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Peloponneso – Partiamo con calma da Pylos, paese affettuoso e accogliente. Ci rendiamo conto che non è facile cambiare registro della navigazione dopo aver trascorso vent’anni nelle acque della Dalmazia. Lassù, dove da sempre ci sono i migliori marinai del mondo, decenni trascorsi sotto l’impero austro ungarico permettono che ancora oggi, per chi va per mare, tutto sia organizzato e facile. Qui invece tutto è lasciato al caso ed è più difficile. La sicurezza e i divieti croati vanno barattati con l’assoluta libertà greca. Ti ormeggi dove trovi posto, se lo trovi. Nessuno ti verrà a chiedere una manciata di euro. A nessuno salterà in mente di vietartelo. Dobbiamo abituarci. Il respiro ansioso del selvaggio sostituisce quello tranquillo dell’addomesticato.

Poche miglia ci separano da Methoni, la veneziana Modone. Presto, in lontananza ci accoglie il Burzì, la torre fortificata costruita prima dai veneziani, poi finita dai turchi e ripresa ancora dalla Serenissima. Dietro il Burzì l’immensa fortezza veneziana costruita a più riprese dai Bembo e dai Loredan, famiglie di dogi che in laguna hanno ancora molti eredi. Koroni, a una decina di miglia di distanza, e Methoni sono state per secoli le sentinelle, gli occhi, della Repubblica di Venezia sull’Egeo. Sono le punte estreme della penisola di Messene che a nord è chiusa da una trafficata Kalamata con tutte le sue olive.

I pirati del Mani venivano a Methoni e Koroni a vendere gli schiavi che avevano catturato razziando i villaggi turchi e le isole. Erano specializzati in schiavi turchi e franco-levantini cattolici delle Cicladi. E quando qui approdavano le galere schiaviste veneziane, i manioti in faida tendevano agguati e cercavano di catturare i nemici, o le loro mogli, per poi venderli come schiavi.

La baia è grande. La spiaggia solitaria. C’è solo un’altra barca all’ancora. Facciamo così anche noi, appena dentro il porto. L’acqua del mare sfiora i 34 gradi. Vado a nuoto alla spiaggia e mi fermo a chiacchierare con una signora inglese. Viene dalle Midland e trascorre qui almeno sei mesi all’anno. Assieme a molti altri coniugi francesi, inglesi e tedeschi. Mi segna una collina a est. E’ lì che vivono tutti i pensionati del nord europa. Lei no. Ha preferito un appartamento da due stanze proprio in centro al paese. Per sentirsi un po’ greca. Vado anche a messa, aggiunge, non ci capisco una parola così mi fermo solo un’ora e non tutte e 3 ore del rito ortodosso.

Oltre la riva si stende il piccolo paese. Qualche taverna, molte case da vacanza, piccoli hotel da 5, 6 stanze, quattro altalene e uno scivolo arrugginito, un paio di giostrine d’antiquariato. All’Ostria Caffè, in piazza, il proprietario Dimitri mi spiega che non vogliono che Methoni diventi un posto da tanti turisti. Ce ne bastano pochi, dice sorridendo.

Alla fortezza si va dalle 8.00 alle 15.00. Non costa nulla entrare. Immagino perché costerebbe di più pagare una persona che stacchi i biglietti. Nell’enorme piazza d’armi, all’interno, ci ritroviamo in cinque, noi due e una famigliola greca. Tutta la vegetazione è arsa dall’estate appena passata. Dei fiori dell’aglio non restano altro che scheletri irsuti. Gli unici a essere in buona salute sono i cactus.

Methoni è una delle tappe principali del nostro viaggio a levante. La prima carica di storia e simbolismi. Perché il mondo greco è punteggiato da vibranti testimonianze veneziane, da enormi bastiglie, muri di cinta, fossati, barbacani, ponti levatoi, lapidi che portano nomi conosciuti, dai Mocenigo ai Morosini, dai Bragadin ai Loredan e agli Zorzi. Sono le fortezze di Corfù, Leucade, Corone, Modone, Nauplia, Iraklion, Nicosia, Famagosta. Uno scrittore greco ha definito il grande castello di Corone una testimonianza di architettura dell’odio. Dell’odio non lo so. Delle guerre che infestavano questi mari per contendersi commerci e schiavi, senza dubbio sì.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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