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Brescia – Non si trattava di inveire contro il cielo, ma di sparargli addosso, scaricandogli colpi a salve, in occasione dei frangenti meteorologici che ispiravano certi timori percepiti in un partecipe coinvolgimento, vissuto strettamente a ridosso.

Per scongiurare la grandine, nei casi nei quali, in una crucciata volta celeste, si profilava il presunto annodarsi degli annuvolamenti localizzati come suoi potenziali vettori, pare che il congetturare alcuni rimedi appropriati abbia individuato il fulmineo ricorso a fendere l’incombente perturbazione, mediante il diversificato strumento balistico di una deflagrante esplosione.

A fine Ottocento, per scansare l’evenienza di ciò che, dall’alto, avrebbe potuto mitragliare il basso profilo di quanto esistente sulla crosta terrestre, si riteneva valido il cercare di sperimentare le detonazioni piriche contro un cielo ritenuto minaccioso di grandine, andando, di concerto, ad interessare anche le pagine di un giornale, per promuovere gli sviluppi di tale metodica, osservata in una speranzosa analisi peculiare, come attestava l’edizione del 04 maggio 1899 de “La Sentinella Bresciana”, nell’insieme di un’informazione, grazie alla quale, della stessa, era data una versione esemplare: “(…) Argomenti sulle leggi della fisica e della meteorologia conducono a credere che non essere già il fragore del colpo quello che produce effetto sulle nubi, bensì la colonna d’aria violentemente spinta dai gas della polvere. Si tratterebbe perciò di far costruire dai pirotecnici delle bombette sferiche di carta da lanciarsi coi mortai a 1000 metri di altezza dove, giunte, porterebbero col loro scoppio lo sconquasso sicuro in tutta quella fucina di ghiaccio e di elettricità. Si può anche ritenere che dette bombette porterebbero lo sconquasso anche non scoppiando, perchè eserciterebbero un’azione materiale sulla compagine delle nubi. In vari punti della provincia si vanno formando altri consorzi per l’impianto si stazioni di sparo nelle varie plaghe”.

Il tempo ancora primaverile di quel periodo, interessato alla messa a punto delle riflessioni operative per il contrasto promosso contro le condizioni reputate apportatrici di possibili grandinate, si profilava a tacito testimone di quei giorni, sui quali pare gravitasse lo sviluppo di tale sperimentale e sperequata tendenza, dell’ergersi, cioè, sulla terra, a tentare di governare le profondità degli strati celesti, perchè non si verificasse l’accennata e dannosa evenienza.

Cannone_antigrandine
Cannone antigrandine

Ai lettori della testata giornalistica della quale si è qui fatta menzione, era rivolta, il 14 maggio 1899, una tematica dissertazione, nel modo in cui l’argomento era stato ravvisato da chi, con la sigla “c.p.”, aveva firmato, dalla località bresciana di Erbusco in Franciacorta, una personale ed, al medesimo tempo, significativa interpretazione, data al metodo precauzionale preso in considerazione, legando al destino della carta stampata, la memoria di una convinta presa di posizione, riguardo questo genere di impari lotta fra l’uomo ed i capricci della stagione: “Lo sparo dei cannoni contro la grandine. Ci scrivono da Erbusco, 13. Ieri, circa le ore 18, sulle ubertose colline di Caleppio si era condensato un brutto temporale che minacciava la distruzione di quelle promettenti campagne. Già i nuvoloni chiaro-scuri danzavano furiosamente, i vortici, i cavalloni, i lampi ed i tuoni si succedevano ed il pericolo era imminente. Quando le stazioni di precauzione, predisposte lungo quelle colline, apersero i loro spari, dopo un fuoco ben nutrito per la durata di cinque minuti, i lampi cessarono, i tuoni tacquero, le nubi si diradarono e tutto si convertì in un’acquazzone. Sarà o non sarà il risultato degli spari, ma, in ogni modo, il fatto lascia il convincimento in chi ha assistito, come chi scrive, allo svolgersi di quella azione che la scienza ha fatto un gran passo nel mondo dell’aria, da lasciare intendere non lontano il giorno in cui potrà dire agli infortuni celesti, ai flagelli desolanti, che abitualmente visitano le nostre campagne: ora basta. Intanto “i guerrieri del tempo” della regione di Caleppio possono registrare nella giornata di ieri un vero successo”.

Alcuni esempi che rispetto a quest’ultimo, si denotavano opposti, per la loro diversa ripercussione ambientale, negli effetti di tutt’altra valenza, a motivo del differente esito dei rovesci meteorici, invece, riversatisi in una fatale ed in una devastante incidenza, connaturavano queste caratteristiche estemporaneità a certi danni patiti che, durante quel periodo, sono documentati in una ricorrente consistenza, come emergeva da “La Sentinella Bresciana” del 28 giugno 1899, secondo una notizia legata ad una pregressa circostanza: “Un’altra grandinata. Nel nostro numero di ieri abbiamo pubblicato in cronaca che le campagne di Ghedi furono in buona parte danneggiate dalla grandine. Giunge ora notizia da Fiesse che anche in quel territorio la grandine ha recato gravi danni. E così i poveri agricoltori si vedono flagellati da ogni sorta di malanni”.

Oltre alla denuncia delle conseguenze del maltempo occorso nell’accennata località della Bassa Bresciana, il quotidiano, pubblicato il giorno prima, recava pure l’informazione riguardante alcuni particolari attinenti il ricorso ai colpi a salve verso il cielo, come erano colti nella dinamica di una raggiunta organizzazione che pare fosse ormai acquisita, in una riscontrata considerazione anche avvalorata dalla funzionale precisazione che: “Per facilitare ai consorzi grandinifughi il provvedersi della polvere nera concessa dal Regio Governo, il locale Comizio Agrario ha ottenuto che la distribuzione sia fatta dalla Sezione di Artiglieria di Peschiera. Il delegato a ritirare la polvere dovrà presentarsi a quella sezione coi recipienti occorrenti e munito della richiesta, della dichiarazione del Sindaco dell’uso cui deve servire la polvere e di un titolo di riconoscimento. Sarà però bene avvisare la Sezione almeno 48 ore prima del prelevamento. Si dovranno poi osservare le prescrizioni della legge di P.S.”.

Intervenire nelle dinamiche superiori del tempo avverso, allo stesso modo con cui, nei piani inferiori, la natura era stata progressivamente modellata dall’impronta umana, mediante una laboriosa premura, si innescava nell’analoga scommessa promossa nell’ambito del medesimo ciclo vivente che congiungeva il cielo e la terra dove l’uomo promuoveva la supremazia sul proprio ambiente.

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Stampa d’epoca

A difesa dei prodotti dei campi, perchè non fossero bersagli inermi di algidi proiettili sferzanti, nel merito della testuale specificità usata di “Spari contro la grandine”, il giornale locale spaziava il proprio orizzonte intercettando un contributo similare, rispetto a quelli pubblicati in un aggiornamento settoriale, riferendo, nella prima pagina, dell’esemplare in stampa lunedì 19 giugno 1899, l’esperienza rivendicata “Da Conegliano (Veneto) ci scrivono: “le novità di queste parti sono poche; ora si tien dietro con interesse agli spari contro le nubi grandinifere. A Conegliano si spara quasi tutti i giorni nelle molteplici stazioni che funzionano egregiamente. E’ certo che le campagne circostanti sono già state colpite tutte dal flagello e Conegliano, quasi ogni anno infestato è rimasto immune. L’altro giorno poi, durante un tempo orribile e durante gli spazi, si vide cadere un abbondante nevischio, segno non dubbio del processo dissolutivo delle esplosioni. Molti increduli dovettero chinare la testa”.

Un balzo indietro di qualche settimana e, solo il mese prima, questa sorta di agguerrito approccio ascensionale aveva lasciato traccia nella stessa fonte pubblicistica nostrana, facendovi trapelare, oltre la quotidianità contingente, superata oltre la barriera temporale del giorno ad essa attinente, nel modo, cioè, in cui può essere intesa pure oggi, una chiara testimonianza corrispondente all’otto maggio 1899, circa ciò che, in proposito, aveva tenuto banco nel contesto di un autorevole consesso gardesano pertinente: “Per cura del Comizio Agrario di Salò, ieri ebbe luogo presso la sede di quell’Ateneo l’annunciata conferenza, tenuta dal professor Sandri sul tema: “Spari del cannone contro la grandine”. Trattandosi di un argomento di così vitale importanza, argomento che riguarda così davvicino i poveri agricoltori da qualche anno tanto bersagliati da un’infinità di malanni, accorsero numerosissimi possidenti e contadini anche dai limitrofi paesi, e che l’ampia sala era letteralmente gremita. Presentato con belle parole dall’illustre senatore conte comm. Lodovico Bettoni, benemerito presidente del Comizio Agrario di Salò, il professor Sandri con quella profonda conoscenza che si è acquistata con lo studio e coll’esperienza, parlò a lungo dei benefici effetti destinati a portare dagli spari del cannone contro la grandine”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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