Brescia. DL sicurezza e la vendita dei beni confiscati: “fermatevi e modificate il decreto” è l’appello di Libera – Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, Luigi Ciotti dice: ” decreto pericoloso anche sui beni confiscati che la mafia vorrà riprendersi”.

Ne parliamo con Giuseppe Giuffrida, referente provinciale di Libera.

“La modifica alla disciplina relativa alla destinazione dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, così come prevista dal c.d. “Decreto Sicurezza”, rischia di vanificare gli sforzi compiuti in più di vent’anni di impegno mirato ad ottenere, attraverso pratiche di virtuosa partecipazione, occasioni di sviluppo economico e percorsi di concreta coesione sociale.” Afferma Giuffrida

“Gli innumerevoli casi di efficace riutilizzo sociale, che concretizzano, come luminosamente sancito anche dalle pronunce della Suprema Corte, l’effettiva azione risarcitoria ai territori offesi dalle presenze criminali, dimostrano la bontà dei percorsi condotti.

Non nascondiamo il tema dell’enorme difficoltà, talvolta, a realizzare siffatti riutilizzi, ma non può dubitarsi che il costante esercizio della partecipazione, della ricerca, del confronto, hanno realizzato autentici momenti di concreta crescita sociale per i territori che li hanno esercitati.

Il tema della vendita non è mai stato osteggiato senza coerenti e serie argomentazioni. Al punto addirittura di condividerne la scelta, laddove ogni tentativo di riutilizzo sociale fosse vanificato dalla dimostrata sua impossibilità a realizzarsi.

E così, ciò si realizzò con la modifica intervenuta al codice antimafia e l’inserimento della previsione della vendita, tuttavia limitata a favore degli “enti pubblici aventi tra le altre finalità istituzionali anche quella dell’investimento nel settore immobiliare, alle associazioni di categoria che assicurano maggiori garanzie e utilità per il perseguimento dell’interesse pubblico e alle fondazioni bancarie”.

Ebbene, adesso la modifica rompe il limite di salvaguardia come sopra espresso ed apre tout court alla vendita ai soggetti privati, “al miglior offerente”. E’ chiaro che le limitazioni e le attenzioni alla verifica delle condizioni soggettive del “privato” possano sembrare di per sé baluardo sufficiente ad evitare il ritorno del bene immobile nelle mani delle organizzazioni criminali cui era stato sottratto.

Ma il tema che ci preme sottolineare è la sconfitta sociale di quel sano meccanismo di partecipazione pubblica che, anche a fronte delle possibili difficoltà, può cedere il passo alla sbrigativa e meno problematica vendita.

E così i tanti immobili tuttora in gestione dell’ANBSC in attesa delle possibili manifestazioni d’interesse degli enti territoriali per le esigenze, istituzionali o sociali a favore della collettività, diventano piatto appetibile degli interessi di un privato, anche di chi miri semplicemente ad una mera attività speculativa.

E’ questo il senso amaro e profondo della sconfitta o dell’occasione perduta. Rinunciare a quei percorsi condivisi di fronte ai denari che risolvono il problema, ma non le condizioni sociali che li riflettono. Al momento, in Lombardia, quasi 1800 beni immobili in gestione dell’ANBSC attendono la possibile destinazione sociale.

Quante occasioni di sviluppo economico, di progresso e tutela sociale ne potrebbero derivare. E quanto alto è il rischio che ciò possa non più accadere. Gli appartamenti nella città di Brescia, i terreni ed i fabbricati rurali a Pian Camuno, in Val Camonica, gli eleganti appartamenti sul Lago di Garda, a Manerba del Garda, Desenzano del Garda, nell’ovest bresciano, a Palazzolo sull’Oglio, Chiari, Rudiano, Pontoglio. E così pure altrove.

Il rischio concreto di una vendita che monetizzi, ma favore di chi è a quale prezzo?”