Crema, Cremona. Inaugura con un gesto di solidarietà la mostra “Materia Sensibile” presso Fondazione Teatro San Domenico a Crema. L’artista Mahmoud Menaysy, nato ad Alessandria d’Egitto, ha fortemente voluto dedicare questa mostra allo “spirito di Giulio Regeni”, alla sofferenza che ha vissuto, alla ricerca dell’umanità che stava compiendo, a lui, agli altri scomparsi in Egitto. Giulio e gli altri, 533 sparizioni forzate in Egitto negli ultimi otto mesi. Ai 596 egiziani scomparsi dei quali non si sa più nulla, a loro, alle loro famiglie, alla civiltà gemella italo-egiziana, alla bellezza, all’essere umano e ai cuori vibranti, al sangue innocente.Mahmoud Menaysy 1

La mostra inaugura sabato 21 maggio alle 17 e rimane aperta al pubblico, con ingresso libero, sino al 5 giugno.

Una mostra con la quale gli artisti Silvia Casilli e Mahmoud Menaysy si presentano per la seconda volta al pubblico, dando così inizio ad una collaborazione internazionale nata da affinità artistiche e dal profondo legame degli artisti con le culture dei rispettivi paesi. Il cuore del progetto, che vedrà presto la luce, è una visione dell’arte come linguaggio universale capace di passare attraverso le frontiere politiche e culturali e che possa concretamente contribuire ad educare e coltivare una umanità aperta al confronto e al riconoscimento delle differenze come risorse, per costruire una cultura di pace, promozione umana e condivisione.

Quello di Mahmoud Menaysy è un talento autentico e precoce, coltivato con costanza e grande determinazione che gli ha permesso di ottenere in pochi anni un generale riconoscimento da parte della critica e del pubblico, sia in patria, l’Egitto, che all’estero, dove espone le proprie opere ormai da moltissimi anni. Artista eclettico, ha una sensibilità che lo muove verso diversi linguaggi espressivi che contemplano la poesia, il teatro, la pittura, la scultura e la video art.

Artista contemporaneo di altissimo livello, ha ricoperto incarichi istituzionali in Egitto nell’ambito delle belle arti ed è stato vice commissario per il padiglione egiziano delle Biennali di Venezia del 2001 e del 2003.

Scrive Silvia Casilli, curatrice della mostra: “questa mostra propone alla nostra attenzione una pittura avvincente, colta, che si è nutrita sia delle suggestioni storico-artistiche dell’Egitto, sia della pittura dei maestri europei.  Sono opere cariche di energia che esprimono una indagine profonda della natura cosmica della materia e una sottile percezione delle forze primordiali della vita che vengono tradotte sia in composizioni puramente astratte sia in composizioni figurative nelle quali il corpo femminile è sempre il soggetto privilegiato.Mahmoud Menaysy 2

Forma per antonomasia della bellezza, il corpo femminile è esso stesso espressione di una natura che sempre risorge e mai si arrende ad ogni tentativo di costrizione, controllo, umiliazione, tanto da diventare il simbolo di una umanità che per sua natura si slancia alla ricerca della propria libertà. L’implicazione culturale e sociale di questa natura in costante movimento e trasformazione è sempre radicalmente connessa con le opere di questo artista, da sempre attivo in progetti culturali nei quali l’arte si fa motore di crescita e sperimentazione diretta di come le tensioni creative siano in grado di migliorare concretamente la vita della gente offrendo allo stesso tempo coscienza della possibilità di non arrendersi ad una passiva accettazione allo stato delle cose e di progettare un futuro di crescita umana.

L’impegno di tale artista si muove al di sopra di ogni ristretta categoria politica o religiosa ponendo al centro la dignità universale dell’Uomo. Da questo terreno fertile sono nate molte delle opere in mostra ispirate dalle opere poetiche di Monica Bozzellini nelle quali forte esplode la volontà di affermare la dignità della donna contro ogni forma di violenza atta ad intaccarne la sostanziale dignità.

Nel linguaggio pittorico di Mahmoud Menaysy, notiamo sempre un rapporto dialettico tra opposti che possono essere declinati in modo diverso, ma che tutti partono da una differenziazione archetipica che rende possibile la vita e che dal punto di vista materiale si esplica come opposizione tra  una materia sorda, muta, carica di potenzialità inespresse e una materia spirituale è il risultato del coinvolgimento della materia in una danza sensuale, che la sollecitata a manifestare la forza dirompente che custodisce in sé inondando lo spazio pittorico di una pioggia di energia pura capace di fecondare e rinnovare l’universo intero e divenendo in questo modo materia sensibile.”

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.