Nella ruota del tempo, sembra che il destino incorra in una serie di eventi sorprendenti, rilevabili a piacimento.

A margine dell’inverosimile, quanto accaduto, sembra, abbia avuto, a volte, dell’incredibile: “Con l’unico dente si morde la lingua e muore dissanguato”, titolava il breve resoconto di un fatto singolare, inserito, fra le cronache del 10 gennaio 1953, nell’edizione quotidiana del “Giornale di Brescia”, dove, a tal proposito, si precisava pure che “in circostanze assolutamente inconsuete, è deceduto in una villetta nei pressi di Graz, l’agricoltore settantunenne Franz Wintersteiner. Mentre addentava una mela con l’unico dente rimastogli, il poveretto si provocava alla lingua una ferita tale da determinare in poche ore un completo dissanguamento. Il Wintersteiner aveva un appuntamento per l’indomani con un dentista di Graz che avrebbe dovuto estrargli il dente e sostituirlo con una dentiera completa”.

Tolto l’elemento sorprendente, in quanto insolito, secondo una dinamica anche appariscente, resta, comunque, il fondo di una materia bastevole al reputare una remota evenienza, nel raggio, invece, fattibile di una casistica altrettanto possibile. Era, infatti, capitato davvero, ciò che, negli estremi di un dato evento, si era materializzato, dando un’impronta effettivamente verosimile ad una precisa contingenza, sperimentata in un modo, ormai, incontrovertibile.

Se non era il dente, poteva essere anche la cornata di un bue, a compromettere l’integrità di un malcapitato, vittima della incontrollata deriva di tali note protuberanze, solitamente riconducibili alle evidenti caratteristiche di un profilo, addomesticato con tali assodate sporgenze che gli sono da sempre intrinseche, ma, a quanto pare, non in un modo da evitare un certo incidente, a proposito del quale, il 21 gennaio dello stesso anno, riferiva il medesimo giornale: “Grave infortunio d’un contadino. Con l’addome perforato dalla cornata di un bue. Un imprevisto quanto grave infortunio ha subito ieri mattina il contadino Piero Beltrami fu Pietro d’anni 48, abitante alla cascina Faccendini di Lonato. L’infortunato che aveva condotto il bestiame all’abbeveratoio, veniva colpito improvvisamente, con una cornata, da un bue imbizzarrito. Il Beltrami veniva perforato all’addome, per cui doveva essere trasportato all’ospedale, dove veniva subito operato di laparotomia e, quindi, ricoverato con prognosi riservata”.

Tale luogo sanitario di soccorso e di cura, per eccellenza, risultava a riferimento di un’altra notizia, pure, per sua stessa natura, intrisa dalla curiosa incidenza delle peculiari sfumature derivate dagli avversi imprevisti registrati sul vissuto associato ad una medesima pertinenza, in quanto, riguardanti il protagonista di una stessa bipartita e sfortunata vicenda, descritta ancora dal “Giornale di Brescia”, ma il 5 maggio 1951:Esce dall’ospedale, viene investito, ritorna in corsia. (…) tale Giuseppe Venturini, residente a Verolanuova, di fronte allo sbocco della via che viene da Verolavecchia. Probabilmente, egli raccontava agli amici della monotona vita trascorsa fino al giorno prima nell’ospedale di Manerbio, dove era stato ricoverato per subire un’operazione chirurgica; nulla avrebbe potuto fargli immaginare che dopo qualche minuto avrebbe dovuto ritornare in quelle stesse corsie. Infatti, alzando gli occhi si accorgeva di una motocicletta che proveniva a tutta velocità da Verolavecchia (…)”.

L’attimo fatale di un incidente pareva andare a configurarsi anche come un punto di non ritorno per chi, invece, procedeva, in tale frangente, a rendere l’anima a Dio, anche in modalità assurde, ma ugualmente solenni, assise nell’orbita insondabile e misteriosa sovrastante un’intera esistenza, nelle quali, era apparsa sufficiente anche una semplice posata a determinare lo snodo fattuale proprio della testimonianza resa dal quotidiano locale menzionato, il 28 marzo 1953, secondo quell’evento eccezionale per cui Punta da una forchetta, muore in seguito a tetano. Paderno, 27 marzo. In seguito alla morte della casalinga Giuseppa Burlotti, fu Ippolito, di anni 54, da Paderno Franciacorta, i carabinieri della stazione di Ospitaletto hanno svolto un’accurata indagine, accertando che il decesso era stato originato da un’infezione tetanica. Giorni fa, la Burlotti, mentre asciugava le posate, si pungeva con una forchetta sotto l’unghia del dito medio sinistro, producendosi una piccola ferita. Non dava importanza al fatto, la donna, ma il giorno dopo accusava uno strano malessere. Poi, insorto uno stato febbrile, la Burlotti venne curata in casa, senza alcun risultato, fino a che il medico consigliò l’immediato ricovero all’ospedale Camillo Golgi di Brescia, avendo riscontrato un’avanzata infezione tetanica. Purtroppo, i medici non potevano più trovare alcun rimedio, per cui consigliavano i famigliari di provvedere per il trasporto della Burlotti a casa. E qui, il giorno successivo, la poverella spirava”.