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La primavera che sboccia nel pieno vigore con cui il 2015 passa attraverso questa mite stagione pare rappresentare il gradevole sfondo a quell’interessante evento espositivo che ha come qualificato protagonista un noto ed apprezzato artista.

Il pittore bresciano Cento Rossi torna a villa Calini Morando di Lograto con una mostra di pittura, curata dal prof. Giovanni Quaresmini,  dal titolo  “Nell’intimità del paesaggio”. Si tratta di una cinquantina di opere che si riconducono alle atmosfere delle valli e dei  monti di casa nostra, a scorci lacustri o delle pianure avvolti in silenzi accoglienti che rivelano l’approccio intimistico dell’artista. Attraverso uno sguardo contemplativo, Cento Rossi coglie i luoghi  come paesaggi che abitano dentro di noi in percezioni rasserenanti, rivelando la delicatezza di  composite armonie espresse in un sentimento di interiore partecipazione. Ad emergere, tra le cromie, appare, in  un’immersione di quiete, soprattutto, il verde, attraverso una sinfonia di tonalità che, spesso,  sembrano rivelare il sotterraneo sopraggiungere della primavera. In altre opere, i timbri si fanno più fondi e il paesaggio si trasforma in macchie di colore alla ricerca di una sintesi volumetrica che mantiene gli aspetti sognanti come se l’artista percorresse remoti  sentieri  campestri in un profondo raccoglimento.

Un altro filone della sua ricerca artistica si rivolge alle vicissitudini dell’uomo, situato nella contingenza di una contemporaneità caratterizzata dalla globalizzazione delle merci e dalla frantumazione dell’identità degli individui. Si tratta di una narrazione  che si muove attorno al tema dell’esodo della migrazione perenne in un clima di sofferenza, esplicando tale tematica sulle sue tele, anche per il tramite di figure rassegnate in una vulnerabilità  che riecheggia esodi biblici in luoghi brulli. In questo caso, il paesaggio desertico diventa tutt’uno con la sofferenza  e con l’angoscia che attanaglia l’animo.

Cento RossiL’artista proviene dall’antico orizzonte artistico della pittura murale, iniziando la sua attività di “frescante”,  come ragazzo di bottega con lo stimato maestro Vittorio Trainini che, nella sua laboriosa attività, ha affrescato numerose chiese.  Ancora oggi, Cento porta con sé il riserbo meditativo elaborato sui ponteggi tra schiere angeliche, episodi biblici ed evangelici.

Per  questo affermato autore, dipingere pare sia raccoglimento, emozione, appagamento. Attaccato al vero, lo esplora attraverso la suggestione che emerge dentro di sé.

Il paesaggio non è un luogo esterno, ma il territorio che abita nella sua interiorità. Dapprima, con lo sguardo, ne coglie l’impressione, che fissa con un bozzetto, come un appunto. Ne scaturirà, in seguito, un disegno preparatorio, ma pronto a sfaldarsi, come il tempo che passa, per far posto, attraverso il colore, all’impulso e a quell’emozione che lo aveva sommerso nel momento in cui lo aveva contemplato. In questo modo, avviene il passaggio tra la assimilata tradizione di “frescante”, nel corso della quale elaborava i cartoni preparatori per trasporli, poi, sulle pareti delle chiese, e la libertà creativa, sperimentando il transito tra  un percorso delimitato in alvei progettati e l’intimità del sentimento che disgrega il mondo definito, ricomponendolo in un appagamento interiore.  Da questi elementi connotativi sembra proporzionarsi quell’epifania di paesaggi che tengono insieme bellezza e malinconia, mentre il clima della tradizione aulica si decanta in un fluire dal sapore domestico, stemperato tra “impressioni” e macchie di colore, nel delineare visioni  della Bassa bresciana o scorci lacustri e montani, scaturiti dalla maestria delle sue mani. Nella varietà cromatica, prevalgono spesso i verdi, in sinfonie dalle chiare tonalità primaverili oppure tinte, invece, più fonde, tipiche di un cielo che si rabbuia.  A propiziare la pittura astratta è la città di Venezia, con le immagini dei palazzi vibranti nel loro riflesso assopito nelle acque della laguna che paiono riferire di antichi splendori, evocati tra realtà e sogno.  Una mostra differenziata in una raccolta personale che si rivela ricca non solo di valori estetici, ma anche di significati che coniugano le tematiche intercorrenti fra i concetti di ambiente e di dignità dell’uomo.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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