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Brescia. Praticate in 30 Paesi al mondo, di cui 27 nel continente africano, le mutilazioni genitali femminili sono un fenomeno che ci interroga con urgenza da vicino. Anche in Italia, come nel resto d’Europa, vivono bambine e giovani donne che subiscono o hanno già subito queste pratiche.

E’ una tragedia di cui bisognerebbe parlare molto di più. Grazie quindi alla Cooperativa La Vela  che ha organizzato il seminario “Mutilazioni genitali femminili: scenari e riflessioni lo scorso 1 febbraio presso il Centro culturale islamico, via Corsica 361. E grazie a chi ha collaborato: Centro culturale islamico Brescia, Giovani Musulmani d’Italia, Gruppo Emergency BresciaLe mutilazioni genitali femminili sono, secondo l’Unicef, un fenomeno vasto e complesso, che include pratiche tradizionali che vanno dall’incisione all’asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni. Bambine, ragazze e donne che le subiscono devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesanti conseguenze psicologiche.

Si stima che in nel mondo il numero di donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 125 milioni. Dati gli attuali trend demografici, possiamo calcolare che ogni anno circa tre milioni di bambine sotto i 15 anni si aggiungano a queste statistiche.
In alcuni Stati del Corno d’Africa (Gibuti, Somalia, Eritrea) ma anche in Egitto e Guinea l’incidenza del fenomeno rimane altissima, toccando il 90% della popolazione femminile. In molti altri, invece, le mutilazioni riguardano una minoranza, fino ad arrivare a quote dell’14% in paesi come Ghana, Togo, Zambia, Uganda, Camerun e Niger.

Vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni di età. Tuttavia, in alcuni paesi vengono operate bambine con meno di un anno di vita, come accade nel 44% dei casi in Eritrea e nel 29% dei casi nel Mali, o persino neonate di pochi giorni (Yemen). Ad eseguire le mutilazioni sono essenzialmente donne: levatrici tradizionali o vere e proprie ostetriche, spesso considerate un servizio di elevato valore, da remunerare lautamente: lo status sociale e il reddito di chi le compie è direttamente connesso all’esito di questi interventi.

In Italia, come in Europa, si tratta di episodi che avvengono nella più totale illegalità, e che quindi sono difficili da censire statisticamente.

L’Unicef spiega che le mutilazioni genitali femminili vengono praticate per una serie di motivazioni:

    • Ragioni sessuali: soggiogare o ridurre la sessualità femminile
    • Ragioni sociologiche: es. iniziazione delle adolescenti all’età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità
    • Ragioni igieniche ed estetiche: in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e osceni
    • Ragioni sanitarie: si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino
    • Ragioni religiose: molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano)

Una pratica da condannare senza mezzi termini, una palese violazione dei diritti della donna. Oltre che umilianti, le mutilazioni genitali sono estremamente dolorose. Le bambine che vi sono sottoposte possono morire per cause che vanno dallo shock emorragico, a quello neurogenico, all’infezione generalizzata.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

2 Commenti

    • Gentilissima Giovanna, grazie della segnalazione e di aver visitato Popolis, da sempre attento alle
      dinamiche sociali, avevo preso il dato dal sito UNICEF Italia, per dare corpo all’articolo, ma mi premeva evidenziare che l’evento, segnalatomi dai volontari di Emergency, si svolgeva al centro islamico di Brescia. Un piccolo passo verso il rispetto dell’universo femminile, piccoli passi verso una vetta ancora lontana. Un saluto Valerio Gardoni

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