Jeff Buckley, Eddie Vedder, Bob Dylan e un pizzico di Bon Iver: tra le già note influenze di Isaac Gracie spuntano nomi importanti, che è impossibile non richiamare anche nel recentissimo Songs In black and white.

Uscito in digitale il 30 settembre per la Virgin Emi, il nuovo EP del ventiduenne londinese contiene quattro inediti: All In My Mind, Burn My Clothes, Bury My Crown, Digging e Answers. I brani sono stati registrati durante il live del 29 luglio 2016 al The Waiting Room di Londra. Dal 18 novembre ne sarà disponibile anche la versione in vinile.

Voce e chitarra: punto. Gracie propone un concerto genuino e diretto. Forte di un’esecuzione impeccabile e di un’ottima produzione, l’album riesce comunque a mantenere l’atmosfera intima che ha caratterizzato Songs in my bedroom e il singolo Last Words. L’esibizione si concentra su pezzi dal taglio soft, in cui un’anima profondamente grunge viene impreziosita da una sensibilità indie e dal lirismo del folk americano.

Durante l’ascolto, la mente vola subito a precedenti illustri come il Live At Sin è di Buckley o al famosissimo Unplugged in New York dei Nirvana. Riferimenti ben noti a Gracie e che giustificano la scelta, di per sé peculiare, di proporre un nuovo album in versione live.

Forse, il pregio più grande del disco è proprio la sua semplicità. Il ragazzo di Londra racconta storie di cuori spezzati e dipendenze, mischiando armonie prettamente anni ‘90 a un timbro vocale caldo e graffiante; dall’altro lato, il debito verso le sue influenze musicali è fin troppo evidente. Così Songs in black and white si dimostra l’ottimo lavoro di un artista giovanissimo e ancora alla ricerca di un’identità.