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Asola (Mantova) – “Nobili Serenissimi domini, il Castello di Casteldidone e i suoi proprietari da S. Marco alla terraferma”: la storia di uno degli edifici storici più belli della bassa cremonese sarà il tema del secondo appuntamento della Libera Università di Asola, che si terrà mercoledì 25 gennaio alle ore 15.00 presso la Sala dei Dieci, nel Palazzo Comunale.

Il Palazzo Mina della Scala, o Villa, conosciuto anche come Castello Schizzi, dal nome del committente Ludovico Schizzi, risale al 1596, come testimoniato da una lapide murata. Il complesso sorge isolato lungo la strada che collega San Giovanni in Croce a Rivarolo Mantovano ed è un curioso esempio di residenza-castellata. Infatti, la sua singolare fisionomia che accorpa spazi abitativi a torri ed elementi difensivi armonizza sia l’elemento abitativo, sia l’elemento sicurezza: un po’ villa padronale, un po’ rocca fortificata.

Non a caso, viene comunemente chiamato sia “palazzo”, che “castello”.
La Villa nel corso dei secoli ha subito diversi restauri a seguito di incidenti bellici, il più importante dei quali è sicuramente l’incendio del 1648 appiccato ad opera dei Gallo-Estensi, che comportarono la sostanziale successiva riedificazione del complesso. Fu poi ulteriormente ampliato nel Settecento, quando prese all’incirca le forme che vediamo oggi.

Il palazzo presenta una straordinaria decorazione settecentesca dei soffitti, delle ampie sale e dei vestiboli, con medaglioni e rappresentazioni mitiche come putti, racconti mitologici e gli amorini. Anche se non tutti dipinti dallo stesso artista, sono stati però realizzati nella medesima epoca. Degne di nota sono le rappresentazioni delle virtù care alla Casa Schizzi: la prudenza, la giustizia, la temperanza e la fortezza, mentre altrettanto importanti sono le decorazioni della sala di rappresentanza, per gli stemmi gentilizi accoppiati che rappresentano probabilmente le parentele contratte: gli Odescalchi, i Visconti, i Bertani, Bernardino della Massa.

Il Castello passato in proprietà dei Mina della Scala e dei suoi eredi è incluso nei beni architettonici tutelati dalla Soprintendenza ed è centro di interesse storico-artistico meta di turisti. L’edificio è stato oggetto di una campagna di restauri all’inizio degli anni Quaranta del secolo scorso, ed è attualmente utilizzato sia come abitazione, sia come centro di manifestazioni culturali, destinazione che ne garantisce il buono stato di manutenzione.

Ma quali sono le storie che si celano tra le mura di questo castello? Chi erano i proprietari? A guidarci in questo viaggio di conoscenza sarà Fabio Maruti, storico cremonese.

Le iscrizioni alla Lubes sono ancora aperte: il costo di iscrizione, valido per tutti gli incontri proposti, senza obbligo di frequenza, da gennaio a maggio 2017, è di 25 euro.

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Daniela Iazzi
Cremonese di origine, studentessa a Milano e residente a Fidenza. Frequenta la Bocconi e si specializza in Arte, cultura e comunicazione. Lavora dal 2005 presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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