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Quanto darei ad avere trent’anni di meno. E unirmi a un progetto che, come dice la parola stessa, vuole “illuminare”. Le nostre menti, le nostre anime, il nostro giornalismo sempre troppo provinciale e autoreferenziale.

A illuminare davvero il futuro del giornalismo impegnato, quello gambe in spalla e taccuino alla mano, sono tre ragazze bravissime e coraggiose, tre giornaliste free lance (che non si sono accontentate di un lavoro sotto casa a 5/10 euro a pezzo) che un paio d’anni fa hanno dato vita a Nawart Press che è contemporaneamente un’associazione culturale e un portale di cronaca internazionale.

Le tre giornaliste (più l’amica Tanja Jovetic, definita “un po’ meno vagabonda”) si chiamano Eleonora Vio, Costanza Spocci e Giulia Bertoluzzi (cento anni in tre?) e si sono conosciute qualche anno fa al Cairo post-rivoluzionario.

Tre giovani donne unite dal sacro fuoco del giornalismo on the road. Quello che vede, sente, annusa, impara, ascolta. E alla fine racconta. Con le parole, il cuore e le immagini.

Non ne poteva che nascere Nawart Press, cioè una piattaforma “che illumini”  perché questo è il significato di nawart in arabo egiziano.

Ele, Giulia e Costanza sono tre freelance esperte di aree calde del mondo, poliglotte e multitasking. Vanno, vedono, scrivono e poi vendono i loro reportage a numerose testate internazionali, aggiungendoci video, foto, podcast.

L’ultima uscita di Eleonora, per esempio, è stata recentemente pubblicata dal Venerdì di Repubblica e racconta i partigiani invisibili di Mosul.

Sul campo (sempre fronti caldissimi) lavorano da sole o tutte e tre insieme.  Come è stato per il primo progetto, 2015, nato grazie a un crowdfunding.

Con The Railway Diaries le tre giornaliste hanno attraversato in treno 12 paesi, dai Balcani all’Asia centrale. Un lungo viaggio-reportage-documentario partito da Venezia, la città di Eleonora, e arrivato a Samarcanda passando per i Balcani, Grecia, Turchia, Iran, fino ai paesi dell’Asia centrale.

«In un mondo caratterizzato da un’informazione del qui e ora, investiamo nella “lunga durata”», spiegano queste straordinarie professioniste.

Per quel viaggio in treno hanno attraversato campagne, villaggi, città e paesi. Lentamente “per assaporare il tempo umano e graduale del cambiamento metro dopo metro, chilometro dopo chilometro”.

Lentamente hanno ascoltato  “le storie si intrecciano negli scompartimenti dei treni”, spiato e descritto ” i tratti somatici che si mischiano nelle strade e le frontiere”.

E oltrepassato confini che, “seppur presenti fisicamente e talvolta con pesanti posti di blocco, nella realtà dei fatti hanno ben poca ragione di esistere”.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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