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I nostalgici della new wave non potranno farsi mancare l’ascolto di Strange Diary (Polyvinyl Records). Il debutto di Psychic Twin, alter ego della statunitense Erin Fein, è un magma di sintetizzatori dal taglio accattivante che corre su un tapis roulant anni ‘80.

Nove tracce, scritte tra Illinois e New York, registrate sotto l’attenta supervisione di Jacob Portrait (già conosciuto per il suo lavoro con STRFKR e Unknown Mortal Orchestra).

Il risultato è un disco dalle atmosfere romantiche e sognanti, ma anche molto decise: specchio del complesso periodo attraversato da Fein, impegnata, in questi ultimi quattro anni, ad affrontare la fine del suo matrimonio e il trasferimento nella Grande Mela.

L’apertura caotica di Heart Divided evolve verso le armoniose scale della ballabile Strangers, rivisitazione di un brano già presente in un omonimo 7’’ uscito sempre per la Polyvinyl Records. Segue la ritmata Running in the dark, in cui ad emergere è la voce, grande protagonista pure della successiva Stop in Time.

Man mano che il disco gira si ha l’impressione di muoversi in una nebbia di suoni elettronici e sensuali. Le atmosfere oniriche che nascono dal miscuglio di riverberi e arrangiamenti masticati a tratti rischiano di confondere l’ascoltatore, come accade con la psichedelica Unlock Yr Heart.

All’ultimo, però, ecco rispuntare il cantato sospirato di Fein, che riprende le redini del gioco e definisce i confini delle composizioni. I ritornelli pop si confermano il punto forte di buona parte delle tracce: ne sono un esempio le già citate Strangers e Stop in Time, ma pure Hopeless e il singolo Lose myself.

Poi, la strobosfera rallenta il suo ciclo con Chase you, ballata psichedelica dalle tinte romantiche. Le danze si chiudono sulla scia di The Deepest part, traccia più angosciante e dalle sfumature krautrock.

In sintesi, un lavoro con le idee chiare, ma che, talvolta, scivola verso un’eccessiva uniformità, soprattutto nell’utilizzo dei suoni. Se il filo conduttore è il delicato bilanciamento tra allontanamento e attrazione, anche nel disco si avverte l’alternarsi di momenti più intensi ad altri – in particolare nella seconda metà – durante i quali la concentrazione tende a scemare.

La post produzione regala un taglio moderno a un’opera che guarda molto al passato (Siouxsie and the Banshees, Cocteau Twins e Annie Lennox), ma dalla quale, tutto sommato, fluisce anche una certa personalità.

 

 

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