“Mettiamocelo in testa, solo con l’istruzione un bambino rifugiato”. E’ questo lo slogan scelto dall’Unhcr per la sua nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi dedicata all’istruzione.

Secondo l’Agenzia dell’Onu sono 3,7 milioni i bambini rifugiati che non vanno a scuola, fra loro ci sono circa 1 milione e 750 mila minori che non frequentano la scuola primaria. Dal 2011, in particolare, c’è stato un aumento costante della popolazione di rifugiati in età scolare e solamente nel 2014 è cresciuta del 30 per cento.

Per i rifugiati, infatti, la probabilità di non poter frequentare la scuola è cinque volte superiore alla media globale. Solo il 50 per cento dei bambini rifugiati ha accesso all’istruzione primaria, rispetto a una media globale di oltre il 90 per cento.

E quando questi bambini crescono, il divario diventa un baratro: solo il 22 per cento degli adolescenti rifugiati frequenta la scuola secondaria rispetto a una media globale del 84 per cento. Riguardo all’istruzione superiore, solo l’uno per cento dei rifugiati frequenta l’università, a fronte di una media globale del 34 per cento.

“Per la sopravvivenza di un bambino la scuola non è meno importante di una tenda dove dormire, del cibo o delle cure mediche – sottolinea Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa -. La scuola infatti è un luogo protetto, che mette al riparo i bambini dalla violenza e dal rischio di subire abusi, o da matrimoni e gravidanze precoci.

Dare istruzione a un bambino rifugiato significa offrirgli una opportunità per socializzare e superare il trauma della guerra. La scuola salva la vita dei bambini, offre loro le risorse per crearsi un futuro migliore e contribuisce a costruire un mondo senza guerra. Ma per realizzare il nostro obiettivo di garantire istruzione primaria a 1 milione di bambini abbiamo bisogno del sostegno di tutti” conclude Sami.

Lo scopo della campagna è quello di garantire a oltre 1 milione di bambini rifugiati l’istruzione, proteggerli dalla violenza e aiutarli a crescere e a superare il trauma della guerra e della fuga.

Fino all’11 dicembre si potrà sostenere l’iniziativa inviando un sms al numero solidale 45516. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun messaggio inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, Coop Voce e Tiscali. Sarà di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TWT, di 2/5 euro da Convergenze, di 5/10 euro per ciascuna chiamata fatta sempre al 45516 da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Tiscali, di 10 euro da rete fissa Vodafone.

Avviato nel 2012 dall’Unhcr, Educate a Child, è un innovativo programma di istruzione portato avanti in 12 paesi: Ciad, Etiopia, Iran, Malesia, Pakistan, Ruanda, Siria, Sudan, Sud Sudan, Uganda, Kenya e Yemen. Nei primi 4 anni, grazie al programma, è stato garantito accesso all’istruzione a circa 570 mila bambini rifugiati.

Dall’inizio del progetto sono state costruite e ristrutturate 148 scuole in 12 paesi e, dal 2012 ad oggi, sono state realizzate e ristrutturate 1652 classi che hanno permesso a tanti bambini di andare a scuola senza dover affrontare il problema ricorrente del sovraffollamento.

In quattro anni, è stato garantito sostegno economico diretto a 58.783 bambini provenienti da famiglie vulnerabili. Solo nel corso del 2015, grazie al progetto Educate a Child, l’Unhcr ha reclutato 3000 insegnanti e ne ha formati oltre 500 per aiutare i bambini che hanno subito il trauma della guerra. A tutti i bambini, dal 2012 l’Unhcr ha distribuito circa 1 milione tra libri di testo e altri materiali didattici.

“I fondi saranno utilizzati per sostenere le scuole, per acquistare materiali didattici e per aiutare le famiglie – aggiunge il responsabile della comunicazione di Unhcr Italia, Federico Clementi-. Con questo progetto vogliamo realizzare i sogni di questi bambini. E’ inoltre importante anche che i giovani italiani abbiano una corretta conoscenza dell’asilo e delle condizioni di vita dei rifugiati in Italia.

Per questa ragione, parte dei fondi raccolti con la campagna saranno utilizzati per attività di sensibilizzazione e informazione nelle scuole”.

Redattore Sociale
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