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Sulle note musicali degli antichi strumenti a corde si sviluppa quello spartito ideale che può rappresentare anche una chiave di lettura potenzialmente rivolta a svelare alcuni aspetti significativi della realtà locale.

In questo senso, a Leno, la figura del noto liutista Vincenzo Capirola, vissuto fra il Quindicesimo ed il Sedicesimo secolo, costituisce un motivo esemplare, per un funzionale nesso di valorizzazione del territorio, secondo un preciso richiamo culturale.

Tale riscontro è divenuto sostanziale anche grazie ad appassionati di questo storico ambito musicale, come, ad esempio, è avvenuto grazie al contributo di Maurizio Lovisetti, diplomato in chitarra classica nel conservatorio di Brescia con il Maestro G. Luigi Fia, che si è reso interprete di una serie di interessanti rappresentazioni, realizzate in quel tempo che è intercorso ad accorciare le distanze dalle lontane reminiscenze contestualizzabili nel familiare retaggio di memorie, afferenti Vincenzo Capirola, nella sua stessa località natale.

Un’occasione, per tale opportunità, motivatamente associata ad un comprovato legame locale con una personalità dalla fama esponenziale, è stata, fra le altre, quella di una riuscita manifestazione dedicata alla proposta dal vivo di musica rinascimentale, mediante un evento del 2010, ispirato esclusivamente al liutista Vincenzo Capirola. L’iniziativa culturale ha testimoniato una lodevole intenzione, finalizzata a promuovere la figura di questo compositore bresciano, proprio nel suo paese d’origine, dove era nato da una nobile famiglia locale nel 1474.

L’appuntamento culturale era stato proposto dal chitarrista Maurizio Lovisetti, in collaborazione con Fiorella Ferri alla quale era, invece, stata affidata la suggestiva parte del commento vocale. L’incontro, dal titolo originario inneggiante agli antichi spartiti di “Compositione di messer Vincenzo Capirola – Suoni e immagini del Rinascimento”, era diviso in tre parti, attraverso la divulgazione di un’efficace esposizione sulla figura stessa del personaggio in questione che, nella sua Leno, veniva ad essere ricordato mediante una manifestazione rievocativa del suo lavoro.

A favore del pubblico, convenuto per tale manifestazione, presso il teatro vicino alla parrocchiale, la trattazione, propria del tema “Il manoscritto e l’opera del Capirola”, era stato il motivo centrale della serata, correlato, da una parte musicale, coerente con l’argomento, oltre che dall’interessante esposizione, a seguire, di “Brevi cenni biografici su Vincenzo Capirola (1474 – 1548)” ai quali, passando per le note melodiche e canore di ulteriori brani in musica, si era aggiunta anche la qualificata analisi storica de “il liuto dalle origini al Rinascimento”, a preludio di una conclusione sancita dall’ulteriore librarsi di altre note compositive proprie di cinque secoli fa, come erano state ideate dal Capirola.

Compositore che era stato, fra gli altri, protagonista, per quanto riguarda il liuto, dell’evento culturale che il castello di Padernello aveva pure avuto in programma, nel rincorrersi degli anni recenti rispetto ad oggi, nella sala da ballo dell’antico maniero.

L’iniziativa, puntualmente realizzata in collaborazione con l’associazione “Amici del castello di Padernello, era stata dedicata ai liutisti lombardi del ‘500, attraverso una efficace proposta, nella forma di un racconto per musica e per immagini, con interprete alla chitarra lo stesso Lovisetti, insieme a Fiorella Ferri, anche quella volta, referente del contributo vocale a sostanza di un altro registro narrante, espresso in un riflesso in armonia con quello strumentale.

Il suono caratteristico della chitarra, per similarità e sonorità, compatibile con quello dello strumento a corde del liuto, aveva consentito, in tale sede, di affrontare un programma diviso in quattro parti, per un viaggio suggestivo nella musica del rinascimento dove le esecuzioni dal vivo si erano alternate ad esplicative presentazioni di opere pittoriche relative al medesimo periodo, quale ambito in scorrimento di proiezione su un pannello illustrativo.

Una parte storica aveva introdotto la serata con il tema “uno sguardo nel tempo: dall’arco al liuto alla quale era seguita l’esecuzione di alcuni brani di autori come Joan Ambrosio Dalza, Vincenzo Capirola, Alberto da Mantova e Francesco da Milano, mentre l’analisi del rapporto fra i miti ed i simboli, associati al liuto, avevano completato il motivo d’approfondimento, in merito alla specificità musicale della serata, sia nella documentata relazione affrontata che nella conclusiva interpretazione delle note dei compositori Joan Maria da Crema, Giovanni Antonio Terzi e Cesare Negri.

Ancora in tema di rilettura del territorio, grazie all’impronta data dai suoi rappresentanti di un tempo che si erano distinti in abilità sopravvissute al loro stesso stretto ambito di riferimento, un’altra iniziativa, coeva a quelle appena accennate, aveva sentenziato, nel Teatro San Carlino di Brescia, il riapparire, in una specifica manifestazione, di un valente pittore bresciano della stessa epoca rinascimentale.

Come, allora, riferito da Maurizio Lovisetti, nel corso di tale iniziativa, sviluppatasi, in collaborazione con il docente di architettura Enzo Puglisi, trattavasi di “Girolamo Muziano, nato, tra il 1528-1532, in Acquafredda (dove si trova un’Assunzione a lui attribuita), oppure, secondo alcuni, nel capoluogo, è artista poco conosciuto, pur presentando una produzione pittorica di tutto rispetto.

La sua figura, indagata per la prima volta nel 1930 da UGO DA COMO, che ne mise in luce l’importanza nel contesto nazionale, ricevette ulteriori contributi, dopo gli anni ’50, da U. PROCACCI, da F. ZERI e più recentemente da Paola DI GIAMMARIA, che pubblicò una monografia nel 1997 per il Comune di Acquafredda. Nel 2008 è infine uscito il fondamentale studio di P. TOSINI, “Dalla maniera alla natura”, con un ricchissimo e curatissimo apparato iconografico e documentale.

L’attività di Muziano si colloca nella seconda metà del XVI secolo, il periodo della Controriforma e del Manierismo. Dopo un primo periodo in area veneta, l’artista si spostò definitivamente a Roma dove fondò con F. ZUCCARI l’ACCADEMIA di S. LUCA.

La sua produzione pittorica risulta nettamente funzionale all’arte delle Controriforma, con raffigurazioni realistiche di figure di santi o di episodi tratti dalle sacre scritture. Notevole è però anche la produzione di soggetti profani, come i paesaggi che decorano Villa d’Este di Tivoli, o il ciclo astrologico nella a Torre S. Severo, nella Sala della Camminata.

Nell’incontro che si propone – già realizzato lo scorso febbraio in Acquafredda con il patrocinio del Comune – verranno proposti alcuni brevi spunti di lettura delle principali opere di Muziano, visibili su schermo, divise per spunti tematici. Al termine di ogni nucleo tematico alcune tra le opere commentate verranno ripresentate per essere meglio gustate dai presenti, accompagnate dall’esecuzione dal vivo di brani per liuto del XVI secolo”.

Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.