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Un puzzle: questa è la prima cosa che salta in mente ascoltando Canzoni per metà. L’ultima fatica, o in questo caso gioco, in studio di Giuseppe Peveri, in arte Dente, è una costellazione di venti canzoncine tra il malinconico e il divertito. Tanti piccoli tasselli legati da un fil rouge, tradotto graficamente in copertina dalla “sirena al contrario” del grafico argentino FEFHU.

La maggior parte delle tracce non supera i due minuti: scelta che giustifica il titolo del disco e ne rappresenta il lato più coraggioso.

Dente propone un lavoro che va in direzione opposta ai canoni delle composizioni pop contemporanee, basate su brani più lunghi e strutturati.

«Ho raccolto un po’ tutte quelle canzoni che possono, a un primo ascolto, sembrare anche incompiute o compiute non fino in fondo, – ha spiegato Peveri in un’intervista rilasciata a Rockole che in realtà hanno, a mio avviso, la stessa dignità di una canzone che si ritiene normale. Hanno la stessa dignità perché sono state scritte con sincerità».

In Canzoni per metà i pezzi s’incastrano l’uno con l’altro proprio come in un collage, che, però, a tratti manca d’uniformità. Se alcuni brani seguono gli intenti dichiarati del disco (Fasi lunatiche, Canzoncina, Appena ti vedo), altri mantengono una lunghezza tradizionale (Cosa devo fare, Noi e il Mattino, Geometria Sentimentale). Inoltre, l’effetto di sospensione che caratterizza alcuni momenti può attrarre per originalità, ma non rende facilmente digeribile il lavoro complessivo.

L’innovazione, comunque, si percepisce più sull’impostazione del disco che sullo stile. Dente presenta una tracklist che non stravolge la sua proposta musicale, di conclamato stampo cantautoriale.

L’ironia e i giochi di parole, presenti sin dai primi lavori, tornano anche qui, seppur in versione ridotta: lo stesso titolo dell’album può essere letto come canzoni “a” metà o “destinate” a metà.

Ci sono molte autocitazioni e, in fin dei conti, anche la preferenza per la brevità non sorprende (si pensi, per esempio, alla raccolta di microstorie Favole per bambini molto stanchi, scritta da Peveri e pubblicata nel 2015 dalla Bompiani). Le armonie, caratterizzate da forti richiami alla tradizione della musica leggera italiana, s’incanalano all’interno di un filone indie-pop tricolore consolidato: il lato positivo è che proprio la loro semplicità si accorda bene con lo spirito giocherellone dell’opera.

A rinfrescare il sound interviene poi l’utilizzo di drum machine e omnichord.

Il miglior lavoro di Dente? Non proprio. In questo disco tornano tutte le vie già esplorate nei precedenti Anice in bocca, Non c’è due senza te, L’amore non è bello, Io tra di noi e Almanacco del giorno prima. Canzoni per metà, semmai, è un album piacevole, ideale per accompagnare un tranquillo giro in bicicletta durante una giornata di sole.

Il disco è stato registrato da Andrea Appino, leader degli Zen Circus, al 360 Music Factory di Livorno. Edito dall’etichetta Pastiglie, è uscito il 7 ottobre, anticipato dai singoli Cosa devo fare e Curriculum. Disponibile sia in digitale sia in formato CD e vinile, vanta pure una special edition su Music Raiser che comprende vinile e CD autografati nonché un poster numerato in edizione limitata.

 

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