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Brescia – Marpicati e Sansone, insieme in una medesima manifestazione. Quella estemporanea cerimonia civile che ha fatto passare alle cronache del tempo andato la visita istituzionale di Arturo Marpicati (1891–1961) a Leno, nella primavera del 1934, in una pubblica ed in una sollecitata condivisione.

L’edizione dell’allora mensile “Brescia”, diffusa nel mese di giugno di quell’anno, ne dedicava un’ampia menzione su tutta una pagina illustrata che interveniva nei termini della sua da poco avvenuta ispezione, citando anche il cavallo Sansone che, in tale circostanza, si era trovato ad essere al centro dell’attenzione.

Nativo di Ghedi, Arturo Marpicati vestiva, in quel tempo, i panni di vicesegretario del Partito Nazionale Fascista (1931 – 1934) per il cui incarico si era trovato nella veste ufficiale accolta nel paese della Bassa Bresciana, nell’ambito di una situazione descritta in un breve resoconto apparso nell’accennata pubblicazione dove, la specificazione del titolo di professore, lo insigniva della sua pure riconosciuta qualità di docente e di scrittore, in un’eclettica personalità, fra l’altro, affinatasi alla linea del fuoco della Prima Guerra Mondiale, avendo meritato la “medaglia d’argento”, e nel corso della convulsa dinamica dei fatti dell’epopea fiumana, essendosi distinto come legionario, al seguito di Gabriele D’Annunzio in tale nota città adriatica.

La località lenese si svelava nella abituale rappresentazione di circostanze similari, rispetto a questa qui trattata, che offrivano il meglio di quanto potesse, comunque, anche tipicamente, sortire dalle prerogative locali, considerate perchè fossero oggetto anche di un riscontro gerarchico fra i distinti piani piramidali di tutti i coinvolti ruoli sociali, modulati nei vari livelli eretti ad emanazione dell’auspicato consenso perseguito alla base delle classi popolari.

Pare che una possibile istantanea dell’evento si prestasse a quella visione complessiva, mediante la quale, il periodico bresciano ne esprimeva poi una descrizione rappresentativa: “(…) poco prima del suo arrivo, la vasta piazza del paese offriva uno spettacolo magnifico, anche per i costumi sportivi multicolori dei dopolavoristi, presenti in massa, che contrastavano vivacemente con le severe divise dei Giovani fascisti schierati sull’altro lato della piazza”.

Dopo il discorso di circostanza di quel mezzogiorno e mezzo, dove le parole avevano, per lo più, rinsaldato, in teoria, il celebrato legame fra il vertice e la periferia di quella matrice nazionale che era monoliticamente intesa in una formula inclusiva, l’ospite atteso aveva intrapreso una visita al locale ippodromo “del Littorio, per assistere alle corse al trotto e trotto montato“.

Qui, l’incontro con il cavallo chiamato Sansone, artefice della vittoria valevole per la “Coppa del Direttorio del Partito” che era consegnata dallo stesso Marpicati al “comm. D. Palazzoli”, mentre, al proprietario del bravo quadrupede, il compiacimento del gerarca si era pure prestato ad un’analoga esternazione di merito che, all’aitante figura dell’esemplare, si amalgamava, insieme al suo nome, ad una corrispondente e complessiva prestanza che, per altri traguardi, si profilava ancora plausibile.

Gabrilele d’Annunzio

A margine delle “gare al trotto, facenti parte delle Manifestazioni Bresciane”, Arturo Marpicati aveva sperimentato sul posto le capacità organizzative della testualmente esplicitata “Unione Sportiva di Leno”, mentre altri suoi pronunciamenti si erano potuti rilevare, sulla medesima stampa bresciana che di questa manifestazione ne aveva sintetizzato una evocativa misura documentata, in quelle ulteriori evenienze di cronaca che, altrove ed in altri tempi, ne avevano raccolto gli approfondimenti delle sue qualità di scrittore.

Fra queste, l’articolo pubblicato da Arturo Marpicati su “La Sentinella Bresciana” del giorno 27 ottobre 1919, intitolato “La vita e gli uomini di Fiume”, in cui, fra l’altro, in una diretta testimonianza personale, pure formulata in una versione diaristica, funzionale alla contingenza storica alla quale alludeva il titolo stesso nella sua asciutta espressione sostanziale, scriveva, riferendosi alla data del 22 ottobre precedente, che: “(…) D’Annunzio mi ha intrattenuto oggi per circa un quarto d’ora: mi ha detto di portare ai mutilati di Brescia il suo motto d’ordine di oggi: “tener duro, per spuntarla”. Mi ha parlato della mia monografia su “Angelo Emo” notando che si compie in questi giorni la liberazione dell’Adriatico sognata dal Grande Ammiraglio Veneziano. Gli ho parlato di Brescia che lo voleva per la consegna di una bandiera ai “Lupi” di Giovanni Randaccio, e il Poeta si è commosso al ricordo e mi ha letto alcuni brani di una lettera della signora Randaccio: “Se il mio Nino oggi fosse vivo, sarebbe al suo fianco”, gli scriveva in un punto. E’ vero – ha soggiunto D’Annunzio – ed è al mio fianco. Quante volte ho parlato di lui ai fanti di Fiume! Anche ieri ho ricordato il suo nome e la sua gloria al battaglione fiumano della Brigata Firenze. Per ingannare la mia tristezza di non avere meco i “Lupi”, di Randaccio ho dato il suo nome a un battaglione scelto che oggi presidia la altura di Tersatto. Ma li aspetto sempre. E lui, lì, aspetta con me. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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