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Guido Moretti spiega in arte la geometria, nella plastica risorsa espressiva della sua maestria compositiva, vocata alla scultura, come risultato di una assidua vocazione introspettiva.

Avendo visitato i luoghi della fisica, quale patrimonio di leggi preposte all’ordinamento di ogni intelligibile realtà effettiva, ne traspone l’estrinsecazione dei termini nella sua ricerca creativa.

A suo tempo, docente di tale disciplina, padroneggia il patrimonio del calcolo che proporziona l’armonia e la logica intellettiva, in una velata poesia, esplicando protuberanze e forme perfette che assurgono anche ad allegoria.

Chi può, riesce a seguirne il linguaggio, immedesimandosi in tale caratura speculativa, interloquendo con ciò che va a confutare il sistema dell’impianto costitutivo delle sue opere, qualcuno altro, invece, ascolta il vibrante effetto impattante delle stesse, mediante quanto, della visione dei manufatti di questo autore, rimanda ad una melodia di composizioni, ciascuna fondata sullo spartito dimensionante una ragionata concettualità incisiva.

Il contesto è di una coinvolgente e di una suggestiva espansività di forme incontenibili, impregnate da una efficace impronta onirica, traslata dall’essenzialità delle formule più nascoste dello scibile, che attengono alle leggi della fisica e della geometria, come pare poterle pure spiegare, oltre la loro ermetica apparenza, che non va a temere censure, forte anche dell’adagio di Nietzsche, che “E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica”.

Si spiega, Guido Moretti, anche attraverso alcune sue interessanti considerazioni, sviluppate nel catalogo “Curricula 13”, come monografia pubblicata per questa sua ennesima iniziativa espositiva, intitolata “Leggi e sorprese dal Paese della geometria”: “(…) Mi affascina e mi tenta la conclusione che la natura sia governata da leggi estremamente semplici, almeno se confrontate con le infinite varietà delle sue manifestazioni. La filosofia su cui si basa la mia ricerca attuale scaturisce proprio da queste riflessioni. In quali e quanti modi si può ottenere una scultura partendo da una lastra, utilizzando indicazioni e o elementi semplici? E’ chiaro che la mia formazione scientifica influenza profondamente il formarsi delle mie idee e fantasie estetiche, ma solo dall’esaltante fusione tra razionalità ed emozione scaturiscono le intuizioni artistiche. (…)”.

Questa sua mostra che, in durata, gravita in quel tempo pasquale che il 2022 associa al calendario d’aprile, finisce il 20 di questo stesso mese primaverile, attribuendo ad un appuntamento culturale, la significativa portata di una considerevole raccolta di anni di lavoro d’artistico, visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì, ma i festivi sì, dalle ore 16 alle ore 19,30, a Brescia, in vicolo delle Stelle dove ha sede il sodalizio stesso, patrocinante questa opportunità espositiva, grazie alla cura ed all’allestimento, rispettivamente di Fausto Lorenzi, Chiara e Raffaele Moretti e di Corrado Venturini.

Scrive, fra l’altro, Chiara Moretti, fra le poco più di novanta pagine della predetta pubblicazione: “(…) Come figlia, solo ora, per la prima volta, mi sono trovata a seguire la preparazione e l’organizzazione di una mostra di mio padre; così, mi sono immersa anche a ritroso nel suo modo di ricercatore visuale e inventore di oggetti plastici, e mi sono resa conto di quanto studio, di quanto lavoro e di quanta profondità, ci sia nelle sue opere. (…)”.

Forme prospettiche, contorni, a volte morbidi e curvilinei, in altre sculture, invece, profili severi e taglienti, concorrono, con il colore ed, alcuni casi, come nel legno, ad esempio, del tiglio, con la materia utilizzata, ad estrinsecare quella produzione che, in questa mostra, è interpretata a segno esemplificativo di quel quarantennio di attività artistica alla quale risulta rispettivamente rapportata.

In questa estesa gamma di applicazioni c’è la parte attinente il taglio figurativo delle opere esposte, come pure una cernita riconducibile alle stratificazioni ed, in altra specificità, alle rotazioni, a seconda delle metodica utilizzata, non trascurando, questa composita proposta personale, le intersezioni, a loro modo, pure indicative di una, fra loro, assonante varietà che si esprime a definizione della modalità d’indagine adottata, utilmente indicativa, per comprendere anche le opere, invece, enucleate entro l’impressione allusiva di un appaiamento fra “illusione e realtà”.

Il come la realtà si pone, il dove la si colloca, la direzione verso la quale la si orienta, la struttura entro la quale la si dettaglia in un riflesso di spazialità volumetrica, è l’etimologia concettuale di questo autore che, nella scrematura dell’ordinaria apparenza, opera, in profondità, nella sintesi delle manifestazioni primigenie, osservate dalla scienza, per il tramite delle quali il tutto si compenetra in una amalgamata essenza di proporzioni e di equilibri, regolata dalle leggi immutabili, nel minimo comune denominatore che rispecchia il misterioso codice di una condivisa immanenza.