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Brescia – Si chiamava Mussolini, ma non era il Duce del Fascismo. Erano in due, con lo stesso cognome, a trovarsi messi in stampa, nella medesima epoca, a causa di un differente destino, scaturito da un percorso distinto, sfociato, però, altrove.

Chi, sulla scena politica nazionale, chi, invece, sulle acque del lago di Garda, a governare, non quell’apparato che del potere ne è speculare, ma i mezzi di navigazione, per il trasporto pubblico, tra le località rivierasche di questo esteso bacino lacustre, in un organizzato sistema di piroscafi, destinati a tale perdurante servizio di tratte prefissate, da dover puntualmente rispettare.

Anche nel caso di quanto documentato nella stampa locale del 7 febbraio 1910, secondo la versione dei fatti impressa dai torchi del quotidiano “La Provincia di Brescia”, relativamente ad un accaduto verificatosi sulla plumbea massa del lago, trascolorata da un inverno inoltrato, quando, per la cronaca di quei giorni, si poteva bene parlare a proposito de “L’incaglio del “Benaco” sul lago di Garda – Ci scrivono da Peschiera, 5: Stamane il piroscafo Benaco, in partenza da Peschiera alle ore 6, colto da fittissima nebbia, procedeva per Bardolino. A causa della stessa andava ad arenarsi sulla spiaggia a sud di detto scalo e precisamente nella località denominata “Pregno”. Dopo due ore di lavoro, aiutato dal piroscafo “Eco” di passaggio proveniente da “Riva”, comandato dall’egregio capitano Mussolini, veniva disincagliato, proseguendo poscia per Maderno-Desenzano. (…)”.

Mentre, “l’altro” Mussolini dirigeva il periodico “L’idea socialista”, poi da lui stesso rititolato “Lotta di classe”, ricoprendo pure l’incarico di segretario della Federazione Socialista di Forlì, già a margine di intense e volitive vicissitudini, destinate ad ulteriorimente crescere nelle inquietudini di scelte viscerali, quale metodo e misura di sue insopprimibili consuetudini, il menzionato “capitano Mussolini” solcava, invece, il Benaco catulliano.

Un ruolo, tanto più assodato e conosciuto, da poter pure essere rilevato fra le pagine di un altro giornale, sul limitare del decennio seguente, rispetto al caso precedente, nel merito cioè de “La Sentinella Bresciana” del 30 novembre 1919, quando ai lettori si dava la notizia riguardante un imprevisto corrispondente: “Piroscafo incagliato sul Garda. Ci scrivono da Salò, 28 novembre. Quasi nelle stesse condizioni in cui, parecchi anni or sono, si era incagliato il piroscafo “Depretis” della Società di Navigazione del Garda, si adagiava, l’altro ieri, sopra un banco presso l’isolotto di san Biagio il piroscafo “Angelo Emo”. I soccorsi mandati dalla direzione della Navigazione e diretti dal cav. De Francesco non poterono essere utilizzati. Mancano ancora dati precisi sulle cause del disgraziato incidente. Il piroscafo era partito l’altra sera alle 20,15 regolarmente per Salò. Sembra che il capitano Mussolini per schivare il pericolo, nel passaggio tra l’isola e il continente, abbia ordinato il passaggio al largo. Per una falsa segnalazione dalla riva, siccome il piroscafo doveva toccare il porto di Manerba, si volse verso un punto su cui brillava un fanale. Disgraziatamente il piroscafo andò a cozzare contro uno scoglio”.

La posizione del personaggio in questione era meglio tratteggiata nell’altro quotidiano, allora pure in distribuzione, che, con la testata “La Provincia di Brescia” aveva confezionato l’edizione quotidiana dove, fra l’altro, dedicare, insieme al tenore della medesima notizia, la precisazione che “Il piroscafo, oltre che essere sotto la direzione del nominato sig. Mussolini che è tra i più vecchi ed esperti capitani, era pilotato dal sig. Testa, pure tra i migliori piloti del lago”.

In quell’anno, Benito Mussolini aveva fondato “I Fasci di Combattimento”, ponendo, poi, al confronto con l’elettorato questa sua nuova creatura politica, ancora in fase di rodaggio che, alle elezioni, avvenute proprio a novembre, non si sarebbe imposta, se non per un risultato deludente.

Sul lago di Garda, l’omonimo del “Capitano Mussolini” sarebbe di sicuro venuto in seguito, certamente, almeno in occasione della rispettiva circostanza volta ad incontrare d’Annunzio, sia vivo che, anni più in là, ormai morto, mentre la più lunga permanenza gardesana lo avrebbe tristemente atteso di persona, in quel di Gargnano, lungo il tetro epilogo della sua convulsa parabola politica ed esistenziale.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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