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Cremona. L’anno speciale per la città, che celebra i 450 anni della nascita del compositore Monteverdi, entra nel vivo con una grande mostra al museo del Violino: “Monteverdi e Caravaggio, sonar stromenti e figurar la musica”, da sabato 8 aprile a domenica 23 luglio.

Un concerto inaugurale: “ La bella più bella” all’Auditorium Giovanni Arvedi del museo, venerdì 7 aprile alle ore 21, sarà overture alla mostra con le musiche di C. Monteverdi, G. Caccini, B. Ferrari, L. Rossi, B. Strozzi. La voce del soprano Roberta Invernizzi, accompagnata da Franco Pavan, liuto e torba.

La mostra al museo del Violino ricostruirà l’orchestra dell’Orfeo attraverso strumenti originali dell’epoca di Monteverdi, selezionati seguendo le indicazioni annotate nelle prime edizioni a stampa dell’opera, eseguita la prima volta esattamente 410 anni fa. Correva, difatti, l’anno 1607, quando il 22 febbraio a Mantova, all’Accademia degli Invaghiti, venne rappresentato in anteprima l’Orfeo di Claudio Monteverdi.

L’Orfeo di Monteverdi ha un lieto fine: il suo eroe diventa simbolo dell’amore che supera la morte. Il ruolo apollineo e salvifico della musica ha ispirato diverse rappresentazioni pittoriche. Tra le più famose è certamente Il Suonatore di Liuto di Caravaggio. Questa meravigliosa opera, realizzata nel 1597 dal grande pittore per il Cardinal del Monte, sarà la pregiata introduzione agli strumenti musicali in mostra.

Nel prezioso dipinto tutto viene rappresentato con una eccezionale accuratezza, al punto da poter determinare non solo l’età del liuto e del violino, ma anche seguire ciascun dettaglio delle corde, della scatola dei piroli, del ponticello, della cassa, della tastiera, della rosetta così come questi elementi erano nella realtà. Caravaggio vede e studia quegli strumenti dal 1595 quando prende servizio presso il Cardinale a Roma e dimostra di possedere una discreta formazione musicale.

La mostra rivela che lo stile compositivo di Monteverdi e l’apporto di novità che egli introduce è, almeno in parte, esito di una parallela evoluzione degli strumenti. In mostra sono stati selezionati strumenti secondo criteri di valore storico ed estetico, provengono dalle maggiori collezioni italiane e internazionali.

Tra gli archi saranno presentate opere di Andrea Amati e dei figli Antonio e Girolamo, dalla liuteria bresciana gli strumenti di Gasparo da Salò e  di Giovanni Paolo Maggini, un chitarrone di Magno Tieffenbrucker ed una tiorba di Giovanni Tesler mentre i fiati portano la firma Anton Schnitzer “Padre” e della famiglia Bassano. Laddove non sia stato possibile esporre esemplari originali sono mostrate copie perfettamente coerenti dal punto di vista organologico. Applicazioni multimediali permetteranno di ascoltare il suono di ognuno di essi onde conoscerne il timbro ed identificarne il ruolo nella trama musicale e simbolica dell’Orfeo.

L’esposizione troverà posto all’interno del percorso museale, onde sottolineare le affinità che già tra XVI e XVII secolo legano liuteria e musica. Si potrà anche ripercorrere la nascita del violino grazie alla famiglia cremonese Amati e rileggere il contributo della scuola bresciana testimoniata da Gasparo da Salò e quella veneziana.

La partitura prevedeva infatti un organico ben definito: “duoi gravicembali, duoi contrabassi de viola, dieci viole da brazzo, un’arpa doppia, duoi violini piccoli alla francese, duoi chitaroni, duoi organi di legno, tre bassi da gamba, quattro tromboni, un regale, duoi cornetti, un flautino alla vigesima seconda, un clarino con tre trombe sordine”. L’elenco non solo testimonia le consuetudini musicali dell’epoca ma anticipa le tendenze del barocco in Italia, con l’affermazione delle viole da braccio su quelle da gamba.

“Così la mostra allestita negli straordinari spazi del Museo del Violino, partendo dall’opera di Monteverdi, dai suoi strumenti e dalla luce di Caravaggio – afferma Fausto Cacciatori, conservatore delle collezioni del Museo del Violino – ripercorre il clima di cambiamento e novità di un periodo denso di significati per la storia della musica e degli strumenti musicali, e per l’arte del dipingere: sono gli anni in cui il violino si rivela, per timbro e sonorità, più adatto degli altri strumenti a  interpretare i toni del melodramma, ad accompagnare in musica il “recitar cantando”; sono gli anni in cui il naturalismo di Caravaggio conferisce a ogni corpo una forma tridimensionale evidenziata dalla particolare illuminazione, lasciando in eredità uno stile proprio, oggi noto non a caso come “caravaggismo”.

Durante il periodo della mostra, in collaborazione con le altre istituzioni cittadine, verranno organizzate conferenze e incontri su temi di carattere organologico, di prassi esecutiva ai tempi di Monteverdi.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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