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La povertà in una delle zone più ricche d’Italia ha diversi volti. Due sono quelli principali: quello dei migranti, per lo più giovani e donne, e quello di uomini italiani over 50, disoccupati di lungo periodo e spesso soli.

È quanto emerge dal rapporto “La povertà nella diocesi ambrosiana”, voluto dalla Caritas diocesana. Una povertà accentuata dalla crisi economica degli anni scorsi, di cui si continua a vederne gli effetti. E uno di questi è che il 9% di chi si è rivolto ai centri di ascolto delle Caritas parrocchiali ha un problema di salute mentale, che emerso o si è accentuato per il perdurare della condizione di povertà.

“Per chi è caduto nelle maglie della crisi, il lavoro e il reddito sono i principali problemi -spiega Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana-. Ma spesso non è possibile aiutare queste persone rispondendo in prima istanza a quei bisogni. Occorre che le comunità se ne prendano cura integralmente, affinché le stesse persone in difficoltà possano ritrovare quelle energie residue con le quali rimettersi in piedi”.

I dati del rapporto sono stati eleborati sulla base del lavoro svolto da un campione di 87 tra 390 centri di ascolto delle parrocchie della diocesi di Milano. Una diocesi che ha un territorio che si estende anche sulle province di Monza, Lecco, Varese e una parte di quella di Como.

In totale gli 87 centri presi a campione nel 2018 hanno incontrato 9.921 persone, alle quali vanno aggiunte le 1.881 del Servizio accoglienza immigrati (Sai), le 751 del Servizio Accoglienza Milanese (Sam) e le 642 del Siloe (Servizi integrati lavoro e orientamento).

In totale 13.195 persone, in cui prevalgono le donne pari al 56,2%. La maggior parte è costituita da stranieri: 52,3% extracomunitari regolari, 5% extracomunitari irregolari e 4,9% comunitari. Gli italiani sono il 37,3%.

La metà ha un’età tra i 35 e i 54 anni, ma c’è una netta differenza tra gli stranieri, in cui prevalgono quelli tra i 25 e i 35 anni, e gli italiani, tra i quali si registra una predominanza della fascia di età 45-65 anni.

Una delle caratteristiche della povertà è la solitudine: solo il 39,1% degli utenti risulta coniugato e il 5,7% convivente, mentre il 26,5% è nubile o celibe, il 9,8% è separato, il 6,8% divorziato e il 4,6% è vedovo. Sono soprattutto gli uomini a non avere legami stabili, il 54,5% contro il 49,3% delle donne.

Secondo l’indagine, le persone più fragili sono i cittadini di nazionalità italiana. Non solo sono tra i più anziani tra gli utenti dei centri di ascolto, ma spesso sono disoccupati da lungo periodo (43,4% a fronte del 29,4% degli stranieri), hanno livelli di scolarità più bassa e il 65,2% vive da solo.

Le persone che si rivolgono ai centri di ascolto hanno bisogno soprattutto di un lavoro o di un sussidio di vario genere. Il 38,2% ha chiesto beni materiali (come il pacco alimentare) e servizi, il 29,6% sostegno personale (ossia ascolto e informazioni), il 30,2% lavoro, il 18% sussidi economici (per pagare bollette o tasse) e il 3,5% medicinali.

“Occorre più creatività, maggiore ascolto, nuove competenze -spirga Luciano Gualzetti riflettendo sul tipo di risposte che si possono dare a questi bisogni-. Insomma un nuovo approccio che esca dagli schemi assistenzialistici e si sforzi di essere generativo”. 

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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