Mantova –  Per il critico Paolo Levi, “l’analisi puntuale di Alberto Besson sulle dinamiche del movimento e sulle scomposizioni del colore richiama l’Orfismo di Delaunay, che ha arricchito le geometrie del cubismo con la fantasmagoria tonale delle sue sperimentazioni.

I lavori di Besson si traducono in un inedito gioco segnico e coloristico, dove una miriade di tacche geometriche si incontrano sulla superficie della tela, senza interrompere il flusso compositivo, che impegna lo sguardo in una raffigurazione frammentata e caleidoscopica. I toni vivi e squillanti esaltano le minuscole forme che si coniugano in un concertato ritmico, vibrante e luminoso.

Il dinamismo che anima queste opere è ordinato e organizzato con una sapienza costruttiva capace di evocare percorsi visivi e paesaggi e di rielaborarli con un’intelligenza ludica e trasfigurante. In un efficace confluenza tra scelte cromatiche e incastri segnici, l’artista imprime una cifra stilistica di immediata riconoscibilità alle sue interpretazioni pittoriche che, sotto l’impulso di una felice intuizione poetica, reinventano una natura incontaminata dalla presenza dell’uomo.

Attraverso un’astrazione che allude alla riconoscibilità del reale, Besson coglie l’essenza intima di un vissuto filtrato dalla memoria; non è quindi casuale che i titoli dei suoi lavori conducano al riconoscimento di mondi vicini e lontani, ma perfettamente ricomponibili nella loro indeterminatezza e che si impongono allo sguardo come una narrazione compiuta. In questo gioco di scomposizione e ricostruzione, ogni singolo tassello di colore diventa vocabolo descrittivo di un’immanenza, di un apparire senza infingimenti simbolici; qui la materia pittorica, infusa di sogno e di realtà, sembra proliferare sulla tela a seguito di un processo spontaneo di germinazione, per testimoniare la bellezza del creato”.

Aggiunge Gianluigi Guarnieri:  “Osservando le opere di Alberto Besson si entra in una dimensione di inquieta frammentazione geometrica, come se il mondo, quello reale, avesse già da tempo accanto, un alter ego parallelo, infinito e riconoscibile. Miriadi di forme trovano la loro origine nelle “Memorie ferite” di un lontano vissuto fra “Sogni infranti” e “Segreti abissi” di una dimensione ormai perduta.

Il lungo cammino evocativo dell’artista supera le rarefatte sequenze di una mimesi indefinita, per entrare trionfalmente in quello stadio che vive tra un astrattismo colto e quella sfera irrazionale dell’idea, tesa alla ricerca di un altrove. Besson attua graficamente una “Purificazione” della composizione reinterpretata come interconnessione tra il mondo fisico ed il mondo surreale.