Cremona – Codici cibernetici, muti testimoni di profondità simboliche fluttuano in una luce rarefatta divenendo irrevocabili sensori delle opere di Federica Scoppa.

Forme circolari, strutture inquiete di un’idilliaca dimensione, veleggiano come spazialità essenziali nelle effimere e nascoste frammentazioni dell’impercettibilità.

Queste forme di rara bellezza assumono una continua metamorfosi generando sinuose spirali, sintetici fili fluidi di colore, estroflessioni parallele, di un trasognato flusso organico.

Sussurrate immaterialità trasmigrano sul substrato diffondendosi tra ignote vertigini e siderali impulsi spazio temporali.

Diafani vaporosi riverberi sublimano verso profondità interstellari ai confini lontani della memoria.

Federica Scoppa

Turbini cosmiche di inesplorati abissi, oscuri vortici del nulla percettivo, trasfigurano l’inconscio, oltre gli armonici equilibri della figurazione nelle indefinite e vibratili sequenzialità tonali delle composizioni.

Le opere di Federica Scoppa vivono in una dimensione arcana e misteriosa dialogando nel sotteso silenzio della figurazione tramite un’alchemica sintesi delle tonalità.

Una silente linfa vitale fluttua nell’oscura atmosfera come un’irrevocabile danza plasmando lo spazio attorno oltre i confini trasfigurati dell’essere.

La luce pervade nell’atmosfera astratta e irripetibile, rarefatta e misteriosa nella pura iridescenza della luminosità.

Vitree trasparenze, dai riflessi simultanei, evocano nuove e delicate trasmutazioni di materia, ora fragile e in via di evaporazione, ora travolgente e impetuosa.

La natura, nelle opere dell’artista, rivela un nuovo mondo ai confini dell’idillio sotteso tra indefiniti dinamismi e vaporose stratificazione.

Inquiete sintesi tonali fluiscono nello spazio creando onirici vortici dalla sacrale luminosità, riflessi concreti, diffusi e animati da un raffinatissimo desiderio vitale, tra riverberi avvolgenti e ritmiche sospensioni di un tempo indefinito.

Nel sotteso silenzio delle forme i colori trovano, nell’essenzialità dello spazio, una forza sorprendente evocando un’onirica dimensione al di fuori del visibile.

Cangianti declinazioni cromatiche vibrano nel vuoto in attesa di un effimero attimo tra arcani labirinti e inconsce emotività.

Un gorgo di oblio pervade le opere, divenendo sentiero e porta percettiva dell’essere, dove diafane ombre suggellano inquieti istanti, nell’apparente tranquillità d’infiniti universi.

Riflessi di luce vibrano sul substrato generando un armonico equilibrio di sovrapposizioni e intrecci di materia pittorica, dilatata nell’atmosfera, tramite un amorevole ed inebriante fluido sensoriale.

L’energia, estesa e prevalente, si diffonde nel cosmo, sublima a pura luce alla ricerca dell’anima viaggiatrice di assolate solitudini.