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Merano – Una prima volta difficile da dimenticare: il Merano Wine Festival lascia il segno. Questa edizione, la numero 26 che si è appena conclusa, ha visto il mio ‘debutto’ da visitatrice e giornalista insieme.

Cinque giorni intensi per tanti motivi: vini eccellenti, prelibatezze da gustare, personaggi leggendari nel mondo enogastronomico. Tra show cooking, conferenze, visite alle cantine, verticali e degustazioni guidate da ‘mostri sacri’, cerco di mettere in ordine le emozioni vissute.

Ecco, allora, la mia top ten.

1. Simpatico, disponibile, e al tempo stesso autorevole e competente: il patron Helmuth Köcher si è rivelato una persona amabile e appassionata. Onnipresente, spuntava da ogni angolo per un saluto iniziale, un saluto finale, un intervento ai dibattiti, un ringraziamento. Sempre sorridente e capace di valorizzare i suoi prestigiosi ospiti, un padrone di casa perfetto.

Il patron del festival Helmuth Köcher
Il patron del festival Helmuth Köcher

2. Merano: il gioiello. Con i colori magici e caldi dell’autunno, e la prima neve a imbiancare le montagne e rendere frizzantissima l’aria, questa cittadina è la degna scenografia del festival: romantica, pulita, semplicemente spettacolare.

3. Lo staff: onnipresenti, disponibili, in grado di aiutare sempre e di dare ottimi consigli, le ragazze dell’ufficio stampa hanno reso più semplice il viaggio in un labirinto di sapori e opportunità. Senza di loro noi giornalisti ci saremmo persi sul tappeto rosso già dopo i primi 5 minuti.

La cena di gala che ha aperto il Merano Wine Festival
La cena di gala che ha aperto il Merano Wine Festival

4. I produttori: di vini, ovviamente, ma anche di grappe, olio, pomodori, pasta, tartufo, biscotti. Questi artigiani hanno permesso ai visitatori di entrare in tanti piccoli mondi fatti di passione e di eccellenze. Felici di ripetere le loro storie a chiunque le chiedesse, hanno reso gustosa la kermesse facendoci fare esperienze gustative di ottima qualità.

5. Le cantine: poter visitare una cantina, con la guida dei padroni di casa, è sempre un’esperienza indimenticabile. Si entra nel vivo del lavoro, della passione che ogni giorno dell’anno, lontano dai riflettori e con grandi sacrifici, permette di portare in tavola dei piccoli capolavori. E tra le botti, in mezzo ai luoghi di chi vede nascere e crescere il vino, si imparano tante cose e si ascoltano tante storie. L’ospitalità altoatesina che per ovvie ragioni mi entra nel cuore.

6. La tradizione e l’innovazione: tra i momenti indimenticabili, le ‘sfide’ tra chef e contadine tirolesi. Non ci sono vincitori e vinti, ma solo modi diversi di interpretare la cucina. Valorizzando il passato e i trucchi delle nostre nonne, seguendo nei loro accostamenti originali e audaci i cuochi stellati: ad accomunare tutti questi maghi dei fornelli la passione per un’arte che fa sempre innamorare e non smette di stupirci.

Show cooking...prelibatezze da mangiare e da bere
Show cooking…prelibatezze da mangiare e da bere

7. La cena di gala: in una sala semplicemente magica a tavola con le firme più autorevoli del giornalismo enogastronomico. Scambi di esperienze, confronti, un po’ di goliardia e tanta voglia di conoscere. La curiosità resta il nostro motore e il vero segreto per poter raccontare.

8. Beneficienza e gusto: i narratori del vino più prestigiosi d’Italia a disposizione per guidare in percorsi di scoperta delle eccellenze, con un pensiero concreto rivolto alle zone del mondo più bisognose. Le Charity Wine Masterclasses hanno rappresentato anche quest’anno un’occasione unica per approfondire, confrontarsi, conoscere e assaggiare per la prima volta prodotti unici.

Il ricavato degli ingressi sarà devoluto, come tutti gli anni, al Gruppo Missionario di Merano per la realizzazione di un progetto specifico in Africa. Indimenticabile la degustazione di Giorgio Grai, un gigante per autorevolezza e competenze, amabilissimo narratore e compagno di brindisi.

Il mitico Giorgio Grai...ed io
Il mitico Giorgio Grai…ed io

9. I progetti del futuro: una collaborazione con Fico, il nuovo parco di Bologna dedicato all’agricoltura a tutto tondo, ma anche partnership con enti, istituzioni, scuole alberghiere. Il vulcanico Köcher sa ascoltare e captare gli stimoli esterni e consente alla sua creatura, il Merano Wine Festival, di ampliare gli orizzonti, divenendo un luogo di incontro e di scambio di idee e di progetti.

10. La voglia di mettersi in gioco: la tentazione di chi ama a e conosce i vini è quella di andare sempre sul sicuro. Spessi si degustano vini che si amano già, per riconoscersi e ritrovarsi.

Ma il Merano Wine Festival offre la possibilità di scoprire nuovi sapori e profumi, di mettere in dubbio le proprie certezze. L’occasione di vedere e assaggiare vini e prodotti sconosciuti permette di crescere, di allargare i propri orizzonti. E la scoperta è sempre un momento prezioso, nel bicchiere e nella vita.

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