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Concesio, Brescia. William Congdon era nato a Rhode Island, ambulanziere sul fronte della seconda Guerra mondiale, era stato tra i primi soccorritori nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Dopo queste esperienze sconvolgenti, decide di dedicarsi alla pittura e nel 1948 si trasferisce a New York, dove entra nella Betty Parsons Gallery incontrando i principali esponenti dell’Espressionismo astratto americano, tra cui Pollock, Rothko, Newman.

L’autunno della Collezione Paolo VI inizia con un nome importante: quello di William Congdon con una mostra delle opere del pittore statunitense dal titolo Musica della terra visitabile fino al 14 dicembre prossimo.

«È davvero con piacere che inauguriamo la stagione autunnale con questa mostra» – spiega Paolo Sacchini, direttore della Collezione Paolo VI di Concesio – «dedicata a un artista assai rilevante, sia per quanto riguarda il suo rapido e personale percorso come espressionista astratto, sia soprattutto per l’intimo e insieme sublime rapporto con la natura, che nei suoi dipinti fa capolino con la sua magnifica e sconvolgente potenza. Davanti ai suoi lavori si percepisce un ardente rapporto con l’assoluto, venato di suggestioni romantiche attualizzate da una più inquieta spiritualità novecentesca. E le opere prestate dalla Fondazione sono davvero intense».

Pittore nomade, ma allo stesso tempo profondamente radicato nelle vicende storiche della sua epoca, Congdon ha vissuto interamente il secolo breve attraversandolo quasi per intero (1912-1998) e sperimentandone in prima persona i momenti più bui. Interprete di primo piano dell’arte novecentesca più attenta al tema della spiritualità, era tra gli artisti più stimati e apprezzati da Papa Paolo VI, che peraltro ebbe modo di incontrare l’8 settembre 1971 a Subiaco.

Durante la visita del Pontefice ai monasteri, infatti, rompendo il rigido protocollo vaticano Congdon si presentò davanti a Paolo VI per omaggiarlo della sua Immacolata (1964) che ancora oggi si trova nella Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani. L’artista stesso ricorda con emozione quel giorno nel suo diario: «Tutto sono preso dall’intimo incontro col Papa. Sono dentro i suoi occhi, così vivi dolci d’amore penetrante, abbracciante e di sofferenza. […] Tre volte scendo su un ginocchio a baciare la sua piccola mano. E lasciandomi mi dice, e non retoricamente, “I will pray for you”».

Musica della terra il titolo della mostra, che riprende la didascalia di uno degli ultimi lavori di Congdon dipinto nell’ottobre 1994 e suggerisce una percezione più profonda del “vedere”. Una percezione musicale, timbrica e ritmica, dello spazio, del tempo e della sua traduzione in pittura, che resta presente lungo l’intero arco della produzione di Congdon: dall’apprendistato newyorchese alla scuola dell’Espressionismo Astratto, dagli anni veneziani ai viaggi, fino ad approdare al nulla di natura dell’ultimo periodo lombardo. Quello di Congdon è infatti un vedere con sentire “ciò che vediamo accade dentro il nostro sentire – il sentirlo accadere” sono le parole stesse del pittore americano.

«L’esposizione, nel dettaglio, si concentra sulle opere della maturità, dipinte da Congdon negli ultimi vent’anni, quando abitava nella bassa milanese, con un nucleo di lavori a fare da contrappunto di stagioni più lontane, che creano un mosaico suggestivo di tutta la sua opera» – racconta il curatore della mostra Francesco Gesti.

Per tutta la durata della mostra, ogni sabato alle ore 17.30, la Collezione Paolo VI propone visite guidate gratuite.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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