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Cremona. “La serenità che provo nell’eseguire queste mie espressioni artistiche la riscontro nello spettatore non acculturato, capace di cogliere la gioia del momento creativo. La semplicità e il sorriso di un bambino valgono più di mille intellettualismi”. Le parole sono di Martino Zanetti, arista e musicista, le sua grandi opere nella mostra “My Winter Tale” alla Pinacoteca Ala Ponzone del Museo Civico, fino al 28 febbraio. 

La personale di Martino Zanetti, artista poliedrico, “My Winter’s Tale”, dedicata a Cremona, trova ispirazione nel Racconto d’inverno di William Shakespeare.

“La curiosità di scoprire chi è il vero William Shakespeare – spiega Martino Zanetti – mi è venuta quando, leggendo le sue opere, ho colto la sequenza come una provocazione culturale tipica dei romanzi gialli, dove viene lasciata una traccia affinché il lettore ne colga il meccanismo. Sempre i primi e gli ultimi atti portano la soluzione. La struttura del ‘Racconto d’inverno’, che dona il titolo alla mia mostra, si basa sulla fantasia e l’imaginerie dell’epoca, come si rileva dai dipinti di Giulio Romano, architetto e pittore, dalle sue architetture riportate da Paolo Veronese, e quindi da Sebastiano Serlio e in sequenza Andrea Palladio, Daniele Barbaro e Inigo Jones”.

La mostra è organizzata dal Comune di Cremona nell’ambito delle iniziative per il 450° anniversario della nascita di Claudio Monteverdi e patrocinata anche da Garda Musei.

Martino Zanetti è conosciuto anche come uno dei più importanti imprenditori europei del caffè, attraverso la holding che porta il nome di Hausbrandt, il marchio storico del caffè fondato nel 1892 a Trieste, prima azienda iscritta alla nascente Associazioni degli Industriali dell’Impero d’ Austria in Trieste e anche la prima azienda iscritta all’ Associazione Industriali Italiana nata nel 1920.

L’essere imprenditore e artista allo stesso tempo è una caratteristica della creatività, una dote ben riferibile e presente in Martino Zanetti, in quanto appartenente a una famiglia di mercanti e artisti dell’arte figurativa nella Venezia del ‘700, ‘800 e ‘900. Appassionato amante della musica, suona spesso il pianoforte, strumento e compagno dei suoi momenti creativi e meditativi, quando si raccoglie nell’ampio e spazioso studio per dare corpo a prorompenti suggestioni cromatiche, colorando così le proprie emozioni.

Molte sue opere fanno parte di importanti collezioni internazionali. Da molti anni Zanetti ha supportato e supporta le attività culturali del teatro La Fenice, la Fondazione Giancarlo Ligabue e la Venice Foundation.

La mostra di Martino Zanetti è concomitante, per date e ubicazione, con la mostra monografica del Genovesino, sommo pittore del Seicento, oltre all’esposizione dell’inestimabile opera di Caravaggio “San Francesco in meditazione” quando tornerà da Palazzo Reale a Milano, offrendo così ai visitatori l’occasione di osservare tre figure che, seppur distanti in apparenza, sono in realtà profondamente unite.

Il retaggio culturale di Martino Zanetti è, dunque, di chiara ascendenza Mitteleuropea, e fa riferimento a pittori, musicisti e scrittori come Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Paul Klee, Paolo Veronese, Johannes Itten, Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e Friedensreich Hundertwasser. Tutti loro appassionati cultori della musica e anche esecutori come lui stesso.

Appassionato di musica e arte, artista lui stesso e colto musicista, Martino Zanetti suona spesso il suo pianoforte, strumento e compagno dei suoi momenti creativi e meditativi, quando si raccoglie nel suo grande studio per dare corpo alle sue suggestioni cromatiche, colorando le sue emozioni. Molte sue opere fanno parte di importanti collezioni internazionali. Da molti anni, tra l’altro, sempre attraverso la Holding Hausbrandt, Zanetti ha supportato e supporta le attività culturali del teatro La Fenice, la Fondazione Giancarlo Ligabue e la Venice Foundation.

A distanza di quarant’anni, Zanetti rientra così nei circuiti delle mostre ufficiali, dopo che all’età di 33 anni si era ritirato a dipingere solo per una sua intima esigenza e ricerca artistica, proprio nel momento in cui era considerato il più giovane esponente del neoespressionismo astratto italiano.

 “La mia felicità può oggi coniugarsi al mio essere artista compiutamente e cercar di donare quella gioia e il prorompente sorriso che naturalmente l’arte procura. E cosi, come nella Commedia dell’Arte, ‘se vi è piaciuto applaudite, se non vi è piaciuto… un cortese silenzio.”

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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