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Eccola la tigre! Maestosa, salta leggiadra un tronco, sale la piccola collina e s’accuccia tranquilla, mentre il colore brillante della pelliccia schiocca al sole primaverile. Sono talmente vicino che pare di accarezzarla. E’ uno splendido esemplare maschio di tigre siberiana.Poco dopo compare la femmina, più aggraziata, ma sempre regale. Non sono nella immensa piana russa oltre gli Urali, ma al Parco Natura Viva tra le colline moreniche del Garda veronese.

Un luogo dove puoi fare il giro del mondo animale in un giorno, partecipando emotivamente alla vita degli ospiti del grande parco.

Non puoi arrivare diritto al luogo delle tigri della Siberia, senza passare dalla piana bassa dove una famiglia di ippopotami dà compagnia a un gigantesco rinoceronte e dallo stagno delle gru impettite come maggiordomi. Oppure senza udire i battibecchi schiamazzanti degli ibis eremita, le grida dei litigi degli scimpanzé e una flotta di pappagalli verde smeraldo che hanno colonizzato le cime dei pioppi come fossero nella foresta amazzonica.

I 42 ettari di colline moreniche del parco zoologico Natura Viva sono un’esplosione di suoni e richiami, con i loro 1500 animali di 250 specie diverse qui a rappresentare i cinque continenti.

Ogni animale ha un nome. Non solo perché i bambini in visita ne abbiano memoria, ma anche perché dietro ogni nome c’è una storia. Qui molti ospiti hanno una vita da raccontare prima dell’arrivo al parco e molte sono storie tristi fatte di sequestri della guardia Forestale di Stato, abusi a scopo commerciale, maltrattamenti, minacciati da estinzione o solo in arrivo da luoghi non idonei per ospitarli.

Qui trovano una équipe pronta a seguirli: un iter che per alcuni significa riacquistare un poco di serenità e per altri tornare a vivere in natura, come nel caso di Ulisse ed Enea, una coppia di raro bisonte europeo che nel 2014 stanno correndo felici su e giù per  i Carpazi.

Ma ci sono anche il grifone, che ha spalancato le ali sui cieli delle Alpi; dalle terre desertiche del Marocco l’ibis eremita sta ripopolando l’Europa; è anche tornato il sorriso sul muso del simpaticissimo panda rosso minacciato di estinzione.

Sono solo alcuni dei tanti programmi di conservazione delle specie del parco. Storie che sembrano favole e che faranno compagnia alle ricerche scientifiche, condotte da biologi e veterinari del parco, nel periodico trimestrale Natura Viva fresco di progetto editoriale.

Tutto questo scardina il mio angosciante ricordo infantile dello zoo incarcerato per anni nel castello di Brescia, con il leone dalla criniera mangiata dalla dermatite, affetto da un ciondolare convulsivo in preda ad un delirio da ergastolano.

O quell’orango che ho visto nei giardini malconci della capitale dell’Indonesia schiacciato in una gabbia angusta, gli occhi pieni di lacrime e un braccio fuori dalle sbarre a chiedere aiuto.

Una giornata in questo parco è riuscita ad archiviare i brutti ricordi degli zoo-prigione per animali avviliti.

Certo è che la tigre non vaga per le grandi foreste della Taiga, i piccoli wallaby non saltellano nelle sconfinato bush australiano, il lupo possiede solo una piccola e boscosa collina per il suo branco. Ma ti basta sostare una mezz’ora dinnanzi allo spazio degli scimpanzé per assistere a una puntata di Quark in diretta.

Vedere le grandi scimmie che hanno riacquistato la voglia di esplorare nuovi orizzonti e si costruiscono strumenti per estrarre il miele da finti termitai, proprio come farebbero in natura.

Gli animali sono sereni, quasi siano coscienti dell’importante compito da svolgere: educare i visitatori per aumentare la consapevolezza dell’importanza della biodiversità della vita sul pianeta Terra. Vocazione del parco Natura Viva.

Quale alchimia si cela dentro a questa utopia da paradiso terrestre? Che vanta 400.000 visitatori all’anno, dà lavoro a un centinaio di dipendenti, è partner delle più importanti organizzazioni mondiali per la difesa e la salvaguardia della natura, è uno dei più importanti centri europei di tutela delle specie minacciate, spedisce i suoi ricercatori ai quattro angoli del mondo per collaborare a progetti internazionali, decreta che il 2015 sarà l’anno del benessere animale per gli ospiti del parco?

Per comprenderne l’energia e la complicità tra uomo e animale che muove quest’arca di Noè bisogna conoscerne la storia.

Tutto ha inizio quando la famiglia di Cesare Avesani Zaborra, attuale amministratore delegato e direttore del parco, ricevette una bizzarra richiesta: ospitare nella tenuta del Garda un vecchio ippopotamo proveniente da un circo.

Il padre di Cesare, Alberto, ingegnere e architetto e d’animo benevolo con gli animali, progettò un recinto per il gigantesco ospite. E Pippo si accomodò nella nuova agiata casa divenendo ben presto una star della zona e richiamando visitatori e famiglie.

Nel 1969 Pippo divenne così il capostipite del progetto parco zoo del Garda con altri 50 esemplari ospitati  sui primi ettari di colline.

Pippo se ne andò alla veneranda età di 40 anni, un record per un ippopotamo in cattività. Cesare Avesani Zaborra, con in tasca una laurea in biologia, prese il timone dell’arca nel 1985, destinò la grande tenuta al progetto Natura Viva e il parco divenne un vulcano di progetti, idee, ricerca, educazione in continua eruzione.

Un paio di scarpe comode e la voglia di camminare nella natura animale dei cinque continenti: questo è richiesto a coloro che visitano il parco.

Un giro del mondo a cui dedicare una giornata intera, perché se per alcuni animali l’avvistamento è facile, altri chiedono di essere scoperti nel loro mimetismo, altri sono talmente simpatici chiassosi che è impossibile non dedicargli del tempo.

Alla fine sarà talmente alto l’entusiasmo che il biglietto d’ingresso sembrerà ben poca cosa.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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