Tempo di lettura: 2 minuti

Quella degli indigeni Guarani in Brasile è una storia costellata di violenze, omicidi mirati e soprusi del loro diritto alla terra.

A ricostruire per Osservatorio Diritti gli avvenimenti del passato e il momento critico che il popolo sta attraversando oggi è Leila Rocha, leader Guarani Nhandeva che vive nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul. “È dal 1983 che subiamo attacchi anche molto violenti. Questa data ha un significato particolare perché fu ucciso il nostro grande leader Marcel di Sousa”, dice.

La storia. Le violazioni dei diritti proseguono da tempo. “Prima che venisse approvata la costituzione del 1988 siamo stati allontanati violentemente dal nostro tekoha (una sorta di casa sia da un punto di vista sia fisico, sia spirituale, ndr). Siamo finiti in un ambiente estraneo e nel frattempo le nostre terre sono state vendute dal governo o invase dai fazendeiros”, racconta la leader. Che tiene a sottolineare che “quelle terre ci appartengono perché è in quei luoghi che sorgono i cimiteri dei nostri antenati e in cui alberga il loro spirito”.

Territorio devastato. La donna descrive così la situazione attuale: “Le nostre terre ancestrali sono state completamente distrutte e rese irriconoscibili. La foresta è scomparsa, siamo circondati da piantagioni di mais, soia, canna da zucchero e da allevamenti di bovini. Le nostre terre vengono rivendicate dai fazendeiros come proprietà privata”. Un’analisi che parte da un presupposto: per proteggere la terra, i popoli indigeni devono poter piantare i loro semi, raccogliere frutti e pescare.

La riconquista della terra. Inizialmente la comunità aveva fatto tutti i passaggi necessari per ottenere il riconoscimento legale del diritto a vivere nelle proprie terre. Ma non è servito a nulla. E così, racconta, “dopo aver fatto appello a tutte le istanze ci siamo sentiti tra vari gruppi Guarani e abbiamo deciso di ritornare sulle terre che riconosciamo come nostre: vivere fuori dal nostro ambiente originario è come morire, quindi tanto vale morire sulla nostra terra, siamo disposti a farci uccidere, ma vogliamo affermare il diritto alla nostra terra!”. Un processo che è avvenuto in modo pacifico. “La nostra unica arma è la nostra preghiera, la nostra religione tradizionale”.

Brasile, Paese pericoloso. Secondo Global Witness, il paese sudamericano è quarto nella classifica mondiale degli Stati più pericolosi per chi difende terra e ambiente. In particolare, i leader indigeni più esposti temono le milizie private che sono al soldo di grandi proprietari delle piantagioni. Che sono poi anche i primi responsabili dell’inquinamento che colpisce la zona attraverso pesticidi e fertilizzanti. “Il veleno finisce nelle acque che le persone utilizzano per lavarsi o per bere”, dice Leila Rocha.

L’articolo integrale di Marta Gatti, “Popoli indigeni: la lotta dei Guarani del Brasile per la terra ancestrale, può essere letto su Osservatorio Diritti (Foto: Guilherme Cavalli/Cimi).

CONDIVIDI
Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *