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Sono passati trent’anni, era la notte tra il 2 e 3 dicembre quando a Bhopal, cittadina indiana della provincia Mhadya Pradesh, una nube tossica fuoriuscita dallo stabilimento della Union Carbide, una multinazionale americana che produceva fitofarmaci, avvelenò migliaia di persone.bhopal_photograph

Tra i 16 mila e i 30 mila saranno i morti e oltre 500 mila feriti. La stessa notte morirono, secondo le stime del governo indiano, più di 2 mila persone, le altre successivamente, mentre i feriti riportarono danni fisici e invalidità permanenti molto gravi. Ancora oggi la zona inquinata, a trent’anni di distanza dall’evento, porta danni agli aitanti, per lo più poveri contadini.

A mezzanotte e cinque alla “fabbrica dei miracoli” successe qualcosa, nessun rumore che poteva destare sospetti, il gas comincio a fuoriuscire, poi per reazione ed effetto del calore provocò uno scoppio nel sarcofago che conteneva il gas letale e, come nelle fiabe delle Mille e una notte, lo spirito cattivo si trovò nell’aria, libero.  Il vento soffiava verso la bidonville, fu l’apocalisse.libro

Trent’anni di processi non hanno fatto giustizia dell’accaduto, Warren Anderson presidente e amministratore delegato della Union Carbide non si mai presentato ai processi e non è mai stata portata a termine la domanda di estradizione dagli Stati Uniti. I risarcimenti non raggiunsero mai la popolazione e tutt’ora l’impianto decrepito è circondato da rifiuti tossici.

Dominique Lapierre, noto giornalista e scrittore francese, con Javer Moro hanno scritto un libro: Mezzanotte e cinque a Bophal dove raccontano, come in un thriller, l’avventura umana e tecnologica che ha scatenato la più grande tragedia industriale del secolo scorso.

Il libro segue gli avvenimenti che si susseguirono, dall’esodo forzato di centinaia di contadini indiani scacciati dalle loro terre da orde di pidocchi assassini. La scoperta di tre entomologi di New York di un pesticida miracoloso, poi prodotto da un gigante della chimica che ne produceva in quantità usando un gas mortale. Si ripercorre l’idealismi di alcuni ingegneri occidentali che arrivarono in India per costruire alla città di Bophal un insediamento industriale che avrebbe dato lavoro e salvato dalle carestie, “un impianto innocuo come una fabbrica di cioccolato…”

Il libro ripercorre le vicende di una storia vera, da uno strappo di Mille e una notte all’apocalisse, dalla bidonville che circonda la città alle principesse che ammaliano i tecnici americani. Poi la tragedia, le meschinità, i depistaggi e i silenzi, il dramma di migliaia di persone lasciate al loro destino o l’eroismo di alcuni medici che cercarono di rianimare le vittime con la respirazione bocca a bocca rimendo vittime loro stessi.

Una tragedia dei nostri tempi dimenticata, narrata nel libro che suona quasi come un monito per gli “apprendisti stregoni moderni” che minacciano l’avvenire del nostro pianeta. Come scrive Dominique Lapierre.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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