Cremona- Che Cremona sia la città della liuteria è noto da tempo, basti pensare che quest’anno l’UNESCO ha dichiarato la tradizione liutaria cremonese patrimonio immateriale dell’umanità. Meno nota, fino a qualche tempo fa, la presenza di un innovativo Museo del Violino. Dalla sua inaugurazione, il 14 settembre scorso, tutte le principali testate giornalistiche hanno dato ampio spazio al museo e alla città stessa, parlando di tutte le sue eccellenze, in primis nel campo della musica e dell’arte.

Un movimento mediatico assolutamente meritato, ho avuto infatti la fortuna di visitare le sale espositive con Alessandro Bardelli, responsabile della comunicazione per la Fondazione Museo del Violino Antonio Stradivari, che mi ha spiegato, in maniera molto coinvolgente, la storia della liuteria a Cremona, la magia degli Amati, dei Guarneri del Gesù e degli Stradivari è sottolineata efficacemente dalla tecnologia multimediale e multisensoriale del Museo, in un mix riuscitissimo fra passato, presente e futuro.

Il MdV (come viene sinteticamente indicato nel logo), con sede a Palazzo dell’arte, uno dei capolavori della cultura architettonica degli anni ’40, raduna in un unico luogo tutte le collezioni liutarie cremonesi, oltre 70 strumenti ad arco, dagli Amati alla liuteria contemporanea, con più di 700 reperti originali dalla bottega di Antonio Stradivari (donati a Cremona dal Maestro Antonio Fiorini negli anni ’30).

Dieci sale per raccontare la storia della liuteria cremonese? Detto così suona certamente riduttivo. Impossibile spiegare a parole le emozioni, perché di emozioni vive questo museo: l’emozione di immergersi nell’atmosfera della bottega, sentire i profumi di resina, ascoltare i colpi dell’abile scalpello; l’emozione di entrare in uno scrigno di velluto rosso, con i più preziosi gioielli della nostra liuteria; l’emozione di vedere le dime usate da Stadivari, firmate da lui, con le sue note; l’emozione infine di ascoltare alcuni brani scelti in un auditorium in miniatura, seduti comodamente, immersi nella magia del momento.

La scuola classica cremonese è protagonista della sala “Friends of Stradivari”, dove grandi capolavori appartenenti a collezionisti privati di tutto il mondo sono temporaneamente ospitati, perché vengano ammirati nella città dove furono costruiti ma anche per ragioni di studio e ricerca.

Oltre ai grandi maestri del passato è possibile vedere l’evoluzione dell’arte liutaria attraverso l’esposizione degli strumenti vincitori del Concorso Triennale Internazionale, che si svolge a Cremona e coinvolge artisti da ogni parte del mondo, in una vera e propria olimpiade della liuteria. Nella sala finale il passato lascia spazio al presente con una carrellata dei liutai attualmente in attività a Cremona, circa un centinaio, quasi tutti ubicati in centro, in quella che da secoli è l’insula, il cuore pulsante delle botteghe artigiane cremonesi.

Una bella storia, di cui il Museo del Violino non è il glorioso finale, ma è solo l’inizio. L’inizio di quella che potrebbe essere, finalmente, la valorizzazione artistica e quindi turistica di Cremona.