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Leno (Brescia) – Ha proprio ragione l’ex sindaco di Leno Pietro Bisinella: quella del 19 novembre è stata una bella domenica di sole non solo per Leno ma anche per tutto il territorio della bassa bresciana. La facciata dell’ospedale di Leno è tornata a splendere. Le impalcature sono state rimosse e l’ospedale si prepara a una nuova vita.

Per alcuni anni la struttura è stato oggetto di vari interventi di ristrutturazione interni ed esterni, non ultimo quello necessario a rimettere in sicurezza alcune parti danneggiate dal terremoto del 2012.

Quello dell’ospedale di Leno, da nosocomio destinato progressivamente alla chiusura a presidio ospedaliero territoriale, è stato un lungo percorso iniziato nel 2004 e portato avanti in prima persona da Cassa Padana con la sua Dominato Leonense Sanità.

Per questa ragione, nel suo post su Facebook, Bisinella ringrazia pubblicamente coloro che per primi hanno creduto nella possibilità di riconversione di questo ospedale: l’allora Direttore Generale Mauro Borelli e il direttore generale di Cassa Padana, Luigi Pettinati, scomparso un anno fa.

Uno dei primi atti concreti risale al 16 febbraio 2005 quando la Regione Lombardia con un provvedimento un progetto di sperimentazione gestionale finalizzato alla riqualificazione del percorso riabilitativo nella bassa bresciana presso il Presidio Ospedaliero di Leno.

Qui, nel comune di Leno, l’ A. O. D. di Desenzano, dopo aver completato la ristrutturazione di un reparto all’interno del vecchio ospedale, ormai dismesso, ha affidato a Dominato Leonense Sanità, la società costituita con partecipazione paritaria fra la Casa di Cura Villa Gemma e Cassa Padana, la gestione dell’unità operativa di riabilitazione dotata di 50 posti letto e del relativo servizio ambulatoriale.

La sperimentazione, che ha avuto inizio il 1 febbraio 2006, è stata una scommessa e oggi, a 11 anni dall’avvio, si può dire che, sia pur fra criticità e difficoltà, l’idea di Cassa Padana ha dato frutti significativi, soprattutto per quanto riguarda la qualità delle prestazioni erogate, ampiamente documentata dal gradimento dei cittadini, e per la ormai acquisita radicalizzazione della struttura sul territorio.

In sintesi, il vuoto assistenziale in ambito riabilitativo per anni lamentato in zona è stato colmato e la “mission” di Cassa Padana, essere vicino ai cittadini che hanno bisogno di maggior assistenza sanitaria, ha avuto il suo riconoscimento.

Nel 2015 la Regione ha poi espresso il proprio parere favorevole rispetto agli esiti della sperimentazione, aprendo ufficialmente la strada alla nuova vita dell’ospedale.

A febbraio 2018 dovrebbe essere previsto l’ultima fase, quella che farà del nosocomio lenese un Pot, un Presidio ospedaliero territoriale.

La struttura continuerà il lavoro avviato in questi anni con la presa in carico di persone con malattie croniche e tutta una serie di servizi, suddivisi in tre macro aree: integrazione territoriale e gestione cronicità, quella riabilitativa e quella dedicata alla salute mentale.

Il successivo passo riguarderà la riabilitazione. Lo scorso aprile l’Azienda socio sanitaria del Garda ha aperto un bando per la gestione del reparto che ora fa capo al Dominato Leonense Sanità. In palio la gestione per i prossimi 20 anni.

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