Le formule di preparazione c’erano, ma non il resto. Ci avevano provato ad avere l’approvazione, ma senza successo, per il momento. In certi casi, l’affidabilità del prodotto non poteva che essere ufficialmente esclusa, insieme alla ammissibilità della sua relativa commercializzazione che, quindi, si disponeva fosse a tutti preclusa.

Capitava ad una serie di ideazioni curative che, di un ventilato benessere, pare che ne mancassero però l’effettiva efficacia, correlata alle indicazioni dichiarate alla base della stessa ispirazione farmacologica interpretata.

Storia antica, ma anche recente, fino a potenzialmente capacitarsi anche al presente, quella della proposta di sedicenti toccasana che, nel corso del tempo, hanno avuto riscontri di vario genere, circa gli effetti o meno dei loro componenti, valutati in ultima sintesi dalle istituzioni competenti.

Anche in un’epoca non particolarmente conosciuta per i livelli di una sperimentata sua opulenza e, cioè, quando lo sbarcare il lunario non era pratica scontata, secondo una generale e diluita varietà di una più diffusa consistenza che risulterà, invece, maggiormente disponibile alle generazioni successive rispetto a tale storica contingenza.

Dalla natura umana di tutti i tempi scaturiva, comunque, anche in quel periodo, la motivazione del cercare di assecondare la cura di un benessere moltiplicato per tutti quegli aspetti che suscitavano, alla stessa sollecitudine salutistica, l’interrogativo di come risolvere certi problemi fisiologici, legati ad una serie di deleteri effetti.

Anche nella prima metà del Novecento, quando negli anni Trenta, la Gazzetta Ufficiale dell’allora Regno d’Italia si pronunciava d’imperio, riguardo ad un valutato insieme di produzioni farmaceutiche.

Era, ad esempio, il caso di alcuni intraprendenti opifici non solo in quel di Napoli, ma pure di Parma, di Milano, di Rignano sull’Arno e di Foggia, significativi d’interesse per l’edizione del 24 gennaio 1934 di tale suprema pubblicazione tentacolare dello Stato dove, per diversi motivi, un insieme di prodotti curativi soccombevano dinnanzi alla valutazione della vigilante autorità preposta che ne bocciava la ammissibilità dell’invenzione medicamentosa che le era stata, rispettivamente, sottoposta, al fine di cercare di essere istituzionalmente registrata e quindi commercializzata.

Niente “Ypervigor”, indicato per la cura della debolezza sessuale, della nevrastenia, degli esaurimenti e degli stati di atonia generale, della nevrosi isteroidi melanconica, dispepsia e degli stati atonici degli organi digerenti”.

Chi, in quei giorni, riteneva di potersene servire, avrebbe dovuto arrangiarsi diversamente, invece che ricorrere a questa specialità medicinale fabbricata nel laboratorio di farmacologia “sito in Napoli alla via Ottavio Tipputi n.9”.

Genziana in polvere, estratto testicolare, fava di S. Ignazio, yohimbina, insieme a quantitativi di altri componenti, non valevano a superare l’esame della “Commissione centrale consultiva” in materia ed, alla domanda “del signor Zappa Salvatore”, concernente una convalidante registrazione del prodotto ad essi corrispondente, era stato, invece, espresso quel pubblico e conclamato diniego, motivato dal fatto che la specialità medicinale “Ypervigor, data la sua composizione, non può possedere le asserite eccezionali virtù curative ad essa attribuite e che è poi da escludersi in modo assoluto che possa essa esercitare una qualsiasi azione reintegratrice della cellula nervosa”.

guido_buffarini_guidi_wikipedia
Guido Buffarini Guidi

Pure su indicazione del ministro per gli Affari dell’Interno, con analogo decreto ministeriale a firma di Guido Buffarini Guidi (1895-1945), il cosidetto “Exilir Leda” riceveva il medesimo provvedimento di diniego che, in pratica, andava ad interessare una singolare miscelazione di “Estratto di noce di Kola gr. 3, Estratto fluido arancio amaro gr. 1, Estratto fluido di damiana gr. 1,50, Tintura triganella gr. 3, Tintura alcoolica allium cepa edulcorata ed aromatizzata al rhum q.b. a gr. 100”.

Pare che si trattasse di un “aperitivo sessuale innocuo, stimolante ricostituente”, prodotto dalla “ditta Laboratorio Chimico-farmaceutico dott. Cocconi sita in Parma via Emilia Est n.5”, di cui si riteneva, però, che “la composizione qualitativa e quantitativa della detta specialità medicinale non è corrispondente al valore terapeutico denunziato nella domanda e che l’etichetta e gli stampati per la pubblicità contengono dichiarazioni che non possiede”.

Sembrava, comunque, nulla di particolarmente dannoso per la salute: forse, nella più severa ipotesi, pareva una sorta di palliativo, sulla base degli elementi naturali sopra elencati che, come si precisava, nell’ambito del pronunciamento negativo documentato sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, afferiva alle altisonanti promesse assicurate sul foglietto illustrativo con cui si accompagnava nella confezione di flaconi e che gli erano valse la mancata registrazione: “(…) in una forma reclamistica e poco seria si afferma che il prodotto può essere indicato come aperitivo sessuale perchè “esplica un’azione sulla funzione sessuale maschile predisponendo ed eccitando al coito” e “può essere usato per ottenere un effetto quasi diremmo immediato, oppure per ottenere un ripristino graduale della funzione sessuale indebolita per cause diverse (compresa l’età dell’individuo)”.

Significativo, invece, di come si cercasse di provocare “un’azione vaso costrittrice ed emostatica generale”, mediante la specialità medicinale denominata “Mestrualina Rachelle”, prodotta dalla “Dompè Adami con sede a Milano, via S. Martino 12”, emergeva dalla composizione dello stesso preparato menzionato che risultava composto da “estratto fluido di idrast. Can cg. 20, estratto fluido di hamamelis verginiana cg. 20, estratto fluido di viburnium prunifolium cg. 20, estratto fluido di capelvenere cg. 40, ferro ridotto dall’idrogeno cg. 2, estratto e polvere inerte q.b. Per una pillola”.

L’ostetrica Antonietta Rachelle “esercente in Napoli, Piazza Vanvitelli n. 5”, quale proprietaria di tale esaminata specialità, aveva inteso, con questo prodotto, offrire un rimedio “quando sorge imperioso il bisogno di far ritornare il flusso mestruale”, provocando “il meccanismo biogenetico della mestruazione”, ma, ancora, secondo quanto messo in stampa dalla fonte istituzionale che anche di tale caso si era contestualmente pronunciata, risultava, invece, che “i componenti la “Mestrualina” non possiedono, né singolarmente né complessivamente le proprietà terapeutiche che vengono ad essi attribuite”.

medicinePer le esponenti del “gentil sesso” era stata, in quegli anni, ideata anche la specialità medicinale “Ginnosan avente la seguente composizione: acido borico gr. 0,60, perborato di sodio gr. 0,30, thimolo gr. 0,001, eccipiente finemente profumato q.b. Per una compressa di gr. 0,50 circa da sciogliersi in 1- 2 litri d’acqua e da usarsi per le irrigazioni”.

Prodotta dalla ditta “La Leptojodarsina”, nella località foggiana di Sansevero, tale soluzione pare fosse indicata “per la cura delle endometriti e vagini”, ma, come pure nel caso di altri prodotti ispirati ad un’azione, invece, tonica e ricostituente, una presa di posizione ultimativa la vedeva soccombente per alcuni parametri che sembrava non le consentissero una abilitante valutazione sufficiente, per acquisire l’agognata registrazione corrispondente: “(…) le specialità “Creosotos”, “Glicovina”, “Neofenil”, “Ovos”, “Peptojodarsina”, “Ginnosan”, “Soluzione Jodata Antonacci”, non corrispondono per la loro composizione ai rispettivi valori terapeutici denunciati e che inoltre vengono attribuiti alle stesse effetti terapeutici che non posseggono”.

Tale premessa conduceva il filo del testo all’imperiosa dizione verbale, posta a snodo dell’intera frase, del decretare il diniego alla domanda che, anche a questi prodotti, aveva dato implicitamente una notorietà nazionale, interessante, fra l’altro anche la citata specialità medicinale, messa in relazione al sistema nervoso, nel caso, fra l’altro, di esaurimenti ed anemie, di “Ovos avente per ogni fiala la seguente composizione: Estratto totale del tuorlo d’uovo gr. 0,10, Sodio arseniato gr. 0,0005, soluzione fisiologica con cloretone q.b. a cc. 1/29”.