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Medole (Mantova) – Mimì Quilici Buzzacchi torna nel suo paese natale, Medole, per un’ampia retrospettiva sull’attività grafica. Ci torna grazie all’affetto dei suoi concittadini e alla determinazione dei rappresentanti delle istituzioni locali.

Mimi Quilici BuzzacchiPer questa importante occasione l’Archivio Mimì Quilici Buzzacchi (MQB) ha messo con entusiasmo a disposizione le numerose opere in mostra che includono xilografie, litografie e un cospicuo numero di disegni in gran parte inediti. L’attività dell’Archivio MQB, già presente nel censimento degli Archivi del ‘900 curato dalla Fondazione La Quadriennale di Roma e in stretta connessione con la gestione dell’archivio del marito Nello Quilici, storico e giornalista, è infatti volta alla promozione dello studio e della conoscenza della vita e delle opere di Mimì Quilici Buzzacchi e dell’ambiente culturale da lei frequentato e animato in oltre sessanta anni di carriera artistica. In questi ultimi tempi in particolare l’attività è incentrata sulla catalogazione sistematica delle opere dell’artista medolese che includono più di mille dipinti ad olio e centinaia di lavori grafici.

La mostra di Medole pone solide basi per una stretta collaborazione tra le istituzioni locali e l’Archivio MQB che si è già sostanziata nella donazione di alcune significative opere, cui è auspicabile se ne possano aggiungere altre in futuro, in analogia con quanto avvenuto in occasione della recente mostra presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma e del conseguente arricchimento del Fondo MQB presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Fino all’11 marzo 2018 la mostra è visitabile nei locali della Torre Civica di Medole dal mercoledì al sabato dalle 15.30 alle 18.30, la domenica e i festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30. L’inaugurazione è in programma sabato 16 dicembre alle ore 16.30 con una presentazione di Lucio Scardino, critico d’arte che ha curato anche il testo critico a corredo del catalogo gratuito che è disponibile in mostra.

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Emma Buzzacchi, meglio conosciuta come Mimì Quilici Buzzacchi (Medole, 28 agosto 1903 – Roma, 16 giugno 1990), è stata una pittrice e incisore italiana. Appartenente ad una famiglia della colta borghesia medolese e nipote del medico garibaldino Giovanni Buzzacchi, Mimì si trasferisce nella provincia di Ferrara nel 1920 e nel capoluogo dal 1929, in seguito alle nozze con il giornalista Nello Quilici, dal quale avrà i figli Folco e Vieri. Rimasta vedova a causa del celebre incidente aereo di Tobruk, nel quale il marito perì con tutto l’equipaggio di Italo Balbo, si trasferisce a Roma nel 1945.

Formatasi e conosciuta per la sua appartenenza alla cultura ferrarese ed inizialmente aderente ai valori di Novecento, il suo approdo alla Scuola romana, nel secondo dopoguerra, coincide con l’emergere di una nuova libertà espressiva e di una progressiva tendenza all’astrazione, generalmente centrata su paesaggi caratterizzati dalla presenza dell’acqua nelle diverse articolazioni del territorio. Si distinguono in tale ambito alcuni soggetti su cui si concentra la continua ricerca formale: a iniziare da quello romano del Tevere e di Monte Mario per poi dilatarsi nel paesaggio costiero italiano, pieno di luce e di colore mediterraneo, come quelli dell’Argentario e di Maratea o ricco di memorie storiche come quelli di Pyrgi e delle Valli di Spina.

Allieva di Edgardo Rossaro, Mimì inizia ad esporre giovanissima in alcune mostre collettive di livello regionale, riscuotendo un largo successo che la porterà ad essere invitata alla Biennale di Venezia del 1928, ove esporrà ininterrottamente fino al 1950. Nel 1931 a Milano tiene la sua prima mostra personale alla Casa degli Artisti con la presentazione di Carlo Socrate. Lo stesso anno viene invitata alla I Quadriennale nazionale d’arte di Roma. A questa rassegna verrà poi costantemente invitata sino alla VIII edizione del 1959.

Dal gennaio 1933 al novembre 1935 cura la veste editoriale della Rivista di Ferrara, componendone con tecnica d’incisione le stesse copertine e frequenta il pittore Achille Funi, che dal ’34 al ’38 è impegnato ad affrescare la Sala dell’Arengo al Palazzo Municipale di Ferrara. Mimì Quilici Buzzacchi fa parte, insieme ad Achille Funi, Arrigo Minerbi e Galileo Cattabriga, della “crème del Novecentismo locale”, come l’ha definita lo storico dell’arte Lucio Scardino.

Nel 1938 inizia il lavoro preparatorio degli affreschi per la Cappella del Villaggio Corradini in Libia, con soggetto La glorificazione delle sante Felicita e Perpetua. Degli affreschi originali, oggi andati perduti, resta un bozzetto conservato presso la collezione Wolfson di Genova. L’anno successivo Giuseppe Ravegnani presenta la sua personale Mostra d’Arte Coloniale a Genova, in cui sono esposte numerose pitture ad olio e xilografie di soggetto libico. Lo stesso anno partecipa alla I edizione del Premio Bergamo e alla III Quadriennale di Roma con la xilografia Leptis Magna – Foro Nuovo Severiano, opera pubblicata nella cartella di dieci grandi xilografie Italia Antica e Nuova, con la presentazione di Ugo Ojetti.

Dopo una breve residenza a Bruntino nel bergamasco, dal 1942 al 1945, si trasferì definitivamente assieme ai figli a Roma finita la guerra; alla fine degli anni Cinquanta ritorna nelle Valli di Comacchio, dove inizia ad eseguire il ciclo dei quadri di Spina. Nel 1960 si tiene al Chiostrino di San Romano a Ferrara, con la presentazione di Giorgio Bassani, la mostra dedicata a Le Valli di Comacchio.

Nel 1966 viene pubblicato il volume Paesaggi come vita, contenente 29 disegni (dal 1923 al 1965) e la presentazione di Cesare Zavattini. Lo stesso anno compie una crociera attorno al continente africano durante il quale produce numerose opere grafiche, che verranno poi esposte alla mostra “Periplo africano” alla Libreria-Galleria Paesi Nuovi di Roma con la presentazione di Licisco Magagnato.

Nel 1967 l’associazione milanese Amici del Po organizza un viaggio sul fiume per pittori, tra cui la Quilici Buzzacchi, da Piacenza a Ferrara. Il viaggio si conclude con il IV Premio Nazionale di Pittura “Il nostro Po” e due mostre al Castello Estense di Ferrara e nel Palazzo del Turismo a Milano.

Nel 1972 è invitata ad esporre una selezione di opere degli anni Cinquanta-Settanta al Centro Attività Visive del Palazzo dei Diamanti di Ferrara con presentazione di Licisco Magagnato. Nel 1976 a Roma allestisce una mostra antologica a Palazzo Braschi, intitolata ad uno dei suoi temi preferiti: Quadri del Tevere.

Negli anni Ottanta si tiene a Roma una retrospettiva dell’intera opera grafica, Sessant’anni di Xilografia 1921-1981. Nel 1981 torna a Ferrara per una mostra che ha per soggetto il Castello Estense, dove espone una serie di opere eseguite nel suo studio di Roma. Nel 1982 Giorgio Bassani presenzia alla personale che si tiene a Parigi all’Istituto di Cultura Italiano dal titolo Paysage du Delta du Po. Nel 1987 viene allestita la mostra antologica dal titolo Paesaggi miei al Palazzo Bellini di Comacchio. È del 1998-99 invece la grande retrospettiva che si tiene a Palazzo Massari a Ferrara e alla Torre Civica di Medole.

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La Redazione
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