Cremona. L’incontro con l’archeologo Giuseppe Orefici giovedì 12 marzo a Cremona sarà un autentico viaggio nell’affascinate cultura delle civiltà del Perù. “Nazca, Perù: mucho mas que lineas”, alle ore 21 presso presso la Sala Mercanti, in Via Baldesio 10 a Cremona, Giuseppe Orefici terrà una conferenza dedicata alla cultura precolombiana peruviana di Nazca, dai recenti risultati degli scavi archeologici del Progetto Nazca 1982/2015 nel Centro Cerimoniale di Cahuachi, Nazca, in Perù.Nazca immagine

La serata è stata organizzata dall’associazione Latinoamericana, orgogliosa di ospitare a Giuseppe Orefici, archeologo, grande esperto italiano di culture precolombiane del Perù e del Sud America, attivo da quasi quarant’anni nell’area archeologica di Nazca, Perù, dove ha contribuito a scoprire e riportare alla luce importanti reperti della cultura omonima, scomparsa da più di mille anni, dando un fondamentale contributo alla loro valorizzazione.

Giuseppe Orefici, Nato a Brescia nel 1946 è attualmente direttore del Progetto Nazca e direttore del Centro Italiano Studi e ricerche Archeologiche Precolombiane Ricerche in Perù L’archeologo parlerà di Cahuachi, che fu un centro cerimoniale della civiltà Nazca dal I fino al VI secolo, situato a circa 30 km., in direzione sud est, dall’attuale città di Nazca, sulla costa centrale del Perù, all’interno della conca idrografica del fiume Rio Grande de Nazca, vicino alle famose linee.

Il suo nome significa luogo dove vivono i vedenti. Orefici ha effettuato scavi sul sito per decenni. Nel sito sono presenti oltre 40 monticelli sulla cui cima vi sono strutture fatte in adobe. L’ampia zona di scavo è ubicata sulla riva sinistra del Rio Nasca, corso d’acqua a carattere torrentizio il cui volume idrico dipende dalle piogge che cadono sui monti della sierra andina, fenomeno che condiziona gran parte della vita nell’ampia vallata. Per le sue caratteristiche peculiari, Cahuachi è stato definito un sito cerimoniale da W. Duncan Strong nel 1957, la sua funzione era non solo religiosa e rituale, ma anche direzionale e amministrativa. Da questo centro, tra il 350 a.C. e il 600 d.C., si irradiò la Cultura Nasca di cui si conoscono le belle ceramiche e i grandi geoglifi (le famose linee) tracciati sul suolo ghiaioso della Pampa San José.cahuachi

– Una cultura che, come dimostrano migliaia di reperti, ha raggiunto vertici ineguagliati– dice Orefici in una intervista ad Archeologia Viva – pensate che i Nasca conoscevano i principi della tavola pitagorica, sebbene se ne servissero unicamente per la musica, praticavano la tecnica edilizia dell’argilla “armata”, che però utilizzavano esclusivamente per i templi, realizzavano ceramiche col più alto numero di colori noto nell’America precolombiana.

Le stesse linee Nasca, forse l’espressione della cultura nasca a noi più familiare, grazie alla sterminata letteratura ufologica che ha ispirato, altro non sono che una delle manifestazioni della ritualità di questo popolo che desiderava esprimere in uno spazio più ampio, probabilmente con danze collettive, rituali connessi alla religione. Non vi è, quindi, alcun significato astronomico alla loro base (eccettuate alcune linee orientate con il solstizio e l’equinozio), né l’evidenza che queste cerimonie venissero effettuate di notte. Gli unici legami certi di questi geoglifi sono con le raffigurazioni di divinità così come le conosciamo dalla ceramica dipinta nasca. –

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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