Tempo di lettura: 3 minuti

Verona – Quando sono stata contattata dagli organizzatori di Sorsi d’Autore e mi è stato chiesto di presentare, durante l’edizione 2017 di Vinitaly, Marina Ripa di Meana, mi sono sentita onorata, ma ho avuto anche un momento di panico.

Un onore presentare una donna che nel suo modo unico e originale ha segnato la storia dello spettacolo degli ultimi decenni; il panico di avere davanti un personaggio pubblico noto per le sue provocazioni.

L'ultimo libro di Marina Ripa di Meana
L’ultimo libro di Marina Ripa di Meana

Argomento dell’incontro, che si sarebbe svolto nella magnifica cornice di Piazza Dante, sorseggiando un vino prestigioso di fronte a una vastissima platea, il suo ultimo libro, Colazione al Grand Hotel, dove si raccolgono gli aneddoti di quel felice periodo che Marina trascorse a Roma, intrattenendosi tra pranzi e confidenze con i due grandi scrittori Parise e Moravia.

Ricordo di aver passato alcuni giorni studiandomi i suoi libri, ripercorrendo le tappe della sua vita, chiedendomi quali domande le avrebbe fatto piacere sentire. Ma a ridosso di quell’incontro mi sono fatta guidare dall’istinto: in base al clima e al feeling che si sarebbe creato avrei scelto come introdurla. Il risultato è stato piacevole, oltre ogni aspettativa.

L’ho vista per la prima volta vicino a piazza Bra, nell’hotel in cui si era riposata prima dell’incontro, dove ero arrivata trafelata in bicicletta con la mia scorta di collant in borsa, un vestito svolazzante e la paura di non essere all’altezza.

Da quel portone abbiamo passeggiato insieme, fino al cuore di Verona. A unirci, subito e profondamente, l’amore per gli animali: ha ripercorso con me le sue battaglie contro le pellicce, la sua recente consapevolezza sull’importanza della scelta vegana nel rispetto degli altri esseri viventi, la sua nota passione per i cani.

L’ho vista salutare con garbo tutti i passanti che l’hanno fermata, facendosi fotografare con la naturalezza di chi è abituato ai riflettori.

Non dimenticherò mai la spinta che Marina ha dato a un turista che occupava uno spazio, a suo dire perfetto, per una fotografia in piazza Erbe. “Eh, non so cosa farci, devo farmi una foto qui”, gli aveva detto con la massima naturalezza.

Quel gesto mi fece ridere così tanto che la tensione scomparve all’istante. Ho visto in lei una donna spregiudicata, simpatica, determinata, anche nelle piccole cose.

Ho parlato con lei, davanti al pubblico, come se fossimo state sole: mi sentivo bene, vedevo in quei momenti un’occasione unica per scoprire un personaggio che mi sembrava così distante da me e che invece si è rivelato così umano.

E Marina ha dimostrato il suo carattere anche nelle grandi, enormi battaglie. Come quella contro la malattia, che da 16 anni la perseguitava e che pochi giorni fa l’ha portata via.

La notizia della sua morte mi ha scosso, perché in quelle poche ore trascorse con lei ho fatto in tempo a percepire quella grande energia che l’ha sempre accompagnata nella vita.

Lei non usava metafore o allusioni: chiamava le cose con il loro nome, senza paura. I benpensanti l’hanno sempre giudicata esibizionista, colpevolizzandola per i ‘facili costumi’ di cui in realtà è pieno il mondo, e traboccante l’Italia.

Lei ha vissuto e amato con intensità, senza sentire il bisogno di giustificarsi.

Il suo videomessaggio resterà un documento essenziale e una pietra miliare nella battaglia per la diffusione della consapevolezza circa le cure contro il dolore e la morte assistita. Da lei ho imparato quanto è bello essere se stessi, fino in fondo. Alla faccia di chi giudica.

È stata una provocatrice, è stata criticata, è stata forse derisa. Ma è stata soprattutto ammirata, con la sua personalità prorompente e quell’ironia capace di zittire qualunque maschio e femmina giudicanti. Ciao Marina.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *