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Civiltà montanara di campi appesi al monte e sudore e civiltà mineraria di cunicoli bui nel cuore del monte e tanto sudore hanno stretto un patto lassù in Val Trompia. Dentro e fuori dalle miniere. Per quegli uomini, per metà minatori e per metà contadini,  che hanno scritto le fatiche del ferro e poi del fuoco.miniera

L’ultimo minatore della valle è uscito nel 1985 dalla miniera S. Alloisio di Collio, impolverato da quel che rimaneva del filone di siderite. Il declino sembrava segnare inesorabilmente un’attività millenaria iniziata probabilmente con il ferro fuso nei gladio dei legionari di Roma, mai del tutto stabilmente industrializzata, ma che ha segnato il destino artigiano e produttivo della valle bresciana fondendone le tradizioni e forgiando il carattere. Le altre miniere sparse a gruviera nell’alta valle erano chiuse da tempo, in un’alternanza di filoni esauriti e nuove gallerie grattate nelle viscere ferrose dei monti. In loro sono racchiuse le vicende delle genti triumpline.

Per qualche secolo gli operosi abitanti hanno alternato il lavoro di mandriani e contadini con l’escavazione delle vene del ferro. Dal fieno sui pendii al buio della miniera.  Stalla e miniera erano fucine di fatiche inenarrabili e miserie che accorciavano la vita grama sino alla prima metà del secolo scorso. Ancora più inenarrabile è forse la storia più buia delle miniere, quella dei bambini-minatori in grado di muoversi con agilità negli stretti cunicoli. Descritti da Giuseppe Zanardelli come “piccoli, rachitici, pallidi e malaticci” si infilavano nelle viscere a grattare il ferro con piccoli picconi. Ma non potevano che fornire un lavoro “lento, misero e stentato”.miniera_avventura2

A rammentare la vita nelle miniere sono rimasti pochissimi ex minatori. Alcuni di loro ti accompagnano a visitare le gallerie e quel che rimane delle grandi miniere, decadente archeologia industriale divenuta parco minerario a uso turistico. Ma se vuoi conoscere veramente la storia della gente non devi andare alle miniere, ma al cimitero. Nel regno della silicosi. Perché se sino all’inizio del secolo scorso era la fatica a piegare la schiena e la vita di chi cavava il ferro in miniera, con l’avvento dei martelli pneumatici si è sollevata la fatica e insieme si è sollevata la polvere, più leggera del ferro, che ha infuocato i loro polmoni.

Il ferro delle miniere ha avuto bisogno del fuoco, passando dal forno fusorio per poi essere forgiato dai magli o cesellato nelle più raffinate mani degli armaioli, artigiani che hanno dialogato con il ferro e con il fuoco consapevoli custodi dei segreti delle creazioni.

Il sipario non si è chiuso. L’ultimo atto della mineraria opera dell’economia del ferro è confluito nella Via del Ferro, una proposta museale che è un viaggio nel tempo e nello spazio. Per intraprendere un viaggio sul percorso minerario della Valle Trompia bisogna partire dalle miniere dell’alta valle, per passare dal forno fusorio di Tavernole, dai magli di Sarezzo e di Ome, dal museo delle armi di Gardone Val Trompia o dal percorso di “ miniera avventura”alla miniera Sant’Aloisiodi Collio.aloisio-1

La miniera, grazie all’intervento di Cassa Padana Bcc, banca locale molto attenta al recupero delle eccellenze, e quindi dell’identità territoriale, ha riaperto ufficialmente i battenti domenica 10 maggio, con una spettacolare inaugurazione. Oltre al nuovo allestimento, mirato a valorizzare l’esposizione di reperti del mondo minerario, ritornerà fruibile il trekking minerario, un percorso di circa due chilometri che, con le condizioni ideali consentirà di passeggiare nella miniera “al naturale”, senza dimenticare il percorso “Miniera Avvenura”, che concilia cultura e divertimento, permettendo di seguire con ponti sospesi, scale, passerelle e funi i percorsi fatti dai minatori durante il loro lavoro.

L’ingresso, a pagamento, è previsto il sabato e la domenica fino a fine ottobre: da aprile ad ottobre sabato e domenica: dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18, le prime tre settimane di apertura tutti i giorni sempre dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18, ultimo ingresso consentito alle 16,30.

 

 

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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