Tempo di lettura: 5 minuti

Rovereto, Trento – È una vera coccola il festival Settenovecento, che anche quest’anno ha permesso al suo pubblico di vivere intense emozioni nei luoghi che non ti aspetti e di pensare, quando cala il sipario sull’ultimo concerto: non vedo l’ora di tornare.

Nato sei anni fa il festival, con sede principale a Rovereto ma una serie di eventi sparsi per il territorio della Vallagarina, si conferma un evento imperdibile, di altissimo livello artistico, che dimostra le potenzialità di un territorio esaltandole alla massima potenza.

Grazie, soprattutto, al lavoro in rete delle più significative realtà del territorio, non solo musicali: l’Associazione Filarmonica di Rovereto, affiancata dai partner WAM Festival Internazionale W. A. Mozart a Rovereto, Centro Internazionale di Studi Riccardo Zandonai, Coro Sant’Ilario e Rovereto Wind Orchestra.

E la novità del 2022 è la stretta collaborazione con APT Rovereto, Vallagarina e Monte Baldo che diventa a tutti gli effetti co-organizzatore della manifestazione e cura le esperienze di scoperta di luoghi noti e meno noti e le degustazioni di vino e prodotti locali, creando così un felice connubio tra musica e territorio.

“Rumori della natura, sospiri dell’anima”: questo il titolo dell’edizione 2022. E sono i tre direttori artistici di Settenovecento, Federica Fortunato del Centro Internazionale di Studi Riccardo Zandonai, Klaus Manfrini, Associazione Filarmonica di Rovereto, e Angela Romagnoli del WAM, Festival internazionale W.A. Mozart di Rovereto, a raccontare agli appassionati la scelta di mettere, al centro del festival e come filo conduttore di tutti gli eventi, la natura, partendo dalle lettere di Mozart, dove le annotazioni musicali convivono con vivaci immagini paesaggistiche: “La musica si è sempre confrontata con il compito di realizzare in forma sonora gli elementi naturali: dalle Quattro stagioni di Vivaldi alla Primavera di Schumann, dalle suggestive Serenate alla Pastorale di Beethoven, dalle innumerevoli tempeste all’evocazione di piante e animali”.

La natura ispira, dunque, accoglie, protegge, ed è testimone di resilienze, prove di forza e di tenacia, incarnazione di poesia e di infinita perfezione. E così, accanto a ospiti illustri, giovanissimi talenti, cori dalla solida tradizione, interpreti straordinari della musica in tutte le sue sfaccettature, chi ha preso parte agli eventi ha goduto della bellezza di luoghi famosi e di angoli decentrati, nascosti, isole verdi in una città che non smette mai di stupire per l’enorme patrimonio culturale sempre sapientemente valorizzato.

Siamo passati quindi dal giardino di S. Osvaldo al Teatro Zandonai, dove l’Orchestra Filarmonica Settenovecento, il progetto di avviamento alla professione orchestrale per strumentisti under 30 e giunto al suo quarto anno di attività, ha presentato sul palco ben 47 giovani artisti, con la direzione dell’altrettanto giovane direttore Nicolò Jacopo Suppa, chiudendo l’ultimo giorno di festival con Le Pastorales di Ropartz e la Pastorale di beethoven.

Dal giardino dell’università di Palazzo Fedrigotti, con il Dauprat Hornquartett insieme a Quang Nguyen, e Giulia Zaniboni con la pianista Candida Felici che hanno regalato concerti all’ombra di piante secolari, al Giardino di San Marco.

Dal giardino Bridi De Probizier, con le quattro giovani musiciste dell’Amai Quartet (Janela Nini e Chiara Siciliano ai violini, Michaela Kleinecke alla viola e Anna Tonini Bossi al violoncello), al Bosco della Città, agli spazi verdi e intimi del B&B Vista Castello, fino alle vette del Monte Zugna, per un concerto intorno al fuoco che ha parlato di uomini, alberi, boschi.

E poi, per finire, la tisana delle buonanotte sotto le stelle, tutte le sere in luoghi diversi, l’ultima negli spazi del Giardino delle Sculture del Mart, con la Rovereto Wind Orchestra e il suo direttore Andrea Loss impegnati in un repertorio dedicato alle sfere celesti, alle galassie, ai pianeti e all’energia della terra e del cosmo

Come si fa a scegliere tra concerti che sono stati, uno dietro l’altro, continue meraviglie? Nella soddisfazione di poter vantare un’indigestione di musica e bellezza, non posso non ricordare La Risonanza del Mondo, il concerto che nella Piazza del Mart, sotto la cupola, ha visto esibirsi il Coro della Schola di San Rocco diretto da Francesco Erle.

Un concerto che è stato anche teatro, danza, viaggio ipnotico nel mondo della musica e dei suoni così bello da commuovere. Si sono mossi come all’interno di una coreografia i coristi, occupando con la loro presenza scenica gli spazi di un luogo suggestivo come pochi. Un fluire di corpi e di voci, dove le partiture si sono unite e amalgamate a meraviglia agli effetti sonori: canti e cantare di uccelli, il verso dei grilli e delle rane, il fruscio delle foglie e le note del pianoforte.

La sapienza e l’esperienza al servizio della bellezza nell’esaltazione della Natura, madre generosa e maltrattata che ha ritrovato finalmente il centro dell’attenzione e rivendica la sua importanza in un mondo che sembra non ricordarsi la gratitudine e l’origine della vita. La musica, maestra e compagna di riflessione, ha colpito ancora nel segno.

E si torna da dove siamo partiti: musica e natura, abbinate alla bellezza di spazi unici, alla bontà di un calice di vino, all’energia degli artisti sono una carezza per l’anima e il corpo.

Qui si vedono realizzati tanti piccoli sogni: sbocchi professionali di alto livello per giovani professionisti, riscoperta delle meraviglie che ci affiancano, spesso lasciate in un angolo e trascurate a favore di mete o eventi roboanti ma privi di personalità, riavvicinamento a un territorio che sa offrire opportunità di svago, cultura, divertimento e benessere.

E così i luoghi che hanno visto nascere quel genio assoluto che è Fortunato Depero, la città che custodisce la Campana dei Caduti e ricorda ogni giorno come la pace sia il nostro valore più grande e prezioso, le valli e le contrade traboccanti di tradizioni e poesia si confermano una meta degna di una, anzi di più visite. Rovereto è una piccola, preziosa capitale di cultura, accogliente e viva. Sempre capace di sorprendere.

Si torna a casa con orecchie, occhi e spirito rifocillati di bellezza. In attesa di nuove occasioni di stare bene.Mi porto a casa tutto questo, al termine del mio ennesimo viaggio roveretano. Con gli occhi che brillano ancora ricordando i concerti di Settenovecento – Naturalia.