Tempo di lettura: 4 minuti

All’Aab (Associazione Artisti Bresciani), si “riparte” con gli acquerelli, per dare corpo alla lunga tradizione espositiva proficuamente sviluppata, da tale qualificato sodalizio d’appassionati d’arte, nella propria sede sociale, al civico 4 di vicolo delle Stelle, a Brescia.

Dopo l’interruzione, a causa del Covid, si ricomincia, in loco, ad esporre il frutto maturo di opere significative di un’ampia condivisione corale, attorno a temi utili per una valenza espressiva riconducibile a quei personali carismi compositivi che risultano connessi a tecniche rappresentative di una avvalorata codifica particolare, colta nel genere di un rispettivo afflato culturale.

Con la primavera del maggio, incanalato dal 2021, nel corso dei giorni prossimi al termine di questa mostra d’arte visiva, si rinnova l’opportunità, per una visita, libera e gratuita, nella sala del Romanino dove ha luogo l’allestimento, per la cura di Corrado Venturini, di tale accurata iniziativa espositiva, fino al 2 giugno, per il tramite degli orari di apertura, riservati al pubblico, che sono compresi dalle ore 16 alle ore 19,30, durante le giornate settimanalmente in avvicendamento dal martedì alla domenica.

In questo caso, agli acquerelli, si abbina l’interpretazione, data a questo peculiare approccio creativo, che è esercitata da due apprezzate artiste, nelle persone di Aldina Baboni e di Loredana Vettor, nel rosa metaforico di una dedicazione, perché no, anche di genere, sita nei termini di un’esclusiva che è implicita alle caratteristiche intrinseche alla manifestazione espositiva stessa, pure, fra l’altro, espressa nella disponibilità effettiva, sul posto, di un catalogo unitario, contrassegnato dal numero 259, per le edizioni dell’Aab, pubblicato nella soluzione di una compenetrazione per parti che si esplica, in un unico volume, nello svelarsi in una doppia copertina, dal verso di lettura rovesciato a seconda che, con la lettera a, si sfogli il contributo di Aldina Baboni e che, con la lettera b, ci si immerga, invece, per mero ordine alfabetico di questa voluta sequenza bipartita, nelle pagine, analogamente illustrate, che sono dedicate a Loredana Vettor.

Simili e dissimili, fra loro, nel ping-pong delle due artiste, appaiono gli acquerelli, allestiti nella mostra, inaugurata con il titolo “Lievi suggestioni”, che sembrano diluire, in una sorta di amplificazione espressiva, gli effetti propri della gentile tecnica compositiva che vi è privilegiata, mediante gli accenti di una delicata stilistica, improntata ad una rivisitazione della realtà, osservata, secondo il genuino miraggio di una poetica personale, in modo da presentarsi connaturata ad una vitrea e quindi trasparente immedesimazione, promossa da un’argentea sublimazione della contingenza sperimentata, essendo trasposta in una versione percettiva, all’evidenza e di fatto, proporzionata ad una versione addomesticata, nella natura dei miti sentimenti stessi che l’hanno ispirata.

Nell’irraggiamento di tali stati sottili dell’anima, gli acquerelli di “Lievi suggestioni” paiono compenetrarsi in un interessante messaggio di sostanza, esercitato da un composito travaso di differente definizione artistica, passando attraverso un condiviso messaggio di efficace contestualizzazione della realtà, fissata nelle opere, secondo un riverbero di serenità pacata e signorile, graziosamente apparentato a quell’ideale delicatezza che, per antonomasia, appare associata al retaggio di uno stigma femminile, capace di ingentilire ogni pressante ruvidezza, nello scibile della snellezza leggiadra di una comunque restituita matericità, a sua volta, evolutasi nello sgrossamento progressivo di una mediazione sensibile al vaglio di una alternativa visiva plausibile dove, il riverbero delle tonalità cromatiche ed i contorni delle figure espressevi, sono eco di una potente aura lunare, appalesatasi nella sistematicità di una corrispondenza disponibile a condensarne una armonia incontrovertibile.

In questo affaccio spirituale, ispirato alle conventuali polarità mistiche di tale tecnica compositiva, pare dipanarsi il pubblico ritorno sul proscenio locale dell’arte promossa in chiave collettiva da parte dell’Aab, quasi muovendo i primi passi, dopo una forzata ed apparente inerzia, nel felpato incombere di una prudente e sana convalescenza che è anche cerniera sicura di coesione, attorno a metodi espressivi che conciliano una concorde partecipazione, promuovendo un linguaggio artistico assecondato ovunque nella propria disarmante quintessenza.

Come se non bastasse, pare di scorgere, negli acquerelli di sinistra, entrando nella sala della mostra, ed in quelli di destra, rispettivamente realizzati da Aldina Baboni e da Loredana Vettor, una segreta chiave di apertura delle proprie rispettive ambientazioni e fascinazioni, secondo le vie della didattica che entrambe, in modi diversi, hanno, nel tempo, pure interpretato nel loro ruolo di insegnanti, quasi che, a fondamento di una sintesi poetica della realtà, catturata nella soluzione dei loro acquerelli, possa conviverci una edificante propensione a catalizzare forma e colore nella più gentile e diluita condensazione di una misura, tecnicamente non facile, di interazione con l’orientamento a porsi in una responsabilità ed appropriatezza di azione, perché, fra gli altri, fiori, paesaggi, insediamenti umani ed esseri viventi, diversificati nella loro condizione, siano rispettati nella sacra armonia di un estensibile messaggio d’amore.