seguito del significativo rinvenimento di quelle testimonianze dirette, subito, da parte sua, assimilate in una volenterosa analisi coeva ai fatti dell’epoca, nel contesto della quale lo sfondo e l’indotto della determinante e della sanguinosa battaglia di Solferino aveva pure ingiunto alla storia locale una specifica caratterizzazione.

Quella caratterizzazione attraverso la quale la località di Manerbio si era, fra l’altro, distinta come funzionale ambito di soccorso e di cura per quanti, travolti dal vasto fronte degli scontri armati, fra i differenti schieramenti con i quali i numeri delle ingenti forze in campo risultavano, in tale pugnace militanza, rapportati, avevano trovato un’organizzazione di soccorso per il tramite della quale erano stati considerati, a prescindere dal vessillo in ordine al quale si erano prima, fra di loro, scontrati.

A tale proposito, scrive, fra l’altro, Claudio Baroni, nell’edizione del “Giornale di Brescia” di giovedì 4 dicembre 2014: “Tra i Comuni che più generosamente si prodigarono, spicca Manerbio, anche perchè qui stava uno dei pochi ospedali del tempo. Ma non bastò. Il paese mise a disposizione le sue chiese, i suoi luoghi pii e molte case private. Vennero così soccorse, tra il 26 giugno ed il 22 luglio 1859, più di mille e duecento persone. Per la gran parte francesi, ma anche non pochi austriaci”.

Copertina Solferino 1859In questo puntuale contributo giornalistico, traspare la notizia che ne promuove l’appuntamento caratteristico legato alla presentazione del libro avvenuta, a pochi giorni dall’edizione dell’accennato quotidiano, in una partecipata manifestazione sviluppatasi al “Piccolo Teatro” di Manerbio con il concorso dell’autore, Gianluigi Valotti, prodigatosi, fra l’altro, in una particolare condivisione verso la comune passione per la ricerca storica interpretata dal pure presente Bernardo Falconi, del giornalista radiotelevisivo Sergio Isonni, per la lettura di alcuni stralci tratti dai documenti riportati nel volume, di Giuseppe Pozzi, presidente della locale sezione “Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) – Bassa Bresciana”, di Davide Forlani, presidente dell’Associazione Nazionale Alpini di Brescia e di Davide Sardini, editore della pubblicazione, primo relatore della rosa dei contributi espressi, in tale pubblica occasione, per una prima lettura dell’opera in questione, moderati da Giovanni Quaresmini che, del libro, ne ha scritto la prefazione, curandone alcuni aspetti, in una consulente opera di collaborante e di apprezzata compartecipazione. Libro che, come, fra l’altro, in tale pagina introduttiva, si legge per una particolareggiata presentazione, si basa sulla robusta originalità inedita di “documenti che il prezioso impegno di un collezionista, Pierangelo Zani, ha salvato dalla distruzione, conservandoli con cura e che Gianluigi Valotti ha considerato con lo sguardo prodigioso dell’appassionato di storia locale, assumendosi l’onore e l’onere di ulteriori ricerche insieme alla stampa”.

Ne è uscito un accurato volume ragionato che, nelle sue diverse sfaccettature culturali, risulta capillarmente compendiato, attestando il significativo fulcro del tema diffusamente esplorato nel merito della documentazione che, nella storia di Manerbio, riguarda il “registro dei militari francesi feriti nella battaglia di Solferino del 24 giugno 1859”, strettamente evocativo di quel cruciale avvenimento bellico della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana, a margine del quale, impressionato dai cruenti effetti dell’esacerbata violenza osservata, nello svizzero, massone, Henry Dunant avevano preso forma gli ispirati accorgimenti di aggregare in un’operativa organizzazione solidaristica la strutturazione di una forma trasversale dedicata ad un’umanitaria vocazione altruistica, raggiunta, in seguito, con la fondazione della nota “Croce Rossa”, tuttora avvinta ad una perdurante missione di soccorso internazionalistica.

Frammento analogo e saliente di quest’elevato e riuscito intento, anche il libro “Solferino 1859 – I feriti francesi ricoverati a Manerbio” apporta, alla cura ideale posta in una benefica sollecitudine a premura dell’umana famiglia, l’edificante esemplificazione di una solidale iniziativa fattiva che, insieme alla natura storica dei temi trattati, concerta la possibile prospettiva di un sostegno locale nella fattispecie della qualificata struttura sanitaria dell’Ospedale Oncologico “Laudato sì” di Rivoltella del Garda, alla quale, l’autore, Gianluigi Valotti, ha riservato parte dell’incasso, ricavato dai meritati proventi della pubblicazione stessa.

Pubblicazione, pure rispettivamente, contraddistinta dagli emblemi delle municipalità di Paderno Franciacorta, di Leno e di Manerbio, come anche da quanto riconduce in sintesi ai loghi rappresentativi della “Cooperativa sociale di Raphael” e di “Mamrè, pure dando visibilità al ruolo di alcune realtà sostenitrici dell’iniziativa editoriale stessa, fra le quali “Cassa Padana”, mentre la dedicazione di quest’opera che riporta, fra l’altro, in auge l’obliata identità di quanti hanno interpretato le vicende di soccorso e le azioni guerresche di quel capitolo di storia patria alle quali sono connesse, instilla già attenzione per l’umanità della propria dedicazione, espressa “in ricordo di Giambattista Corsini da Isabella e Giusy”, accomiatando poi la lettura dei testi in una classica formulazione, snocciolata nel latino della sua estrema proposizione, nel corsivo della pagina, ultima, fra quelle illustrate nella successione caratterizzante la pubblicazione: “Deo gratias / Librorum paesentia vitam mihi praebet / Quare mortuum me victurum esse puto”