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Antico, sta al castello, come la strada sterrata per raggiungere il posto, sta alla meta assisa nel recesso rurale di una remota propaggine turrita di defilate antichità private.

I frutti antichi, ai quali si allude nella produzione di prelibatezze derivate da essenze tipiche di un tempo e tralasciate nell’odierno mercato della grande distribuzione sulla vasta scala preponderante di una merceologica connettività, sono di casa in questo castello, a pochi chilometri da Piacenza.

Pontenure, con il castello di Paderna, è da anni sede di quell’evento fieristico annuale che, ad una vasta gamma di prodotti d’eccellenza di una resa agricola di nicchia, offre il contesto per un confronto appagante per tutti di appassionati di tali amene rarità.

Insieme a quanto commestibile, ci sono pure gli accenti cromatici prettamente ornamentali, dei fiori, tanto per non fare mancare un aspetto che appare di frequente in ogni contesto produttivo a cielo aperto in cui, ad esempio, la presenza delle rose nei pressi di un vigneto, sembra possa assurgere a parametro indicativo dello stato di salute della vigna stessa, a seconda di come risponda la crescita della rosa, messa a capo di un filare secondo un implicito abbellimento.

In concomitanza con il maggio estivo che il 2022 ha contestualizzato pure nel piacentino, questa attesa iniziativa espositiva, dal nome “I frutti del Castello”, ha registrato, anche stavolta, un interessante flusso di visitatori, per la maggior parte dei quali la frequentazione la si è potuta tracciare anche nel vederli entrare a mani nude ed uscire dal perimetro agreste della manifestazione, per la maggior loro parte, con le mani occupate.

Ad esempio, chi, con una pianta o più, in vaso, chi addirittura in compagnia di bipedi piumati, come nel caso di esemplari della “gallina padovana”, chi con manufatti pregiati, sembra che le varie sollecitazioni, messe sul campo ai piedi di quest’avito castello, abbiano conquistato più di un motivo di interesse personale, a portare, poi, a casa un frammento di questa significativa kermesse.

Meglio, comunque, non toccare i fiori, come pure è opportuno astenersi dal carpire troppi dettagli delle note descrittive di quanto produttivamente si affaccia al sole di latitudini lontane che hanno il fascino di catapultare in panorami nostrani colture, per altro, insolite e magari pure antiche, come, fra le altre, “Il pomodoro pesca. Varietà molto rara proveniente dal Perù. Pomodoro dolcissimo, dal sapore intenso ed equilibrato, con un insolito aspetto quasi identico a una pesca, addirittura presenta una leggerissima peluria che non dà assolutamente fastidio al palato. (…)”.

Per quanto riguarda i frutti, si fa presto a dire ciliegia: c’è, fra le altre, il poter andare alle varietà antiche della “moscatella gialla”, della “marchigiana”, della “mora d’Arezzo”, ma anche della “visciola di Roma”, come pure della “maraschina di Firenze”, per trovare pure tale frutto nei pressi di qualche nominale appiglio apicale di regale notorietà, come nel caso dei nomi associati al “Visciolone della Regina Ortensia” ed alla, parimenti detta, “Napoleone I”, analogamente ad un percorso, tutto proprio, del tracciare, in ruvidi epiteti, quanto ancora, con copyright dei “Vivai Belfiore” di Lastra a Signa, nel fiorentino, era pure rappresentato nella manifestazione al castello di Paderna, partecipandovi, ad esempio, per quanto riguarda le mele antiche, la “Zucchina”, la “Calvilla Bianca d’Inverno”, la “Zitella”, la “Rossa di Firenze”, mentre, oltre ai vari esemplari di fichi, come, fra tutti, lo “Zuccherino”, tra le pere, l’assortimento è andato a riguardare anche l’esplicitazione di una tal “Cocomera”, come, fra altre ancora, di una “Cedrata romana” e di una “Spadoncina”.

Le rose sono state le protagoniste indiscusse dei fiori, allestiti ricorrentemente, per numero, qualità e prestigio di peculiari specificità, tra le maggiori attrattive fieristiche, in modo che, insieme alle vibrazioni dei petali, aleggiava, sul luogo, una sinfonia di emanazioni, in altro modo, scaturenti dal regno vegetale, con le piante aromatiche dall’utilizzo sia culinario che prettamente ornamentale, pensando, ad esempio, per capirsi, alla salvia ed alla lavanda, al basilico annuale ed al timo, invece, perenne come lo è l’elicriso, inebriante nel suo caratteristico effluvio solare.

Da questi spunti ne è derivato quell’indotto che si è strutturato tanto nella disponibilità operativa di “grembiuli ed accessori per giardini ed orto”, come di “forbici e attrezzature professionali da giardino.

Concimi e prodotti naturali per la cura e la manutenzione del verde”, “bioristrutturanti per terreno”, “arredi da giardino e oggettistica”, “decorazioni per giardino in metallo riciclato”, “mobili da giardino in ferro e bamboo, ceramiche a fiori”, e “vasi e decorazioni per esterni”, come pure, su un piano di elaborazione culturale, “opere scultoree per esterni”, pubblicazioni varie legate al settore ed anche il contributo artistico espresso, fra altre pure interessanti testimonianze, dalla presenza in loco dell’opera “La chiocciola”, scultura, posizionata a cielo aperto, in prossimità dei perimetri del castello stesso, che è stata realizzata da Cesare Maffi e da Ornella Manara.

A queste ispirazioni speculative, circa un approccio di contenuti al composito tema del “verde”, la “sesta edizione primaverile”, cadenzante il riproporsi dell’evento attrattivo di Paderna per eccellenza, si sono accompagnate anche pubbliche e libere trattazioni, connesse al settore, mediante estemporanee conferenze, sviluppate sotto il portico del cortile interno di questo castello, che, ad esempio, hanno toccato la valorizzazione di “flore spontanee da inserire in un ambientazione da parco o da semplice giardino”, il “riprodurre le piante in modo semplice”, fino, fra altre relazioni, l’interrogarsi sulle variabili e circa le tendenze in atto, nella progressione vertiginosa del tempo voracemente incalzante, sull’onda del preconizzare “Il giardino del cambiamento climatico.

Come evolveranno i nostri spazi verdi? Alcuni consigli per prepararci ad affrontare criticità ed opportunità”, quali esposizioni argomentate da specialisti alla partita, che, in quest’ultimo caso, ha avuto, ad esempio, come referenti Giuliana Gatti e Simone Zenoni, architetti paesaggisti, rispettivamente vicepresidente e presidente di “AIAPP Lombardia”
(associazione italiana di architettura del paesaggio).

Alla sincerità di un’autentica adesione ad un’armonia con il Creato, sembra aleggiare, sull’intero comparto convenuto nella manifestazione, il motto araldico, con tanto di stemma, proprio del castello ospitante, “Paucis carior fides”, ovvero, “a pochi la lealtà è stata più cara”, quale monito a tenere alta la cifra ideale per la quale spendersi, anche nel controverso profondersi di scelte, purtroppo, a volte, esposte a tradursi non sempre in linea con il pieno rispetto verso l’ambiente.