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Monticelli Brusati (Brescia) – “A-frique”: questo il titolo dell’affascinante e inconsueta mostra dedicata all’arte africana ospitata fino al 31 luglio nella Galleria d’arte contemporanea delle Tenute La Montina di Monticelli Brusati, storica azienda vitivinicola della Franciacorta.

Curata dall’associazione culturale Africanartgate, è la narrazione del recente decennio artistico di uno tra i più importanti e eccentrici artisti africani, il mozambicano Alberto Malendze in arte Malé. In mostra, una straordinaria selezione di suoi dipinti, che sveleranno al visitatore la magia e la complessità di un’arte primitiva nell’accezione più nobile del termine.

“Descrivere l’arte africana oggi è un compito difficile” spiega la curatrice Paola Simona Tesio.

“Della vasta produzione di questo continente, degli artisti, molto è stato detto e ancora troppo poco è stato scritto”, aggiunge, raccontare un cammino profondo di storia e cultura, liberandosi dalla visione occidentale, che inevitabilmente impressiona il nostro sguardo, implica il primo luogo il sapersi spogliare dalle lenti con cui siamo soliti guardare il mondo.

C'è tempo fino a luglio per visitare la mostra
C’è tempo fino a luglio per visitare la mostra

Malè si inserisce nel contesto contemporaneo con opere dall’elevata valenza umana ed espressiva, legate ad un intimo significato esistenziale. Le sue figure sono generate da una straordinaria sensibilità e da una ricerca stilistica connotata da autentici e profondi valori, i cui contenuti si caratterizzano per le suggestive immagini simboliche, che vanno ricercate ed interpretate nelle anse della sua sorprendente pittura.

Il mondo di Malè racchiude l’universo del suo Mozambico e non solo, perché nella poetica narrazione, che trae linfa dalle radici delle sue origini, si svelano intessuti tra le trame del colore, i vissuti umani universali, che trattengono il senso metaforico dell’essenza dell’esistenza, dei rapporti relazionali, dei richiami alle tradizioni (che emergono altresì nelle rievocazioni di feste e musica), nel rispetto dell’altro, nell’elemento dell’acqua come fonte vitale, che racchiude il messaggio di buon auspicio per la prosperità del villaggio, incarnato nei peculiari “uomini goccia”.

Innumerevoli sono i simboli che si dipanano nei suoi quadri tra forme e colori.
L’otre, le cui rotondità richiamano il ventre materno, implica il concetto della fertilità e della prosperità, il recipiente rivolto verso l’alto ha il compito di ricevere un dono, come quello della pioggia che rievoca abbondanza: l’acqua è il bene prezioso per il benessere della comunità.

Persone danzanti e suonatori rammentano il profondo significato della musica popolare. La magia della musica emerge dalle opere di Malè, dove canti, suoni, tradizioni, diventano vibrante armonia, che si esplica nelle note delle intense pennellate.

Musica che in alcune tele rappresenta la cura del corpo e dell’anima, la capacità di accrescere la vitalità individuale e collettiva, la celebrazione di una nascita o l’accompagnamento nella morte, l’impulso al risveglio interiore e la possibilità di contribuire alla guarigione.

Un'opera di Malè
Un’opera di Malè

Spesso compare il disegno del piede, dalle fattezze arcaiche, che indica stabilità o precarietà a seconda della posizione in cui è situato. Mentre il saluto, evidente nelle mani protese verso l’alto dei soggetti raffigurati, indica un segno di gratitudine per gli eventi quotidiani o per i momenti spirituali.

L’Anziano, a cui Malè dedica tutto il suo rispetto, è la personificazione della Saggezza in quanto per molte società mozambicane è portatore di saperi antichi, tramandati oralmente: un’enciclopedia vivente. Le opere di Malè ritraggono e trattengono un mondo: la famiglia, la cultura, il folklore, la società, le origini, ma anche il triste e drammatico emigrare dal proprio amato paese.

In alcune scene l’artista focalizza la sua attenzione sui valori comunitari, che riguardano il concetto della famiglia come centralità del nucleo umano in cui si sviluppano i presupposti della condivisione e del rispetto per l’altro.

La comprensione e l’ascolto sono aspetti fondamentali della sua ricerca estetica ed etica: emergono come rapporto dialogico tra gli individui, nel convivere della comunità, nelle persone del villaggio che si riuniscono nel rispettoso silenzio accanto all’anziano portatore di saggezza che tramanda con la sua voce gli insegnamenti non scritti.

Il parto o la gravidanza compaiono con straordinaria potenza espressiva nelle raffigurazioni e sono connessi ai cicli della natura e dell’esistenza che si rinnovano perpetuamente: l’archetipo della Vita/Morte/Vita.

L’ estetica di Malè potrebbe definirsi “surrealismo simbolico materico”, per la sua peculiare capacità di strutturare materiali di riciclo e pigmenti miscelati alla terra, alla sabbia e agli scarti del legno. Le ardue condizioni di vita, soprattutto all’inizio della sua carriera, l’hanno costretto a dipingere su tele di recupero, cucite insieme con una perizia sbalordiva, quasi fossero tasselli di ricordi.

Supporti poveri e consunti che rinascono a nuova vita nell’originalità della sua arte. I cromatismi divengono innovativi elementi che si condensano come strati di pensiero, perché come egli stesso sottolinea: «La ricchezza nell’essere povero sta nel poter dipingere valori puri».

Purezza che dona un’ulteriore dimensione di spiritualità e diviene immanenza nell’incontro con la tensione umana ed emotiva. Una pittura carica di potenza scultorea, svelata dalla corposità e pienezza della materia che si fa dialogo nella capacità di rievocare la realtà terrena e nella finalità umana del costruire, pigmento su pigmento, quel mondo gravido di valori.

Un tempo il poeta e teorico André Breton (a sua volta influenzato da Freud)  – conclude Tesio – aveva dato impulso alla pittura surrealista sottolineando l’importanza del sogno e dell’inconscio, Malè crea tele ed ambienti carichi di speranza e ci dice che la dimensione del sogno è un orizzonte possibile, insegnando che si possono ancora contemplare con stupore l’uomo ed il suo mondo.

 

 

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