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Orzinuovi (Brescia) – Svoltasi nel corso della sessantasettesima edizione, sdoganata dal 2015 nel corso di un’affermata e di una perdurante tradizione, la fiera merceologica orceana è stata valorizzata dal contestuale compiersi di un interessante convegno, proposto dalla Confartigianato bresciana, presieduta da Eugenio Massetti, pure relatore della particolare iniziativa alla quale hanno contribuito anche gli interventi di Tonino Zana, presidente di “Orceania srl”, di Johnny Dotti, pedagogista, fondatore di “Welfare Italia”, professionista della cooperazione sociale, di Andrea Ratti, primo cittadino della stessa località ospitante, del consigliere regionale Salvatore Carlo Malvezzi, della consigliera di parità della Provincia di Brescia, dott.ssa Annamaria Gandolfi, dell’imprenditore, fondatore del “Gruppo AB”, Angelo Baronchelli, e di Severino Gritti, commercialista, revisore contabile e consigliere comunale di Orzinuovi.

Il centro focale dell’appuntamento plurale, imperniato sul confronto, per il laborioso settore imprenditoriale, aperto ad una correlata e ad attenta disamina sociale, si è espresso nel titolo evocativo del convegno “Meglio artigiani che bamboccioni! Tra burocrazia e fisco….quelli che non si arrendono!!!” che, in una mattinata domenicale della fine di agosto, ha occupato l’auditorium “Aldo Moro” di Orzinuovi, per un’opportunità di riflessione sostanziale, circa l’odierna contingenza del peculiare comparto professionale che sembra in sofferenza anche a motivo di una flessione dell’adesione giovanile nel seguire le orme di una vocazione imprenditoriale, pur se la stessa sia per alcuni a portata di mano, attraverso una staffetta generazionale di un adiacente ingaggio famigliare.

Come ha, fra l’altro, spiegato il sindaco Andrea Ratti, la fiera di Orzinuovi è organizzata dal 1948, circostanziandosi nel territorio locale durante il periodo del secondo dopoguerra, strutturando i primi segni di un dinamismo che avrebbe concorso a fare superare le difficoltà di quegli anni in salita.

L’auspicio del primo cittadino è che, così come allora si è saputo fare fronte alle difficoltà incontrate, anche oggi, si riesca a fare altrettanto.

Confartigianato partecipa da undici anni alla manifestazione fieristica orceana e, come sottolineato dal presidente Eugenio Massetti, nell’insieme di questa cornice espositiva alcuni costruttivi interrogativi possono farsi strada negli stessi riferimenti che sono, in parte, corrispondenti alle realtà sottese a quell’imprenditoria che, anche nella fiera, vi riscontra alcune espressioni confacenti.

ConvegnoConfartigianato_JohnnyDotti
Johnny Dotti

Nell’argomentare la provocazione del titolo del convegno, a proposito dell’insorgente fatica, rilevata, fra i giovani, a ridosso di un orientamento professionale in alternativa all’intraprendere il mestiere dei padri, il tema ha ispirato una sostanziosa trattazione da parte di Johnny Dotti, preceduta dalle interessanti riflessioni di Tonino Zana, nel contesto delle quali, fra l’altro, si è inteso l’appello vicendevolmente intarsiato nel suo enunciato che “non si lascino soli gli imprenditori e che loro non lascino soli noi”, nel quadro di un auspicato patto di sintesi delle categorie produttive che sia favorito dalla funzionale mediazione della politica.

Ad una sala nella quale erano, fra gli altri, presenti, Aldo Leonardi, presidente onorario di Confartigianato e Massimo Rivoltini, presidente cremonese della medesima organizzazione di categoria, Johnny Dotti, riconoscendo che il tema del convegno fosse pure fattibile di vari approfondimenti, ha sviluppato le sue considerazioni in relazione al rapporto degli adolescenti con la politica del lavoro in Italia, mettendo bene in chiaro gli aspetti cardine di un avvenuto mutamento epocale, nello specifico contesto dove tale connessione trova il proprio spettro di ricaduta sociale.

A seguito di “una fase di accellerazione, mai vista prima, degli ultimi trent’anni”, la situazione geopolitica è mutata, proporzionando, in “un mercato influente di tre miliardi di persone”, quello che prima era il corrispondente ambito di pertinenza, stimato, invece, in “cinquecento milioni di persone”.

Nell’interazione fra generazioni, “nei prossimi venti anni, per la prima volta, gli over 65enni supereranno gli under 25enni”, quando, un tempo, pare che, invece, si sfiorassero simili livelli solo nel caso di guerre o di pestilenze, facendo, attualmente, presagire che “come minimo per cinquant’anni, a causa dell’andamento della curva demografica, ci sarà una popolazione più vecchia”, insinuando in questa, ormai, suffragata prospettiva, non solo un problema pensionistico, ma anche, culturalmente, un punto di domanda sulla “convivenza”, in un equilibrio fra sproporzioni d’età, rimodulate in fette d’entità, diverse rispetto a prima, nella società.

L’avvento totalitario della digitalizzazione pare abbia introdotto, non solo, le sofisticate e subdole novità delle microtecnologie, ma anche dell’implicita metodica ad esse correlata, relativa alla forma del “pensiero binario”, speculare alla loro impostazione di sistema che, di rimando, influisce pure sulla costruzione mentale di quelle libere espressioni che sono legate all’arbitrio spontaneo e personale di una soggettiva natura vocata al pensare.

Novità che avrebbero bisogno di consapevoli paradigmi comparativi, per poter esplicarsi in modo da ridurre l’impatto devastante di un cambiamento fatto per salti notevoli che, però, sembra veda molti ancora sprovvedutamente ancorati al secolo prima, rispetto a quello incombente che scivola inesorabile nell’alveo del terzo millennio incipiente.

Secondo il relatore menzionato, gli adulti sono chiamati a cercare di predisporre questo cambiamento per i giovani, in modo che non vada disperso l’utile bagaglio di conoscenze e di valori costitutivi di tutto un importante apparato di significati costruttivi che sono riferiti anche al lavoro, maturato attraverso una radicata cultura d’impresa attraverso le coscienze, a suo tempo, sollecitate ad apprendere, nel diretto interscambio di esperienze dove l’aspetto educativo non era scisso da quello lavorativo.

Per evitare una sorta di “spappolamento trasversale” fra ceti e generazioni, bisogna dare vita a esperienze istituenti: “i giovani vanno scientemente aperti alla bellezza del mondo”, anche favorendo fattive conoscenze acquisite nei confronti di altre culture e nei riguardi di alternative reti di sistema, dal momento che “all’apertura dei mercati va accompagnata l’apertura delle relazioni”.

Per favorire la cultura imprenditoriale del lavoro è opportuno ricondursi a quel “modello del fare” che può essere pure inteso come vettore di dialogo intergenerazionale costituito da autorevolezza e da capacità pragmatica del fornire un possibile metodo per affrontare la vita.

Oggi, essendo che il concetto di autorità si è molto dilatato, fino a sfilacciarsi in una dispersione evanescente, occorre sostenere l’utile impronta di realtà comunitarie che creano le condizioni di un passaggio di consegne, costruendo, ad esempio, esperienze educative e di lavoro stabili, con effettivi percorsi paralleli di teoria e di pratica per coloro i quali vanno coinvolti ed accompagnati verso il prendersi carico di una prospettiva lavorativa che risulti ancora radicata nella propria cultura di appartenenza, mediante la funzionalità di un circuito di sollecitazioni e di motivazioni in grado di comunicare e di trasmettere i riferimenti utili per un’autonomia di ruolo, in una contagiosa e non in una repellente visione di insieme.

ConvegnoConfartigianato_AnnaMariaGandolfi
Anna Maria Gandolfi

Le esperienze messe in atto da San Filippo Neri, nel Sedicesimo secolo, e da San Giovanni Bosco, nell’Ottocento, verso la gioventù, sono state indicate da Johnny Dotti come ancora attuali ed efficaci per la trasmissione, unitamente alla conferma dei sensibili criteri valoriali, di opportunità concrete, riscontrabili nei concomitanti risvolti sociali, per un’aggregazione educativa che andrebbe perseguita nella coesione di conoscenze sostanziali.

In questo senso, serve una rinnovata alleanza fra adulti e giovani, costruendo opportunità ed istituendo “luoghi” operativi dove la “tradizione del fare” abbia ad avere un volto capace di comunicare e di plasmare i termini che costituiscono l’essenza particolare di quel nucleo di riferimenti rappresentativi, in un retaggio tradizionale, di un’evocativa forma culturale, non disgiunta dai contenuti di un’etica morale, che non deve rivelarsi, in ogni caso, di un virtuosismo senz’anima.

Occorre una osmosi fra le parti che chiama in causa chi si prodiga in tal senso, non perdendo l’occasione di contribuire alla bellezza del mondo e, come è stato riferito, fra l’altro, dalla consigliera di parità di Brescia, Anna Maria Gandolfi, di accompagnare il cambio culturale dando più fiducia all’altra “metà del PIL” che è rappresentativo delle molte “imprese al femminile”, anche perché, ancora secondo Johnny Dotti, il tema dell’artigianato può essere affrontato come percezione di opportunità educative e non solo nella consuetudine che lo assimila a mero “format economico”, ad ingranaggio del capitale incanalato nel suo corso di investimenti, anche in alcune tendenze emergenti, come la “sharing economy”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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