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Con la mostra degli acquerelli di Daniela Boshnakova, il maggio espositivo dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab) entra in giugno, essendo che l’evento termina con il prefestivo della giornata di quel mercoledì che il 2022 fa anticipare alla “Festa della Repubblica”.

Chiusura, il lunedì, a differenza, invece, dei pomeridiani orari di apertura per gli altri giorni della settimana che consentono una visita libera e gratuita, entro i perimetri di questa mostra, allestita a Brescia, in vicolo delle Stelle 4, quale recapito sociale della stessa associazione, sotto l’egida della quale si stempera questa iniziativa espositiva, corredandosi anche da un catalogo, con il numero 267 della progressiva cadenza editoriale che ne allunga la plurale sequenza documentaristica, accresciuta di una nuova interessante testimonianza d’arte visiva, divulgata dal sodalizio organizzatore.

Qui, l’artista di origine bulgara è di casa, come implicitamente sottolinea il presidente di tale istituzione culturale cittadina, Massimo Tedeschi, essendo la protagonista della mostra, intitolata “Battito del colore”, “(…) co-docente del corso di acquerello dell’Aab a fianco del maestro Giuseppe Gallizioli che ha colto subito la bravura tecnica e l’attitudine didattica di Daniela, incoraggiandola non solo a proseguire nella sua ricerca artistica e a percorrere nuovi itinerari, ma anche a intraprendere la strada dell’insegnamento, che altro non è che la condivisione del sapere raggiunto personalmente (…)”.

Questi acquerelli pare abbiano, fra l’altro, il dono di una eclettica versatilità, spaziando veramente in un ampio ciclo di contestualizzazioni, dove reggono la sfida della riuscita tecnica compositiva che sottintende una capacità effettiva nell’estrinsecazione artistica delle ispirazioni praticate, mantenendosi fedele alla caratteristica codifica di un carisma creativo, peculiare ad una affermata produzione personale.

Una raffinata specificità, fra altri aspetti, rientra nella “carta di cotone”, utilizzata a supporto delle sue apprezzate opere, a proposito delle quali, ancora mediante le pagine introduttive del catalogo menzionato, la giornalista Giovanna Galli, scrive, associando a tali risultanze figurative: “(..) il fremito vitale e gioioso che appare come filo conduttore di tutto il suo lavoro, dove uomo, animali e natura sono comprimari in una sceneggiatura che si compie come un positivo e dolcissimo inno alla vita, alla sua semplicità e alla sua rassicurante bellezza, attraverso tessiture di luce, colore, emozioni e poesia. (…)”.

Si percepisce il ruolo determinante della luce che si espande negli acquerelli, al pari della tipica diluizione cromatica del genere, rappresentato in mostra da numerosi manufatti, per la soverchiante maggioranza, esposti privi di una sintesi logistica da confezione ultimativa, essendo senza cornice, ma al posto di questa, allestiti con un passepartout adeguato a contenere il lavoro esposto, per riuscire a risaltarvi la fine compiutezza di una resa contemplativa, sperimentabile anche in tutta una certa robustezza espressiva.

L’itinerario dell’artista è ulteriormente presentato da Giovanna Galli, andandovi a dettagliare anche uno pseudonimo, come questo nome d’arte appare, pure grazie al catalogo, stampato per la cura di Michela Gregorio e Dino Santina, nell’individuarla come “(…) Ottima ritrattista, capace di delineare le forme e dosare il colore in funzione di una efficace resa fisiognomica, grazie ad una padronanza tecnica che le consente di anticipare gli effetti spesso imprevedibili dei pigmenti, Dani Bo propone un cospicuo gruppo di opere dedicate a soggetti famosi tratti dal mondo del cinema, di cui riconosciamo con esattezza la luce nota dello sguardo e l’intensità delle espressioni(…)”.

Gli acquerelli di Dani Bo rivendicano un rispetto tutto proprio, nell’assecondarvi l’allegoria affabulatrice di una serenità di fondo, quale fiore metaforico che si apre al Creato, secondo un certo affondo, unico ed irripetibile, estemporaneo a reiterare una vocazione germinativa alla bellezza perché si espanda l’anima vitale che vi primeggia, nella profilazione di uno svelamento costante di intima ed armoniosa compostezza.

I contorni fissano pure le sfumature di vari particolari narranti che risultano familiari ad un introspettivo e condivisibile sentire, ma che, se non fosse per questi acquerelli, non avrebbero la fattiva opportunità di un loro tradursi visibile, apparentandosi a quella misteriosa dimensione del sentire dove l’uomo riesce a trovarsi a proprio agio, anche nell’impressione di una libera e pulsante interpretazione, derivata ed adattata da un esatto e da un intransigente spauracchio della realtà incontrovertibile.

Speculare a tutta una mediazione attenta e sensibile, in una gentile pacatezza, delicata nella esternazione di un vivo scibile, gli acquerelli di Daniela Boshnakova fanno intuire anche una proporzione artistica tecnicamente compatibile con una trasposizione pittorica, dove, insieme alla strategia del colore, importante è il tratto espressivo, per intessere una efficace rappresentazione, dove con l’acquerello pare, forse in virtù di un luogo comune, potersi un poco derogare dalla stessa, ma che, in chiave di altra versione compositiva, sembra non ci si possa smarcare, nell’ambito di una differente sfida interpretativa.

In questo ambito, l’artista sembra abbia molto da offrire e la via dell’acquerello, pare non sia tanto la soluzione per un’esangue, sognante, vitrea ed algida espressione dei propri contenuti, ma l’adesione autentica e ricca di una affascinante potenzialità inclusiva.