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Borgo San Giacomo, Brescia. I racconti di storie di donne, donne che hanno fatto scelte di vita complicate o che hanno subito drammatiche vicende, le accomuna un’esistenza segnata profondamente a volte con tragici epiloghi. Saranno raccontate da Paola Staccioli e Silvia Baraldini giovedì 7 marzo alle ore 20 al Circolo Arci Cremlino Casa Del Popolo in via Gabiano 5. La serata è in occasione della presentazione del libro “Non per odio ma per amore, storie di donne internazionaliste” di Haidi Gaggio Giuliani, Paola Staccioli, con la prefazione di Silvia Baraldini.

Il programma della serata prevede alle 20 un aperitivo popolare (euro 5,00) e alle ore 21 la presentazione libro  a ingresso libero.

Il libro raconta le vite di : Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie. Sei vicende biografiche diverse per provenienza geografica, formazione culturale e politica. Sei esistenze accomunate dalla scelta di abbandonare la propria vita «privilegiata» di donne occidentali per andare a combattere una rivoluzione degli altri.

Dalla decisione di mettere in gioco la propria vita in una militanza a sostegno delle lotte di liberazione di altri popoli. Donne comuniste, antimperialiste, pacifiste, alcune delle quali sono entrate nella clandestinità delle formazioni armate, hanno aderito alla guerriglia o hanno esercitato una resistenza attiva. Non per odio ma per amore è il racconto della loro vita, della «ragione» che le ha spinte a Combattere E Della «Passione» Che Le Ha Animate Fino Al Più Tragico Epilogo.

Paola Staccioli: nata a Roma nel 1958, ha sviluppato una proposta di scritture militanti per narrare i movimenti popolari e di opposizione dal dopoguerra a oggi. Nell’ambito di questo progetto ha ideato e curato quattro volumi collettivi sull’antifascismo, le lotte e i manifestanti uccisi nelle piazze, dagli anni Settanta a Carlo Giuliani

Haidi Gaggio Giuliani: nata a Sant’Ambrogio di Valpolicella (Verona) nel 1944, durante la guerra, diventa insegnante elementare a Milano e partecipa alle lotte per la scuola degli anni Sessanta. Nel 2001, quando suo figlio Carlo viene assassinato dalle forze dell’ordine durante le proteste al G8 di Genova, diventa suo malgrado un personaggio pubblico.

 Silvia Baraldini: il nome di Silvia Baraldini, in Italia, è legato in modo particolare alla vicenda giudiziaria di cui è stata protagonista e, soprattutto, richiama alla memoria lo scontro politico-parlamentare relativo alla sua estradizione dalle carceri statunitensi, avvenuta nel 1999. Ma il percorso di vita e l’esperienza rivoluzionaria che hanno segnato la sua gioventù rappresentano ancora oggi una preziosa testimonianza storica estremamente utile per la comprensione di un’intera epoca e restano, da ogni punto di vista, un esempio incorruttibile di abnegazione.

Nata a Roma nel 1947, Silvia Baraldini si forma negli USA, dove il padre lavora come diplomatico presso l’ambasciata italiana. A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, Silvia Baraldini diviene una strenua sostenitrice del movimento afro-americano, in tutte le sue manifestazioni più radicali ed armate, convinta non solo del fatto che le condizioni in cui versa la comunità nera statunitense rappresentino l’espressione più violenta e brutale del dominio politico e sociale capitalistico ma, soprattutto, consapevole del fatto che solo l’unione tra i movimenti privilegiati dei bianchi con quelli più emarginati e abusati dei neri avrebbe potuto sfociare in una palingenesi rivoluzionaria.

Poi, nel 1983, l’arresto e la condanna: 44 anni di carcere, accusata di aver organizzato e partecipato all’evasione e alla fuga di Assata Shakur, militante nera detenuta nel carcere di Clinton nel New Jersey, oggi esiliata a Cuba e ancora nella lista dei più pericolosi terroristi degli USA. Nel 1999, infine, l’estradizione in Italia, con la garanzia però di continuare a scontare la pena in prigione. Fino al 2001, quando, proprio a causa della malattia, le vengono concessi gli arresti domiciliari.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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