Crema (Cremona) – «Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo. Sappiamo tutti di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale, ma subito dopo viene aggredito dal dolore».

Il giornalista Mario Calabresi, ex direttore dei quotidiani La Repubblica e La Stampa conosce bene quel dolore: allora era quello di un bambino che si risveglia il giorno dopo che i terroristi gli hanno ammazzato il padre il commissario di polizia Luigi Calabresi, ucciso nel maggio del 1972 in un attentato i cui colpevoli vennero individuati solo molti anni dopo nelle persone di Ovidio Bompressi e Leonardo Marino quali esecutori, mentre Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri furono ritenuti i mandanti.

Tutti erano esponenti di Lotta Continua.

Oggi è quello di un uomo di grande successo professionale ma che ancora oggi al risveglio torna a provare quel gran senso di vuoto.

Anche per esorcizzare quel ricordo di allora e quella sensazione dell’oggi, ha scritto un nuovo libro, ‘La Mattina dopo’, pubblicato da Mondadori. Un libro del quale parlerà al Caffè Letterario di Crema assieme a Walter Bruno.

Ad accompagnarli in un viaggio anche musicale gli studenti dell’Istituto Folcioni.

Quando si perde un genitore, un compagno, un figlio, un lavoro, una sfida decisiva, quando si commette un errore, quando si va in pensione o ci si trasferisce, c’è sempre una mattina dopo, ci ricorda Calabresi. Un senso di vuoto, una vertigine. Che ci prende quando ci accorgiamo che qualcosa o qualcuno che avevamo da anni, e pensavamo avremmo avuto per sempre,improvvisamente non c’è più.

Dopo, una perdita o un cambiamento, arriva sempre il momento in cui capiamo che la vita va avanti, sì, ma niente è più come prima, e noi non siamo più quelli di ieri. Un risveglio che è inevitabilmente un nuovo inizio. Una cesura dal passato, un “da oggi in poi”.

A questo momento, delicato e cruciale, Mario Calabresi dedica dunque il suo nuovo libro, partendo dal proprio vissuto per poi aprirsi alle esperienze altrui. E racconta così prospettive e vite diverse, che hanno tutte in comune la lotta per ricominciare, a partire dalla mattina dopo.

Per Daniela è dopo l’incidente in cui ha perso l’uso delle gambe, per Damiano
è dopo il disastro aereo a cui è sopravvissuto, per Gemma è dopo la perdita del marito.

Ma è anche un viaggio nel passato familiare, con la storia di Carlo e del suo rifiuto di prendere la tessera del fascismo, che gli costò il posto di lavoro ma gli aprì una nuova vita felice.

Storie di resilienza, di coraggio, di cambiamento, storie di persone che hanno trovato la forza di guardare oltre il dolore dell’oggi, per ricostruirsi un domani. Perché, realizza Calabresi, «il giorno dopo finisce quando i conti sono regolati, quando ti fai una ragione delle cose e puoi provare a guardare avanti, anche se quel davanti magari è molto diverso da quello che avevi immaginato».