“Non si può morire in strada solo perché si è poveri. Tutto questo è davvero inaccettabile e tremendo”.

A denunciare la grave situazione che sta vivendo l’Ecuador a causa della pandemia è Susana del Pilar Veloz Gálvez, laica comboniana missionaria, direttrice della Fondazione arcidiocesana Nueva Vida che è impegnata nel sostegno della popolazione più povera della città di Guajaquil, il centro urbano più popolato del Paese affacciato sul mare.

Anche in questa città latino americana l’allargamento della forbice sociale tra ricchi e poveri è sempre più ampio e, adesso, si è acuito ulteriormente a causa del Coronavirus.

Le immagini dei cadaveri abbandonati per strada o nelle case, dei corpi dati alle fiamme e delle bare di cartone sui marciapiedi hanno fatto già il giro del mondo.

Sembra che un terzo degli abitanti della città che ha quasi 3 milioni di abitanti sia stato contagiato dal virus.

Nelle ultime settimane i nuovi casi pare che stiano diminuendo tanto che dal 4 maggio, in quasi tutto l’Ecuador, sono state alleggerite le misure di quarantena in modo simile all’Italia tranne, però, che nella provincia di Guayas, dove si dovrà attendere ancora.

Qual è la situazione che si sta vivendo a causa del Covid 19?
Dallo scorso 14 febbraio, cioè da quando abbiamo preso coscienza della gravità del virus, la situazione è diventata nella città sempre più grave.

Ci sono stati già oltre10 mila morti. In alcuni casi si sono visti, purtroppo, nelle situazioni di maggiore povertà, dei cadaveri abbandonati per strada.

Anche, alcuni giorni fa, perfino all’uscita da un centro commerciale, si è vista una persona morta. Per la crescita dei morti c’è stato il problema delle sepolture e delle famiglie che non possono tenersi per giorni un cadavere in casa.

Tutto questo è inaccettabile e davvero molto doloroso.

Anche nella parte ricca della città si è diffuso il virus perchè, alcuni gruppi con molta leggerezza, hanno organizzato delle feste.

Quito, Ecuador
Quito, Ecuador

Come è stato gestito dal governo nazionale il problema?
Il governo attuale del presidente Lenín Boltaire Moreno, in tre anni, ha fatto ben poco.

In particolare, poi, nei confronti della pandemia non ha preso finora né le giuste misure nè i provvedimenti idonei a limitare il contagio.

I primi a contagiarsi, proprio perchè non erano adeguatamente protetti, sono stati medici, infermieri e poliziotti.

La gente non va più in ospedale perchè ha paura di contagiarsi. Nel mezzo di questa crisi sanitaria abbiamo visto la corruzione a tutti i livelli nel governo e nei suoi ministeri che ha dato informazioni false.

Anche la stampa ufficiale nasconde la verità su ciò che accade realmente in Ecuador.

Per questo motivo chiediamo aiuto ai media internazionali che, in quanto più liberi, possono denunciare tutto quello che sta succedendo. Anche la conferenza episcopale ecuadoriana in una lettera ha sollecitato il governo ad intervenire ma non c’è stata finora alcuna risposta.

C’è molta povertà?
L’Ecuador è un Paese che ha molte ricchezze naturali come il cacao, banane, caffè e anche il petrolio.

Purtroppo però è un territorio che è stato da sempre volutamente sfruttato ed impoverito da un sistema di corruzione che fa arricchire solo i poteri politici ed economici e non risponde alla gente più povera.

Ogni essere umano ha il diritto di vivere degnamente.

Vivo nell’ampia zona di Las Malvinas che si trova nel sud-ovest di Guayaquil, con più o meno circa 60.000 abitanti che vivono in grave povertà.

Si tratta, per lo più, di famiglie numerose con molti bambini e giovani. A causa delle condizioni di povertà alcuni di loro si lasciano convincere a fare parte dei cartelli della droga.

Ci sono famiglie, per la maggior parte portate avanti dalle donne madri, lasciate dal marito. Alcune non hanno nessuna professione e, non trovando lavoro, entrano nel giro della prostituzione e della vendita di droghe.

Come fondazione siamo impegnati a realizzare diverse attività per aiutare queste persone.

In America Latina è presente anche la rete di Libera internazionale ALAS (America Latina Alternativa Social), che coinvolge più di 50 organizzazioni in 11 paesi del Centro e Sud America.

All’interno si promuovono progettualità per la prevenzione ed il contrasto ai sistemi mafiosi, dando risposta agli abusi extragiudiziali, alle attività illegali delle mafie e alle violazioni dei diritti umani.

La Fondazione Nueva Vida come si impegna per i più poveri?
In fondazione, insieme a me ci sono tre volontari e sei dipendenti.

Cerchiamo di attivarci per favorire un percorso di vita nuova ad alcune persone attraverso la promozione di corsi di formazione per imparare a fare il pane e i dolci, il taglio e cucito, l’artigianato. Attività per adesso che sono state tutte sospese già dal 16 marzo.

L’ultima che stavamo iniziando, prima dell’avvento del virus, era la raccolta di ruote di automobili per la produzione di mobili.

Molte persone sono state licenziate dal loro lavoro. Per esempio nelle scuole e nei college della REA, Arcdiocesan Educational Network, sono stati costretti a rimuovere 120 insegnanti con famiglie.

Attivarsi per le persone più fragili è difficile a Guayaquil?
Purtroppo riuscire ogni giorno a fare del bene è molto faticoso perchè il livello di corruzione di questo Paese è altissimo.

Anche per le persone che vogliono fare le cose nella legalità, c’è sempre qualcuno negli uffici che chiede loro soldi in più.

Per esempio potere prendere il numero per il funzionamento sociale dovrebbe essere gratuito mentre invece viene proposto a pagamento per avere attivati i servizi e i diritti fondamentali per vivere dignitosamente.

All’inizio della crisi, abbiamo realizzato delle mascherine di stoffa che abbiamo donato alle famiglie più povere.

Qualche giorno fa, volevamo comprare nuovamente un rotolo di stoffa per cucire altre mascherine ma il prezzo del rotolo di stoffa è triplicato.

Spero che anche in Italia si possa conoscere il nostro dramma. Mi auguro che attraverso le persone sensibili si possa costruire un ponte di solidarietà per aiutare, anche con aiuti internazionali, le famiglie dei quartieri emarginati di Guayas.

Chi volesse sostenerci potrà farlo con un bonifico all’associazione missionari comboniani mondo aperto IT 43 G 03032 11702 010000002291 – causale: progetti Fundacion Nueva Vida Susana Veloz Ecuador